A 65 anni dal Maccartismo

A 65 anni dal Maccartismo

Sta passando sotto silenzio, in questo autunno del 2012, un anniversario doloroso e significativo per quel che concerne l’intera storia del cinema del secondo dopoguerra; nell’autunno del 1947 fu resa pubblica la prima lista nera hollywoodiana, e iniziava la triste epoca del Maccartismo.

Sta passando sotto silenzio, in questo autunno del 2012, un anniversario doloroso e significativo per quel che concerne l’intera storia del cinema del secondo dopoguerra: nell’ottobre del 1947 un buon numero di lavoratori di Hollywood vennero chiamati a deporre di fronte al Comitato per le attività antiamericane, sorto a ridosso del conflitto armato (nel 1938) per controllare un’eventuale propaganda filo-nazista e convertito, a pace firmata, in un occhio aperto sulle possibili “infiltrazioni” comuniste all’interno del sistema produttivo cinematografico. La paura del comunismo (e più dettagliatamente del bolscevismo), rinvigorita dalla potenza sovietica a est, era in realtà ben radicata nel cittadino medio statunitense, già dimentico delle battaglie socialiste condotte a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo anche da buona parte della borghesia a stelle e strisce. Ma per molti vedere inquisito il mondo di Hollywood, specchio deforme della società e messa in immagini dell’idea del Capitale, fu uno shock senza precedenti. Il comitato, guidato per il biennio 1947-48 da John Parnell Thomas seguendo i dettami impartiti dal senatore Joseph McCarthy, chiamò sul banco degli imputati praticamente chiunque potesse essere anche solamente sospettato o di nutrire simpatie comuniste o, caso più comune, di essere a conoscenza di nomi di “spie dell’URSS” entrate nell’industria cinematografica con l’unico scopo (secondo il Comitato) di sobillare la popolazione attraverso la propaganda “rossa”.

Hollywood, manco a dirlo, si spaccò a metà: mentre Thomas si trovava vis à vis con gli attori, i registi e i professionisti più disparati (vennero convocati anche Walt Disney e Ronald Reagan, tanto per dare un’idea della trasversalità dell’operazione), iniziarono a essere rese pubblicamente le prime impressioni a riguardo. Adolphe Menjou, straordinario protagonista tra gli altri di veri e propri inni pacifisti come Addio alle armi di Frank Borzage (per quanto la censura si fosse abbattuta terribilmente sul testo originale) e Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, si vantò di essere un feroce anti-comunista e collaborò attivamente con il Comitato, come anche Barbara Stanwyck e Robert Taylor. Altri protestarono invece con forza, rivendicando il diritto e la libertà d’opinione, e considerando incostituzionale, oltre che neanche troppo vagamente fascista, il comportamento del governo: nacque dunque il Comitato per il Primo Emendamento, di cui si fecero promotori varie personalità di spicco come John Huston, Humphrey Bogart, Danny Kaye, Lauren Bacall, Henry Fonda, Gene Kelly, Judy Garland, Vincente Minnelli, Katharine Hepburn, Billy Wilder, Sterling Hayden, Groucho Marx e Frank Sinatra. La data più significativa di questo periodo fu la pubblicazione, il 25 novembre del 1947, di una lista nera contenente i nomi di dieci persone che erano pubblicamente additate come comuniste per il solo fatto di essersi rifiutate di rispondere alle domande del Comitato per le attività antiamericane. Oltre all’accusa, che condusse a un logorante processo percepito dagli statunitensi per lo più attraverso i pareri dei media, le dieci persone in questione vennero licenziate in tronco dai rispettivi studios di appartenenza. L’era più cupa e antidemocratica del sistema statunitense nel secolo scorso prendeva definitivamente piede: se Hollywood avrebbe vissuto scene madri e prodotto sensi di colpa decennali (celebre il caso di Elia Kazan, che collaborò con il Comitato denunciando undici tra amici, colleghi e collaboratori mettendo seriamente a repentaglio il loro futuro lavorativo: una lacerazione mai ricucita tanto che quando nel 1999 Kazan ricevette l’Oscar alla carriera una parte della platea, compresi Ed Harris e Nick Nolte, non si alzò ad applaudire l’anziano cineasta), il resto della nazione piombò in una barbarie degna di un medioevo nucleare, culminato nella soppressione di molti scioperi e nella condanna a morte dei coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, accusati di cospirare contro gli Stati Uniti a vantaggio dell’Unione Sovietica.

Prima ancora della guerra del Vietnam, fu il Maccartismo a determinare la definitiva perdita dell’innocenza della nazione: il fatto che a sessantacinque anni di distanza il mondo del cinema e della cultura in generale abbiano destinato all’oblio una pagina così orribile e priva di chiaroscuri appare decisamente significativo. Alcuni tra i più illuminati pensatori nordamericani o che avevano scelto gli Stati Uniti come asilo – Bertolt Brecht, Charlie Chaplin, Jules Dassin, W.E.B. Du Bois, Joseph Losey, Arthur Miller, Zero Mostel, J. Robert Oppenheimer, Pete Seeger, solo per citare i più noti, senza fermarsi alla Settima Arte – furono messi nella condizione di cedere al ricatto sociale o di andarsene in esilio, magari facendo ritorno nell’Europa abbandonata anni prima sotto i colpi dell’avanzata nazista. Per rendere ancora più evidente il dramma che avvolse come una cappa Hollywood, si riportano le parole tratte dall’autobiografia di Sterling Hayden, attore e socialista che cedette alla richieste della commissione pur senza fare nomi che non fossero già noti al Comitato: “Non avete la più pallida idea del disprezzo che ho avuto per me stesso il giorno che feci quella cosa. La mia vita da allora è stata un inferno, perché avevo tradito compagni, amici, colleghi che avrebbero dato la vita per me”.
Per loro e per tutti i lavoratori dello spettacolo che subirono pressioni, angherie, ritorsioni, persecuzioni ideologiche durante gli anni di McCarthy e della sua folle politica, si invoca il dovere alla memoria.

Di seguito l’elenco degli “Hollywood Ten”, le prime vittime del Comitato:  

Alvah Bessie, sceneggiatore
Herbert Biberman, sceneggiatore e regista
Lester Cole, sceneggiatore
Edward Dmytryk, regista
Ring Lardner Jr., sceneggiatore
John Howard Lawson, sceneggiatore
Albert Maltz, sceneggiatore
Samuel Ornitz, sceneggiatore
Adrian Scott, produttore e sceneggiatore
Dalton Trumbo, sceneggiatore e regista

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