Mundo invisível

Variazioni sul tema dell’invisibilità nel mondo contemporaneo raccontate attraverso lo sguardo di registi di diverse nazionalità. È Mundo Invisível, presentato al Festival di Roma 2012.

Lo sguardo negato

Variazioni sul tema dell’invisibilità nel mondo contemporaneo raccontate attraverso lo sguardo di registi di diverse nazionalità. La vita nei sotterranei del centro di una grande città, un gatto nero nel cimitero, indigeni nei parchi civici, la tecnologia e l’incessante trambusto della metropoli, l’arte della recitazione, la spiritualità delle favelas, un cameriere in un hotel di lusso: un elogio della follia tra la vita e la morte, un tributo allo spettatore cinematografico, una sfida delle visioni residuali, un genocidio nascosto… [sinossi]

Progetto concepito dal recentemente scomparso Leon Cakoff e Renata de Almeida, Mundo Invisível, fuori concorso nella sezione CinemaXXI al 7° Festival Internazionale del film di Roma, offre undici variazioni sul tema dell’invisibilità nel mondo contemporaneo, firmate da alcuni dei nomi più affermati tra registi brasiliani e internazionali. Come ogni lavoro composto a più mani, il rischio di trovarsi di fronte a un prodotto poco omogeneo si fa concreto, specialmente se gli autori sono lasciati liberi di muoversi in totale autonomia di interpretazione. Una simile libertà espressiva, affidata del resto a interpreti di tutto rispetto, avrebbe potuto anche tradursi in un valore aggiunto. Ma la mancanza di un progetto unitario si sente, e nonostante i numerosi spunti, lo spettatore lascia la sala senza che il film abbia lasciato un segno indelebile su un tema che invece si presterebbe a una riflessione più profonda. Tra i difetti principali rientra l’esito dei singoli episodi non sempre all’altezza delle aspettative. Spesso si ha la sensazione di essere di fronte a brevi saggi, a bozzetti, appunti anche molto interessanti che tuttavia non si dimostrano adeguati a imprimere quella forza che l’opera richiederebbe. La stessa riflessione sull’invisibilità, interpretata in diverse accezioni, non appare sempre del tutto coerente. Attraverso cortometraggi di durata variabile tra i tre e i quindici minuti, si alternano, tra il documentario e la fiction, le storie di cui di seguito diamo un breve accenno.

Il primo episodio, Cielo Inferiore (voto: 8), ultima prova di regia del compianto Theo Angelopulos, inaugura la pellicola sotto i migliori auspici. Quello che è con tutta probabilità il frammento più riuscito, apre uno squarcio sugli invisibili della terra mostrandoci, con tocco leggero e accostamenti visionari, il brulicare frenetico della città di San Paolo, dove le vite passano veloci senza che ci sia il tempo per prestare attenzione ai diseredati. Il fulcro della scena è l’interno di una stazione della metropolitana, dove un predicatore dà voce al suo sermone, ignorato da tutti.
Guy Maddin, regista canadese, dirige con mano un po’ frettolosa il secondo episodio Gatto colorato (voto: 5). Il cimitero della Consolação, a San Paolo, ospita, nel giorno di Ognissanti, un flusso straordinario di gente che si aggira tra le sepolture. Il bianco e nero si alterna alle brevi inquadrature a colori, riservate al micio che vive tra quelle mura. Un gioco di contrasti cromatici richiama la vita e la morte, l’assenza e la presenza, ma siamo dalle parti del divertissement mentre ci sarebbe stato bisogno di qualcosa in più.
Il terzo episodio, Tekoha (voto: 7), diretto da Marco Bechis, ci riporta alla dimensione sociale introdotta dall’episodio di Angelopoulos, affrontando, con buona dose di ironia, il tema specifico dell’invisibilità degli indigeni in Brasile. Un piccolo gruppo di índios Guarani-Kaiowá visita il Parco di Trianon, un vero e proprio pezzetto di foresta in piena Avenida Paulista, nel centro di San Paolo. All’uscita provocheranno la curiosità dei passanti, sorpresi della loro stessa esistenza.

