Tutto parla di te

Tutto parla di te

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Riallacciando il fil rouge iniziato con il documentario Un’ora sola ti vorrei, la regista milanese tesse il suo primo lungometraggio, Tutto parla di te.

Dopo l’attesa, cosa c’è?

Pauline torna a Torino – sua città natale – per la prima volta dopo molti anni e riprende contatto con Angela, conosciuta all’estero tempo prima, e che ora dirige un Centro per la maternità. Qui Pauline intraprende una ricerca sulle esperienze e i problemi delle mamme di oggi, a partire da testimonianze, video, fotografie raccolti da Angela. Tra le mamme che frequentano il centro c’è Emma, una giovane danzatrice, bella e sfuggente, in crisi profonda: non sa come affrontare la responsabilità cui la maternità la costringe, vede la sua vita a un punto fermo, si sente sola e incapace. Tra le due donne si sviluppa un rapporto di complicità che in un gioco di rispecchiamento porterà Pauline a fare i conti con il proprio tragico passato e permetterà a Emma di ritrovare un senso di sé anche nella sua nuova identità di madre… [sinossi]
Amore mio, la causa di tutto sei tu
perché quando ti vedo mi viene un tonfo al cuore
e io stessa me ne meraviglio
da Un’ora sola ti vorrei di A. Marazzi (2002)

«Due linee: sei incinta!» e il mondo dentro e fuori di te cambia. Da due si passa a tre e non si è più  una famiglia costituita solo da una coppia, ma un altro fa capolino in quell’equilibrio delicato e (si spera) profondo tra due singoli che si sono incontrati e amati. Pensiero comune è che il frutto dell’amore dovrebbe solo apportare un di più, solo energie positive, essere un elemento che unisce ancora di più, invece, spesso e (non)volentieri, non è così perché quel batuffolo umano può spezzare l’equilibrio della coppia e della persona.

Riallacciando il fil rouge iniziato con il documentario Un’ora sola ti vorrei, la regista milanese tesse il suo primo lungometraggio, Tutto parla di te, realizzando un film che non si fonda meramente su un’operazione di montaggio. Minuto dopo minuto, sotto gli occhi attenti e partecipi dello spettatore, l’opera prende forma e profondità grazie ai diversi piani narrativi e al mistilinguismo per cui la fiction si fonde con materiali diversi quali materiali d’archivio, animazione a passo uno, elementi documentari (esempio ne è la ripresa frontale durante le interviste vere e proprie) – punto di forza del realismo e del senso di verità che attraversa tutto il film è merito, infatti, della formazione documentaristica della Marazzi. Con un approccio documentaristico, sempre più personale e sentito, la regista sceglie di affrontare il tema (suona quasi riduttivo chiamarlo tale) di ciò che accade nel cuore, nella mente, nella vita della donna dopo che la tanto attesa della nascita è finita e si scontra con quell’essere umano portato in grembo per mesi.

«È difficile dire con parole di figlio/ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio./Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,/ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore./Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:/è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia». Scriveva questi versi Pier Paolo Pasolini in Supplica a mia madre dando parole a sentimenti universali, ma che risultano difficili da ammettere anche a noi stessi – proprio come lo stesso poeta afferma nell’esordio. Forse è quell’angoscia viscerale che provoca una crisi profonda in ogni donna che diventa mamma – per alcune più superficialmente per altre si manifesta in modo devastante. Forse sono le domande irrisolte che portano una regista col background della Marazzi a rapportarsi con la realtà del baby blues, della depressione post-parto, indagandone le ragioni, chiedendosi come stanno quelle madri che non sono più abituate a sentirsi chiedere: “come stai?”.

Immaginiamo che la Marazzi abbia acutizzato la sensibilità e la sua conoscenza dell’argomento tramite le interviste realizzate sul campo e visionate (vedi anche il frammento dell’intervista a Mary Patrizio da Storie maledette); le dirette interessate si mostrano quasi impotenti di fronte al trauma avuto – «non so bene definirlo […] depressione o esaurimento», emerge dalle loro parole («non ero nata per essere mamma, ma forse per essere figlia») e dal personaggio immaginato di Pauline (Charlotte Rampling) quanto sia importante non essere lasciate da sole con quelle paure che si covano nell’animo fino a esplodere o a buttare giù.
«Cosa vuol dire prendersi cura incondizionatamente dell’altro»? È davvero così scontato che si riesca a elargire amore a un figlio solo perché è un figlio?
Il primo viso che guardiamo quando veniamo al mondo è quello di nostra madre, un cordone ombelicale che oltre ad essere tagliato fisicamente in quel momento va reciso in modo costruttivo col passare degli anni. Pauline, mossa anche da queste emozioni, pur con sofferenza, sceglie di ritornare nella sua città natale per fare i conti con quel passato. La Rampling riesce a rendere con la sua mimica – oltre che per la fisicità – la fragilità e al tempo stesso la compostezza di questa donna ferita; una ferita con sua madre ancora da rimarginare e che nel suo lavoro e, in particolare, nell’incontro con Emma trova la sua via di fuga.

In questa mistione di fiction e vari elementi, basta un gesto della Rampling mentre sfoglia le foto di famiglia e il b/n per far un salto nel passato e ricollegarsi ai filmini in super8. Alcune immagini precise racchiudono il senso, le emozioni e il tocco di Tutto parla di te. Corpi di donna  “intrappolati” nelle mura di casa, quasi si vedesse tramite il filtro della placenta; significativa l’inquadratura della casa di Pauline dall’esterno, di notte dove a spiccare è la luce delle finestre mentre lei dice: «tutto mi parla di te qui» e infine l’incontro tra Pauline e Emma (Elena Radonicich) viste attraverso il vetro di un bar, quasi a voler captare i loro dialoghi con discrezione.  Per questa incisività mai invadente né sentenziosa, Tutto parla di te commuove, senza mai dimenticare di instillare domande in ognuno di noi.

Pezzi di me e di te erano ovunque.
– Pauline
Info
Il sito ufficiale di Tutto parla di te.
Tutto parla di te su twitter.
Tutto parla di te sul sito della Mir Cinematografica.
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