Guimarães Transversal

Guimarães Transversal

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Guimarães Transversal, portato a termine all’interno dei lavori di Guimarães capitale europea della cultura, si compone di tre frammenti del tutto slegati tra loro e diretti da Gabriel Abrantes, Paulo Abreu e Marcos Barbosa. Tre lavori vitali, che non hanno paura di confrontarsi con la memoria del cinema ma la reinventano. In CinemaXXI alla Festa del Cinema di Roma 2012.

Al di là di ogni formato

Birds: Tre ragazze haitiane si aggirano tra le rovine coloniali della tropicale Jacmel. Dopo avere ascoltato le leggende popolari di un anziano, assistono alla messa in scena de Le rane di Aristofane.
Der schlingel: La storia di un frate giustiziere il quale, a causa di un amore non corrisposto, diventa il terrore di una cittadina portoghese, si intreccia con la storia del film perduto di Conrad Meyersick, cineamatore tedesco.
A mesa ferida: Una compagnia teatrale messicana giunge a Guimarães, Capitale Europea della Cultura per presentare uno spettacolo su Frida Khalo. Scontro tra culture o stravolgimento culturale? [sinossi]

Nonostante stia passando sotto silenzio sulla maggior parte dei media accreditati al festival, la selezione di CinemaXXI, nuova sezione voluta da Marco Müller per proseguire la linea interrotta a Venezia con Orizzonti, ha permesso finora al pubblico capitolino di confrontarsi con un universo cinematografico – e non solo – rimasto escluso fino a questo momento dall’area dell’Auditorium. A questo nuovo percorso ha contribuito non poco la città di Guimarães, che grazie a un utilizzo lungimirante del fondo ottenuto dall’UE come capitale europea della cultura per il 2012, ha messo in produzione ben cinquantadue tra corti, medi e lungometraggi. Alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma è stato possibile recuperare undici di questi lavori, dieci cortometraggi e il lungo O fantasma do Novais di Margarida Gil: la visione d’insieme permette di cogliere alcuni dettagli piuttosto interessanti per comprendere appieno l’importanza e la portata di un’operazione come quella condotta da Guimarães. Laddove molte realtà internazionali avrebbero ceduto alle lusinghe del budget a disposizione per concentrare la propria attenzione su pochi progetti di nomi conclamati del panorama cinematografico, in questo caso si è preferito dare slancio e possibilità a un numero elevato di registi, senza tuttavia rinunciare alle personalità di spicco (si pensi anche solo ad Aki Kaurismäki, Pedro Costa, Manoel de Oliveira, Victor Erice, João Botelho ecc. ecc.) e soprattutto senza porre ostacoli, per lo meno evidenti, alle diverse sceneggiature.

Una dimostrazione palese di quanto appena affermato è stata possibile rinvenirla durante la visione di Guimarães Transversal, uno dei “contenitori di cortometraggi” che il festival ha programmato nella piccola ma accogliente sala del Maxxi: i tre cortometraggi in questione (Birds di Gabriel Abrantes, A mesa ferida di Marcos Barbosa e Der schlingel di Paulo Abreu) non sono stati concepiti per rientrare in un unico blocco narrativo – come ad esempio avvenuto invece per Centro histórico – ma nonostante tutto riescono a far percepire la libertà creativa a loro disposizione. Basterebbe notare come la stessa città di Guimarães rientri solo in maniera episodica e del tutto relativa nei tre lavori per comprendere la scelta operata a monte, ovvero quella di approfittare dell’occasione per finanziare e promuovere il cinema prima ancora della città. Birds di Gabriel Abrantes è addirittura ambientato ad Haiti, e non si preoccupa neanche in maniera marginale di lavorare in direzione della cultura lusitana; allo stesso modo A mesa ferida di Marcos Barbosa,  nonostante abbia tra le location Guimarães (o quantomeno il tratto di autostrada che divide l’aeroporto dal centro cittadino), non trova che qualche debole appiglio nel Vecchio Continente. È questo un dato che non dovrebbe essere accolto con superficialità ma fungere piuttosto da sprono e da esempio per le realtà che seguiranno Guimarães nel ruolo di capitali europee della cultura (nel 2013 sarà la volta di Marsiglia e Košice, l’anno successivo della svedese Umeå e di Riga).

Il trittico presente in Guimarães Transversal non esaurisce però la propria importanza nella libertà creativa assicurata ai registi, anzi: si tratta infatti di tre cortometraggi in grado di lavorare sull’interazione fra le diverse arti in modo intelligente, mai prono e sempre pronto a ribadire la necessità di una ricerca formale che non si limiti al semplice sghiribizzo stilistico ma ambisca a ridefinire i confini della messa in scena e della fruizione dell’immagine in movimento. Così Abrantes fa cozzare la tradizione orale haitiana con la fusione di simbolo e parola proprio della danza ditirambica dei coreuti di Aristofane, inserendo gustosi riferimenti alla Hollywood contemporanea (Robert Pattinson è il sogno neanche troppo nascosto delle giovani protagoniste del segmento); Barbosa mescola invece cinema e teatro, con riferimenti all’icona della cultura messicana del Novecento, Frida Khalo, e alla fine della sua relazione amorosa con Diego Rivera, divertendosi allo stesso tempo a giocare con l’idea stessa di performance. Ma forse il concentrato maggiore di genialità nella ricerca di un nuovo modo di intendere la messa in scena è rappresentato dal ritorno all’antico di Paulo Abreu, che omaggia l’espressionismo tedesco senza mai dare l’impressione di dedicarsi a un’operazione smaccatamente passatista, ma anzi dimostrando la vitalità e la modernità del cinema muto e di tecniche quali sovraimpressioni, iridi e via discorrendo.

Perché il cinema, anche nel 2012, è un’arte giovane e in perenne evoluzione, alla quale deve essere data ancora la possibilità di sperimentare e trovare nuove forme e dimensioni per esprimersi. A Guimarães l’hanno capito, la speranza è che non si tratti di un caso isolato.

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