Pezzi

Pezzi

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Presentata nella sezione Prospettive Italia del Festival di Roma 2012, Pezzi è un’opera dura e cruda, a metà strada tra il video diario e il reportage, che trascina lo spettatore nella quotidianità di una fauna umana che sfida costantemente la morte ma prova in tutti i modi a sopravvivere.

La particella catastale

Massimo per i compagni di bisca è “er pantera”. Dalla vita non ha mai avuto niente, solo la miseria della periferia romana, del Laurentino 38. La sua storia è anche quella di Giuliana, Stefano, Rosi, Bianca, Lillo: schegge impazzite, vittime di un’esistenza senza obiettivi vissuta sempre ai margini, schiavi delle violenze subite. Vite piegate dalla droga, dall’alcool, dal cancro, una guerriglia quotidiana. Madri che piangono i figli. Padri che li rinnegano. La paura di tornare in strada dopo la galera. Una botta di coca per iniziare la giornata. Una birra, una grappa e una partita di biliardo per chiuderla. Per questi uomini e donne non c’è, né forse mai ci sarà, posto per la speranza. [sinossi]

38 come il numero della particella catastale, quello che si può trovare appiccicato al nome di un quartiere della periferia capitolina, il Laurentino 38, un quartiere fatto di isolotti di cemento collegati tra loro da una serie di ponti, secondo un modello architettonico che ricorda le tanto celebrate Vele di Scampia nell’estremo nord di Napoli. È qui che Luca Ferrari e Pezzi penetrano con la videocamera per raccontare in un documentario potente come un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco una realtà frammentata, priva di pianificazione e progettazione, quella di un gruppo eterogeneo di cocainomani e di genitori che per colpa della droga hanno perso i propri figli.

Presentata nel concorso della sezione Prospettive Italia alla settima edizione del Festival Internazionale del film di Roma, Pezzi è un’opera dura e cruda, a metà strada tra il video diario e il reportage, che trascina lo spettatore nella quotidianità di una fauna umana che sfida costantemente la morte ma prova in tutti i modi a sopravvivere. Un ossimoro che il regista romano è bravissimo a mettere in quadro,  che rappresenta il messaggio di fondo di un’operazione che non può non lasciare il segno grazie alla verità che è capace di far emergere da ogni situazione filmata. Ferrari da dietro la videocamera non fa altro che osservare, abbatte qualsiasi filtro censorio, lasciando che sia lo scorrere inesorabile delle giornate nel quartiere, nei nuclei abitativi, fra le strade  a scandire il fluire della non narrazione. Il regista mette insieme pezzi di vita, li pedina, li ascolta, comunica con loro ma senza influenzare mai le azioni, i gesti e i discorsi. In Pezzi, il regista romano lavora per accumulo di immagini e parole, assemblando un film che parla allo spettatore attraverso le voci e le testimonianze raccolte di volta in volta al seguito di Massimo e Bianca, piuttosto che di Stefano e Rosi, in una successione di situazioni mai studiata a tavolino. Passaggi tremendamente reali come lo sfogo dei due genitori di Stefano in cucina sulle sorti del figlio, la nomenclatura delle varietà di coca declamata da “er pantera” come se fosse un menù (dalla piscia di gatto alla mandorlata, passando per quella a lisca di pesce) o il conflitto verbale nella bisca tra Massimo e Bianca che chiude il film, difficilmente possono  essere ricostruite davanti alla macchina da presa, scritte su una sceneggiatura o replicate infinità di volte da attori seguendo le pagine di un copione.  La forza del film sta proprio in questa scelta di non impostare nulla, di dare sempre la sensazione allo spettatore di trovarsi al cospetto di un instant movie che va componendosi davanti ai loro occhi. Qui risiede la forza, ma soprattutto la grande differenza rispetto ai tanti progetti analoghi di fiction e documentaristici che hanno provato (da Ad ogni costo a Mai morire, da Sbirri a Cocapop, da Amore tossico a Polvere) a raccontare la realtà della tossicodipendenza senza scivolare nei cliché. Pezzi ce la mostra senza puntare mai il dito su cosa sia giusto o sbagliato fare, la mostra e basta e sta a noi giudicare oppure no.

Info
Il trailer di Pezzi.

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