Quartet

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In questa commedia, ricca di humour britannico e di musica, si passa con naturalezza da uno stato d’animo all’altro. Si ride, si sorride, ci si commuove. Il plot di Quartet non riserva particolari sorprese e tutto va esattamente come deve andare, muovendosi come in una partitura musicale a tempo allegro tra amicizia, amori e piccole/grandi conquiste. Un film godibilissimo dall’inizio alla fine, in cui ci si avvia verso il Viale del tramonto, sì, ma a testa alta.

Quattro talenti e un matrimonio

A Beecham House, casa di riposo per musicisti nella campagna inglese, si prepara ogni anno uno spettacolo per l’anniversario di Verdi. Tra gli interpreti Cecily, Reggie e Wilfred, un tempo membri di un quartetto che comprendeva anche Jean, l’ex moglie di Reggie. Per i tre è quindi una sorpresa scoprire che la nuova pensionante della villa è proprio la diva della lirica Jean. L’occasione è perfetta per riunirsi, ma lei si rifiuta di esibirsi: per convincerla ognuno farà la sua parte e più di tutti Reggie, di nuovo coinvolto nel loro burrascoso rapporto… [sinossi]

A dare il via alla trentesima edizione del Torino Film Festival è Quartet, film d’esordio di Dustin Hoffmann alla regia, già presentato in anteprima nel mese di ottobre alle giornate del Cinema d’Essai organizzate dalla FICE a Mantova. L’attore, due volte premio Oscar e Leone d’oro alla carriera, alla veneranda età di 75 anni decide di realizzare un suo sogno nel cassetto e girare questa deliziosa commedia, brillante ed equilibrata, in cui sono presenti tutti gli ingredienti che possono garantirne un meritato successo.
Non siete curiosi di sapere che cosa accade ai talenti della musica ormai in pensione? Ebbene, esiste un luogo, chiamato Beecham House, una villa nella campagna inglese, che li accoglie offrendo loro un tetto e una comunità in cui vivere dignitosamente, continuando a coltivare i loro interessi e mettendo ancora a frutto le proprie straordinarie capacità. Qui, ogni anno, gli ospiti preparano un concerto in occasione del genetliaco di Giuseppe Verdi, anche per raccogliere i fondi necessari a mantenere in piedi l’attività della villa. E qui vivono, in un loro frizzante equilibrio, Reggie, Wilf e Cissy, componenti di uno storico quartetto, la cui routine verrà sconvolta dall’arrivo dell’ex-diva della lirica Jean (Maggie Smith), elemento mancante del gruppo ed ex moglie di Reggie.

Dustin Hoffmann esordisce dietro la macchina da presa con un film di mestiere dalla regia sempre composta, priva di qualsiasi forma di esibizionismo stilistico e sorretta da una sceneggiatura impeccabile nel gestire il can can di personaggi e situazioni. Lo sceneggiatore Ronald Harwood (Il pianista, Oliver Twist, Lo scafandro e la farfalla) ha fatto egregiamente la sua parte, così come i quattro attori principali che reggono la scena dal primo all’ultimo minuto incarnando tutti i tipi necessari a dare alla storia un ritmo sempre vivace. Jean (Maggie Smith) è la “prima donna”, altezzosa, provocatrice e un po’ viziata, al tempo stesso affascinante e fragile, specialmente di fronte al timore di invecchiare e non essere più all’altezza di se stessa, Wilf (Billy Connolly) è un ragazzaccio incorreggibile che suscita la simpatia di tutti grazie alle sue monellerie (con cui spera anch’egli di scongiurare gli effetti del tempo che passa), Cissy (Pauline Collins) è la svampita e dolcissima bambina del gruppo, mentre Reggie (Tom Courtenay) incarna il prototipo dell’uomo fiero, sempre austero e incorruttibile. Da grande attore qual è, Hoffmann ha lasciato ampio spazio e autonomia agli interpreti, consapevole del fatto che di per sé avrebbero apportato gran parte delle sfumature e del brio che il film possiede. Quattro mostri sacri più uno, Michael Gambon, grande istrione che qui fa da spalla ai suoi colleghi nella parte di Cedric, brontolone, prepotente e davvero irresistibile.

Questi giovincelli nell’anima, sono intrappolati dentro a un pesante scafandro. Tutti provengono da un passato glorioso e lo scorrere degli anni fa affiorare in loro vecchi traumi e nuove fragilità. Ognuno affronta a suo modo le proprie paure, chi le prende di petto e chi invece preferisce nascondersi in un ovattato mondo senza memoria, comunque tutti accomunati da una grande dignità.
Non si tratta comunque di un film autoreferenziale. La presenza della giovane direttrice di Beecham House Lucy Cogan (Sheridan Smith), donna forte e sensibile, e di alcuni ragazzi che vengono alla villa per assistere alle lezioni di musica di Reggie, offre un interessante confronto tra generazioni dagli esiti felici, in grado di instaurare un clima di reciproco ascolto in cui tutti escono vincitori. In questi tempi in cui lo scontro tra giovani e vecchi è diventato quasi una guerra di posizione, l’argomento risulta particolarmente delicato ma l’accoppiata Hoffmann/Harwood vince anche questa sfida, evitando qualsiasi muro o contrapposizione in favore di un silenzioso gioco di complicità tra chi ha ancora molto da dare e chi, con umiltà ma anche consapevole delle proprie capacità, è disposto ad apprendere.
In questa commedia, ricca di humour britannico e di musica, si passa con naturalezza da uno stato d’animo all’altro. Si ride, si sorride, ci si commuove. Il plot non riserva particolari sorprese e tutto va esattamente come deve andare, muovendosi come in una partitura musicale a tempo allegro tra amicizia, amori e piccole/grandi conquiste, fino all’happy end di rigore. Un film godibilissimo dall’inizio alla fine, in cui ci si avvia verso il Viale del tramonto, sì, ma a testa alta.

Info
La scheda di Quartet sul sito del Torino Film Festival.
Il trailer italiando di Quartet.
Il trailer originale di Quartet.
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