Buon anno Sarajevo

Buon anno Sarajevo

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Con Buon anno Sarajevo la regista Aida Begic racconta la difficile vita per una coppia di orfani di guerra nella Bosnia contemporanea.

I figli di Sarajevo

Una coppia di orfani di guerra nella Sarajevo di oggi. La sorella maggiore, un tempo scapestrata, deve fare i salti mortali per mantenere l’affido del fratellino che fa di tutto per mettersi nei guai… [sinossi]

Il 2012 è stato un anno decisamente ricco di soddisfazioni per la regista bosniaca Aida Begic, che con il suo secondo film Buon anno Sarajevo ha raccolto consensi unanimi un po’ ovunque. Menzione speciale nella sezione Un certain regard all’ultimo Festival di Cannes, primo premio alla Mostra del Cinema Nuovo di Pesaro, lo ritroviamo adesso al Torino Film Festival, nella sezione TorinoFilmLab, in attesa di vederlo in sala a inizio gennaio grazie alla distribuzione della Kitchen Film.

Da qualche tempo a questa parte assistiamo a un comprensibile cambiamento nel modo di raccontare il conflitto serbo-bosniaco al cinema. Potremmo dire che la rappresentazione si è naturalmente evoluta verso una fase che ha i connotati dell’elaborazione post-traumatica. Cecchini e bombe, la devastazione delle città e delle vite umane, hanno fatto spazio a una sorta di percorso di analisi che si concentra oggi sugli effetti della guerra, in particolare quelli inferti a chi ha vissuto quei drammatici giorni quando era ancora in tenera età. Si pensi, ad esempio, a un film della stessa provenienza geografica, Grbavica – Il segreto di Esma di Jasmila Zbanic, un’altra regista che, con esiti sicuramente meno originali, ha sentito la necessità di osservare nei minimi particolari la quotidianità della protagonista e di sua figlia, per indagare nei ricordi e svelare in questo modo i segni lasciati dagli orrori subiti.

Buon anno Sarajevo si inserisce perfettamente in questi tipo di analisi portando il punto di osservazione ancora un po’ più in là. Abbracciando, infatti, lo sguardo di una ragazza rimasta orfana durante il conflitto e costretta a combattere ogni giorno battaglie personali e familiari, questo diventa il film di un’intera generazione. A partire dal titolo, Buon anno Sarajevo, Djeca nella versione originale, estende la portata di questa piccola storia oltre le mura domestiche includendo tutti i bambini, tutti i figli cui sono stati strappati via i genitori costringendoli anzitempo a una vita adulta, tutti i ragazzi che si trovano oggi a fare i conti con un passato difficile, un presente ostile e un futuro ancora molto incerto. La vicenda di Rahima e Nedim assurge a simbolo di questo disagio sociale. Lei, la sorella maggiore, figura minuta ed esile ma con l’animo del combattente, si prende cura del fratello Nedim, ancora adolescente e pronto a cacciarsi nei guai. Lei ha un passato turbolento ma ora sembra aver trovato finalmente conforto nella religione islamica e nel nuovo lavoro in un ristorante, anche se sottopagato e senza prospettive. Ha solo battaglie da combattere Rahima, e lo fa ogni giorno dall’alba al tramonto, contro i pregiudizi e i soprusi che s’insinuano nel quotidiano e cui bisogna avere la forza di resistere.

Il film segue il ritmo della vita, come se esistesse un tempo coniugabile solo al presente. Aida Begic attualizza la lezione del neorealismo e la poetica del pedinamento zavattiniano attraverso lunghissimi piani sequenza in cui la macchina a mano incontra gli stessi ostacoli della giovane protagonista. E come lei si muove a vuoto, in un percorso circolare, ozioso, che non la porta mai da nessuna parte. La condivisione dello spettatore è totale. I silenzi di Rahima, il suo opporsi concretamente alle ingiustizie senza mai lamentarsi, la sua integrità morale, diventano nostri e ci insegnano. Pur ritraendo una vicenda intima e familiare, il film della Begic è al tempo stesso un film politico. Non solo nel descrivere il tessuto sociale in cui è ambientato ma soprattutto denunciando una classe politica inadeguata e corrotta. La speranza che ancora pervade il suo primo film, Snow, è definitivamente perduta. Il “Bosnian Dream”, il sogno che avrebbe dovuto concretizzarsi nella nascita di un grande paese è finito.

Nel racconto, girato quasi sempre in stile semi-documentaristico, si inseriscono anche dei brevi frammenti video, footage che hanno il valore di ricordarci la drammatica realtà di quei giorni, mentre i bambini giocavano e le bombe scoppiavano. L’eco di quelle esplosioni, quel rimbombo, sarà la colonna sonora del film. Si tratta solo dei preparativi per festeggiare la fine dell’anno con petardi e fuochi d’artificio. E noi ci auguriamo davvero che possa finalmente iniziare un nuovo anno, che preluda a una stagione felice per questi ragazzi e per tutte le giovani generazioni che, ovunque nel mondo, meriterebbero di vivere in un mondo migliore. A loro auguriamo un futuro di luce, un futuro di pace, un futuro.
Buon anno Sarajevo! Buon anno, ragazzi!

Info
Il trailer italiano di Buon anno Sarajevo.
La scheda di Buon anno Sarajevo sul sito del festival di Cannes.
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