Dal visibile all’invisibile (voto: 6) è il quarto episodio – anche questo ambientato a San Paolo – firmato dall’immortale Manoel de Oliveira. Due amici che si incontrano per strada, nel cuore della metropoli, vorrebbero conversare ma vengono continuamente interrotti dallo squillare dei loro cellulari. Per poter comunicare tra loro decidono quindi di chiamarsi al telefono per parlare finalmente indisturbati, in mezzo al frastuono delle macchine e al pulsare della città. Contraddistinta dallo humor, la storia, seppur nata da un’idea assai graziosa, si collega al tema dell’invisibilità in maniera un po’ forzata.
Si allontana invece completamente dalle tematiche sociali, L’essere trasparente (voto: 6) di Laís Bodanzky. Il suo mini-documentario, mescolando interviste e performance, indaga sul concetto di “attore invisibile” enunciato dallo scrittore giapponese Yoshi Oida, secondo il quale un attore riesce a fare una grande interpretazione quando lo spettatore non lo vede in scena. Un tema così affascinante avrebbe probabilmente bisogno di essere esposto con un respiro più ampio. In questa forma risulta invece troppo lungo nel contesto in cui è inserito e troppo corto per un’indagine compiuta e autonoma.

Tra le prove più riuscite rientra invece Favola – Pasolini a Heliópolis (voto: 7.5) per la regia di Gian Vittorio Baldi, il quale osa una messa in scena che si muove costantemente sul filo del rasoio, con il rischio di scadere più volte nel kitsch o nella farsa. Risulta invece convincente, quantunque ardito, il suo esperimento narrativo che richiama alla memoria il bel graphic novel di Davide Toffolo “Pasolini”. L’autore sceglie di rappresentare, con sorprendente pertinenza linguistica, una sorta di sogno/ricordo in cui rievoca la figura di Pier Paolo Pasolini, che nel 1948 voleva girare assieme a Baldi la vita dell’apostolo San Paolo nella periferia di una grande città, scegliendo infine l’attuale capitale brasiliana come punto d’incontro tra “potenza e spiritualità”.

Decisamente meno ispirati invece Avventure dell’uomo invisibile (voto: 5) firmato da Maria de Medeiros e Kreuko (voto: 4) di Beto Brant e Cisco Vásquez. Il primo dedicato a un cameriere d’albergo, per definizione costretto a non vedere né a sentire e a non essere visto a sua volta (con le dovute eccezioni/perversioni). Uscito dall’albergo e dismessi gli abiti da lavoro, capita finalmente l’incontro con una donna cieca, la prima persona ad accorgersi della sua esistenza e quindi, a suo modo, la prima in grado di vederlo. Diciamo che Chaplin, in Luci della città, aveva fatto meglio… Il secondo è un elogio alla pazzia, tra la vita e la morte, attraverso una messa in scena teatrale del Riccardo III di Shakespeare in chiave onirico-espressionista. L’invisibilità della follia? Chissà.
Convincente Tributo al pubblico del cinema (voto: 7) del regista polacco Jerzy Stuhr, che sovvertendo l’ordine tra spettatore e film ci restituisce le immagini del pubblico mentre assiste alla proiezione del suo film Il tempo di domani alla Mostra del cinema di San Paolo nel 2004. Così facendo, mentre ci viene negata la visione della pellicola, lo spettatore, solitamente invisibile, diventa l’oggetto della nostra analisi. Interessante, piacevole, anche se di spessore leggermente inferiore rispetto agli episodi più riusciti.
Wim Wenders costruisce un documentario di impianto classico su un argomento poco noto. Vedere o non vedere (voto: 6) illustra il pioneristico programma del Dipartimento di Oftalmologia della Santa Casa di San Paolo, che insegna ai bambini con gravissimo deficit visivo a utilizzare fin da piccoli la visione residuale. Ciò consente loro di frequentare le scuole normali anziché quelle per ciechi. Una differenza non di poco conto, come quella tra il giorno e la notte, come tra il vedere e il non vedere.
Interessante anche l’ultimo capitolo, Yerevan – Il visibile (voto: 7.5), che rivede il tema dell’invisibilità in chiave storica. Come promesso alla madre, un uomo torna in Armenia, sua terra d’origine, alla ricerca di notizie sul nonno scomparso durante il massacro del 1915. Non si conosce con esattezza il numero di vittime provocato dal genocidio degli armeni, anche se la stima più diffusa si assesta sui 1.500.000 morti in una strage che a tutt’oggi non viene riconosciuta dal governo turco. Più invisibile di così…
Info
La società di produzione di Mundo Invisível.
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