I 2 soliti idioti

I 2 soliti idioti

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Rispetto al primo capitolo, Mandelli e Biggio con I 2 soliti idioti provano a orchestrare un racconto più organico ma non sfuggono ai consueti difetti: la volgarità che, quando è monotona, diventa insopportabile. Ma come ha affermato il furbo Valsecchi: «a voi il giudizio, a me l’incasso».

Gli idioti non cambiano

I 2 Soliti Idioti, scritto da Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio e Martino Ferro per la regia di Enrico Lando, si presenta come un vero e proprio sequel: protagonisti i personaggi più amati dal pubblico, Ruggero De Ceglie e il figlio Gianluca, che ritroviamo in fuga dalla gang dei Russi. Ma in questo anno tante cose sono cambiate e la crisi si è abbattuta anche sull’impero del Wurstel. Per salvarlo Ruggero è disposto a tutto anche a ricorrere all’aiuto del padre di Fabiana, un uomo rigoroso e austero che ricalca alla perfezione la contemporaneità… [sinossi]

In una mirabile scena di Ed Wood, il capolavoro di Tim Burton, il peggior regista della storia (così definito giocosamente a Hollywood) incontra in un bar il sommo Orson Welles. Il migliore e il peggiore, nell’incontro tra cultura alta e bassa, ironicamente (ma non troppo) si trovano d’accordo su questioni artistiche. Perché citiamo questa scena? Perchè I 2 soliti idioti ambisce continuamente a far incontrare il cinema d’autore con quello più popolare o più triviale, con diverse citazioni più o meno evidenti e più o meno divertenti. Nessuno si senta offeso per questo, la parodia fa parte del gioco, l’importante è far ridere se lo scopo è questo. Il problema è che l’unico momento davvero divertente lo è in modo involontario, cioè quando in conferenza stampa il Re Mida delle commedie natalizie, il produttore Valsecchi, imbrocca un’insana tangente e paragona il cinema diretto, immediato dei suoi due pupilli Biggio e Mandelli, al teatro dell’immediato di Peter Brook – probabilmente il più grande regista teatrale vivente.  A sentire un accostamento del genere, certamente pensato ad hoc per la stampa da Valsecchi, ci piacerebbe prendesse la parola il volgare Randall di Clerks (che regge tranquillamente il turpiloquio di Ruggero De Ceglie), solo per dire: «cosa cazzo è successo a questo mondo?».

Può essere una frase buttata così, ma la sensazione è che I 2 soliti idioti sia costruito come un enorme calderone dove può entrare qualsiasi cosa, nell’ottica democratica tipica della rete. Il passo successivo è, purtroppo, la volgarizzazione e l’appiattimento, del linguaggio soprattutto, in nome del consueto specchio dei tempi. In ogni commedia si sente dire da parte dei fautori che ciò che mostrano ricalca l’Italia di oggi, i vizi dell’uomo medio ecc., senza però porsi la questione se ciò basti o meno per fare un lungometraggio. Sembra che un minimo Biggio e Mandelli il problema se lo siano posto comunque rispetto al primo episodio. Questa seconda parte, che inizia esattamente dove finiva la prima, ha una trama più organica, elaborata, e soprattutto si concentra sugli unici due personaggi degni di nota del duo, ovvero Ruggero De Ceglie e figlio. Il risultato è dunque migliore rispetto al primo film, ed oltre alla storia più compatta vi sono diverse gag ben riuscite, come quella relativa al volto della moglie di Biggio che terrorizza chiunque la osservi. La volgarità come al solito è fastidiosa nel momento in cui diventa monotona e monocorde, e il bravo Mandelli con la sua maschera di lattice, pur mettendocela tutta finisce per annoiare. Eppure, come abbiamo scritto per il primo episodio, la maschera di Ruggero ha senz’altro degli elementi interessanti: la dissacrazione, la trivialità romana un po’ retrò, l’eccesso surreale; elementi che però vengono vanificati da gag troppo uguali a se stesse. I due idioti politicamente scorretti sono soliti graffiare poco, e anche nell’ambito della volgarità provocatoria perdono il confronto ad esempio con il gruppo romano dei Prophilax, doppiatori famosi per una parodia di Titanic (il celebrato in rete Puttanic), molto più innovativi nell’arte della parolaccia e dello sberleffo (e a costo zero). Ovviamente tutto ciò significa poco o nulla in ambito botteghino, e come ha affermato il furbo Valsecchi, stavolta senza citare Peter Brook, ma qualche suo collega: «a voi il giudizio, a me l’incasso».

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Il trailer de I 2 soliti idioti.
La pagina Facebook de I 2 soliti idioti.
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