Morituris

Morituris

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Un plot coraggioso, selvaggio, ardito nel mescolare tracce di provenienza diversa: Morituris di Raffaele Picchio è stato però incredibilmente bloccato dalla solita censura post-democristiana e non potrà uscire in sala.

Hic sunt leones

Roma, 73 A.C. Spartaco guida la ribellione di 200 gladiatori che si oppongono alle condizioni disumane di vita a cui Roma li costringe. Durante la rivolta resistono ai soldati romani a lungo, pochi contro un intero esercito. Alcuni di loro impazziscono e si danno alle razzie, agli stupri e alle violenze. Spartaco punisce la loro follia e li fa giustiziare. Ma su quelle terre, quando il sangue torna a scorrere, loro ritornano… [sinossi]

Uno degli horror indipendenti che più ha fatto discutere, scatenando entusiasmi notevoli e critiche altrettanto accese presso comuni spettatori, fanatici del genere, critici e altri addetti ai lavori, sarebbe dovuto uscire a novembre nelle sale italiane. La notizia ci aveva fatto enormemente piacere, perché nell’ambito della produzione “indie” nostrana il film in questione ci aveva conquistato col suo carattere estremo e coi tratti più originali di un plot coraggioso, selvaggio, ardito nel mescolare tracce di provenienza diversa. E invece ci ritroviamo a parlare di Morituris, la controversa opera di Raffaele Picchio, in circostanze per niente simili a quelle che avremmo immaginato, nonché auspicato: bloccata l’uscita in sala per un anacronistico intervento della censura, il lungometraggio divenuto scomodo è ora il piatto forte della serata organizzata nella Libreria Rinascita, la sera del 2 dicembre, dallo staff di Horror Project, come atto di dissenso nei confronti del conformismo culturale e della manifesta ottusità che da noi l’apparato censorio è ancora oggi in grado di esprimere.
Vale però la pena di togliersi una curiosità. Leggiamo pure insieme le motivazioni della Commissione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, così come sono state esposte dal direttore amministrativo Dott. Gianpiero Tulelli:
“La Commissione di revisione cinematografica, visionato il film, esprime, all’unanimità, parere contrario al rilascio di nulla osta per la proiezione in pubblico per motivi di offesa al buon costume, intendendo gli atti di violenza e di perversione sulle donne, motivati dal gusto della sopraffazione e dall’ebbrezza della propria forza rafforzata dal consumo di alcool e droga. Inoltre i “giustizieri” si accaniscono sia sui ragazzi, rei di violenza e sadismo, sia sulle ragazze vittime dei loro carnefici. Infine, negli atti di perversa violenza viene impiegato un topolino come un oggetto sessuale. Pertanto la Commissione ritiene la pellicola un saggio di perversità e sadismo gratuiti”.

In un paese democristiano nella testa e fascistoide negli attributi, come l’Italia, può accadere anche questo: siamo nel 2000 e oltre, ma a volte ci si deve meravigliare persino di non vedere novelli Giordano Bruno messi al rogo nelle strade, libri posti all’indice e poveracci torturati nelle segrete della Santa Inquisizione. Sì, perché in fondo la mentalità è rimasta quella. Potrà suonare curioso, sfacciato, ma in fin dei conti la miglior difesa delle risorse espressive di Morituris e finanche delle sue tensioni etiche risiede proprio nelle motivazioni, debitamente ribaltate, offerte dai censori di turno. Varrebbe la pena di pescare in quell’insieme di scempiaggini le puntualizzazioni più significative e di smontarle rigo per rigo, traendone provocatoriamente gli spunti necessari a costruire un’analisi ragionata del film. Pur essendoci concretamente il rischio che la nostra prima reazione sia comunque emotiva: leggere ad esempio “infine, negli atti di perversa violenza viene impiegato un topolino come un oggetto sessuale” ci introduce già in una dimensione sgradevole, abitata da quell’ipocrita attitudine a scandalizzarsi che risulta doppiamente ridicola, in commissioni formate troppo spesso da personaggi compiacenti nei confronti dell’ambiente ecclesiastico. Dobbiamo forse ricordar loro le torture a sfondo sessuale, partendo magari dalle famigerate pere rettali e vaginali, di cui Santa Romana Chiesa fece uso senza eccessivi scrupoli nel Medio Evo? No, dopo tutto sarebbe preferibile prenderla alla lontana e partire dalla più ovvia distinzione tra finzione e realtà: troppo facile lavarsi una coscienza macchiata, stando agli antecedenti storici, dal sangue reale di eretici e presunte streghe, con il sangue finto versato sul set di un film horror.

Nella fattispecie il perverso che fa uso di un topolino (e di gocce di acido versate sul corpo della vittima, aggiungiamo noi) per torturare una giovane donna è il rampollo della “Roma bene” impersonato con piglio deciso da Francesco Malcom (attore sorprendente, nonché nuova icona del cinema di genere nostrano), il che dovrebbe già far capire qualcosa. Se consideriamo infatti che parallelamente alle malefatte dell’aguzzino, intento a “divertirsi” con quella malcapitata nel suo ricco appartamento romano, vengono raccontate quelle dei suoi amichetti in trasferta nelle campagne circostanti, allora il gioco diventa chiaro: costoro sono infatti “pariolini” altrettanto fascistoidi, razzisti, machisti, che con la scusa di un fantomatico “rave” hanno pensato invece di trascinare fuori città con l’inganno due ragazze dell’est, per stuprarle e presumibilmente ucciderle. Solo che incontreranno sul loro cammino spietati gladiatori zombi, riemersi da un altro passato di sangue, votati a uccidere chiunque gli si pari davanti… del resto “Hic sunt leones”, avvertiva minacciosamente una lapide posta nel loro territorio: in un certo senso la versione da filologia classica dell’anglosassone “No Trespassing”!

In questo sembra quasi di scorgere una parafrasi del terribile “massacro del Circeo” e dei fascistelli di ieri e di oggi, con una brusca sterzata verso il soprannaturale, tutto condito in salsa peplum. Sceneggiatura ricca di spunti, quindi, nonché orientata a fustigare le ideologie reazionarie e violente dei protagonisti. Ma tutto ciò i nostri amati censori non lo hanno capito o hanno fatto finta di non capirlo, difatti hanno scritto: “Inoltre i “giustizieri” si accaniscono sia sui ragazzi, rei di violenza e sadismo, sia sulle ragazze vittime dei loro carnefici.” Ebbene sì, purtroppo dobbiamo dar loro questa notizia: nel cinema horror, simile in questo al mondo reale e perciò differente dal fantasy biblico, non esiste necessariamente un “Giudizio Universale” in cui entità soprannaturali a un certo punto arrivano per separare i buoni dai cattivi, consolando i primi e punendo orribilmente i secondi. Se alcuni gladiatori zombi, la cui storia viene accennata all’inizio in uno sfizioso prologo animato, si decidono a riemergere dalle nebbie del tempo per chissà quale oscura maledizione, non sono tenuti a comportarsi secondo i crismi del galateo. Questo dovrebbe essere evidente. Duro però farlo entrare nella testa di un Don Mazzi o di chi ne fa le veci.

Info:
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