Un enfant de toi

Un enfant de toi

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Pretenzioso ma anche affascinante nella sua vivisezione dei rapporti umani, affrontata con minuziosa meticolosità e con un pizzico di monotonia, Un enfant de toi di Jacques Doillon non cerca la fisicità del sentimento, quanto i sussurri e i palpiti amorosi.

Fiumi di parole

Aya e Louis sono separati da molto tempo, e hanno una figlia di 7 anni, Lina. Oggi Aya vive con Victor, da cui vorrebbe un figlio. Louis, invece, sta con Gaëlle, che è la sua fidanzata, ma niente di più. Attraverso nove incontri segreti organizzati da Aya, il film racconta la storia della passione rinata tra una donna e un uomo che, divisi tra sciarade romantiche e la ricerca di un’armonia “permanente”, ricominciano a frequentarsi da amanti… [sinossi]

Pedinando letteralmente i suoi personaggi, Jacques Doillon parla d’amore: fra baci rubati, carezze, abbracci, lacrime rabbiose, malinconie e slanci di entusiasmo, Un enfant de toi racconta il ritorno di fiamma di una coppia che in passato si è molto amata e che continua a coltivare un legame molto forte, cementato dalla figlia che hanno avuto insieme, una bambina di sette anni vivace e pestifera che osserva con curiosità e maturità le vicissitudini amorose che coinvolgono i suoi genitori.
Atmosfere boho-chic per Doillon che, con uno sguardo ai grandi maestri della Nouvelle Vague – Rohmer su tutti, sebbene il regista abbia dichiarato di sentirsi più affine al cinema di Bergman – punta i riflettori sulle geometrie di un amore complesso, in un doppio triangolo combattuto e travolgente: con un’impostazione scenica e formale fortemente permeata dalla teatralità il film è una lunga (oltre due ore e venti minuti) immersione nei turbamenti emotivi dei vari personaggi, da Aya che vorrebbe un figlio dal nuovo compagno Victor ma che non riesce a dimenticare il suo ex, a Louis che si getta in decine di storie con ragazze più giovani di lui ma che non riesce a lasciarsi alle spalle il ricordo di Aya.

Il tema dell’impossibilità del distacco all’interno della coppia torna nel Concorso della settima edizione del Festival del Film di Roma e – dopo aver preso le forme di un’esuberante esplosione pop con Main dans le main di Valérie Donzelli – torna sugli schermi con un dramma parlatissimo, che con dialoghi un po’ verbosi e ultra-rivelatori si arrotola nel gomitolo dell’irresolutezza del rapporto fra i protagonisti: Un enfant de toi è un progetto radicale, intenso eppure capace di lavorare di cesello sulle tante sfumature dell’amore, concentrandosi in primis su quella alternanza di gioia e sofferenza che sta alla base dello struggimento sentimentale ma dimostrandosi anche capace di sottolineare la vacuità e la ridicolaggine di alcune dinamiche, finendo per setacciare l’intero percorso di crescita/regresso della storia attraverso il filtro dell’ironia.
I tempi dilatatissimi con cui si sviluppa la pellicola non aiutano certo a mantenerne compatta la struttura e il ritmo spesso subisce dei rallentamenti che soprattutto nella prima metà del film rendono piuttosto ostico l’approccio ai modi e alle scelte drammaturgiche e formali di Doillon: superata però una possibile iniziale resistenza i meccanismi di Un enfant de toi cominciano a ingranare e l’esondazione di riflessioni, ricordi, corteggiamenti finisce per trovare una direzione classicistica ben delineata, capace di disegnare il volto spigoloso del sovvertimento emotivo.

Sicuramente pretenzioso ma anche affascinante nella sua vivisezione dei rapporti umani, affrontata con minuziosa meticolosità (ma non senza un pizzico di monotonia), il film di Jacques Doillon non cerca la fisicità del sentimento, si limita ai sussurri e ai palpiti, lascia che siano le parole (ancora) e la danza spontanea dei corpi (sulla scena i personaggi sono in perpetuo movimento, si girano attorno, si abbracciano, si scostano continuamente) a rendere plastica e tridimensionale la riflessione finale: le incongruenze e le incomprensioni, le differenze fra uomini e donne, le paure “guadagnate” con la maturità scandiscono la lunga e ridondante dissertazione del film, che alla estrema attualità e veridicità della storia contrappone un volontario e straniante scollamento dal realismo, nella sofisticata e manierata bolla all’interno della quale si sviluppano gli eventi.
Suddiviso in tre atti, Un enfant de toi cerca nell’infanzia e nella sua purezza la risposta ai suoi dilemmi amorosi: se l’intera vicenda scaturisce proprio dalla volontà di mettere al mondo un bambino (Aya vuole un figlio da Victor e decide di comunicarlo a Louis, padre della sua bambina, riaccendendo bollori sopiti), in realtà l’infantilismo – e con esso la cosiddetta “sindome da Peter Pan” – sembrerebbero potersi guadagnare davvero un ruolo di spicco negli sviluppi della narrazione, fra punzecchiamenti di una civetteria quasi adolescenziale e una generale impreparazione rispetto ai turbamenti dell’animo.

C’è leggerezza e autocompiacimento nell’ultimo lavoro di Jacques Doillon, teatro di bugie e tradimenti, testimone di promesse e di speranze: certo l’artificiosità della messa in scena non pare così funzionale all’immediatezza e alla semplicità di fondo della storia (le conclusioni cui giungerà il film sono in realtà facilmente individuabili già sul finire del primo dialogo fra i protagonisti) ma Un enfant de toi è un film dalla forte personalità che nei suoi lunghi piani sequenza si trova fondamentalmente a disquisire del nulla (l’azione è ridotta davvero all’osso) se non della filosofia di un rapporto, delle aspettative e delle presunzioni dell’uno o dell’altro.
Inizialmente accolto con applausi e consenso dalla stampa che poi ha nettamente ridimensionato il suo entusiasmo, il compiaciuto ma anche brillante lavoro di Doillon fotografa con divertita soddisfazione l’immaturità e la supponenza dei suoi eroi, parlando d’amore ma anche di tante altre fragilità e insicurezze, cristallizzando in pieno la possibile inconcludenza e ambiguità delle relazioni umane con sincero gusto per la libera affermazione di sé attraverso i tremori e le tensioni magnetiche di vere e proprie “anime in pena”.

Info
Il trailer di Un enfant de toi.
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