La bottega dei suicidi

La bottega dei suicidi

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Con quel tocco alla Tim Burton che è quasi dichiarato omaggio, La bottega dei suicidi si pone come divertita contrapposizione tra un mondo grigio, squallido, e la sorprendente bottega dei Tuvache, ricolma di colori, di movimento.

Dulcis in fundo

Immaginate una città in cui la vita è diventata così triste che la gente non ha più voglia di vivere. Eppure in questo mondo sinistro c’è un inatteso raggio di speranza: La Bottega dei Suicidi. Persone disperate di ogni genere sono benvenute nel negozio di Mishima, Lucréce e i loro figli. L’attività di famiglia prospera in un’ atmosfera perfettamente lugubre, fino al terribile giorno della nascita di Alan, la disgrazia della famiglia, lui sorride ma peggio ancora… è felice di essere vivo! [sinossi]
Contro la crisi e il carovita
Scegli una dolce dipartita
Prendi il coraggio fra le dita
Canta con noi: viva il suicidio!
La canzone dei Tuvache

Tra i tanti elementi di libertà, sia produttiva che autoriale, di cui fa sfoggio talvolta il cinema francese, è possibile annoverare anche questo: il maggior dinamismo che caratterizza certi percorsi registici, con personalità pronte a mettersi in discussione e a intraprendere senza eccessive ansie nuovi sentieri creativi. Il passaggio dal cinema con attori in carne e ossa all’animazione non è certo una scommessa da poco. Soprattutto se si ha già un’importante carriera cinematografica diversamente orientata. Eppure, come ha dimostrato recentemente Luc Besson col suo esperimento teso a mescolare parti live action e scene animate in 3D, ci sono in Francia cineasti di lungo corso che una simile scommessa sono disposti ad accettarla. Che piaccia o meno, ha avuto così origine un’intera saga, inaugurata da Besson nel 2006, quando uscì il divertente primo capitolo intitolato Arthur e il popolo dei Minimei. Il caso di Patrice Leconte è forse ancor più emblematico. Lo è sia per la natura di un’opera realizzata con le più tradizionali tecniche di animazione, sia per la raffinatezza visiva e vivacità di fondo raggiunte operando con strumenti in parte diversi dal quelli usuali.

Non sarà forse un film stratosferico al pari di Tandem, La ragazza sul ponte e L’uomo del treno, solo per citare alcuni dei titoli più graditi a chi scrive, ma La bottega dei suicidi resta comunque un tassello importante nella filmografia di Leconte, oltre ad avere un livello di godibilità quanto mai elevato. Godibilità che fa rima anche con attualità: La bottega dei suicidi è perfetto quale lungometraggio animato rappresentativo dell’odierna crisi economica, e anzi, in virtù del suo ipotizzare (la fonte è peraltro un paradossale e provocatorio romanzo di Jean Teulé, subito amato dal cineasta transalpino) un ambiente cittadino in cui i suicidi sono all’ordine del giorno, tanto da propiziare un’inedita attività commerciale che vada loro incontro, si potrebbe tranquillamente affermare che i tempi tetri attraversati dalla società occidentale vi abbiano trovato un’ideale parafrasi. Tutto nel segno dell’umorismo più nero, è ovvio. Con quel tocco alla Tim Burton che è quasi dichiarato omaggio, il film di Leconte si pone come divertita contrapposizione tra un mondo grigio, squallido, in cui la gente cammina mesta finché non gli si accende la lampadina del suicidio (senza però potersi dare la morte in strada, perché così si rischia una multa: la burocrazia è solita avventarsi persino sui morti), e la sorprendente bottega dei Tuvache descritta quale ambiente ricolmo di colori, di movimento, di euforia a sprazzi. Piccola bottega degli orrori in cui gente ormai alla frutta si reca per porre fine a esistenze disperate, l’insolito negozietto è in realtà il fulcro del macabro umorismo dell’opera, coagulato intorno alla stramba galleria di personaggi tra cui spicca proprio l’eccentricità della famiglia Tuvache, quasi un controcanto dei più celebri Addams. Momenti di vero e proprio musical. Uso estremamente espressivo del colore. Trovate dal sapore un po’ gotico e crepuscolare. Sequenze orchestrate con un’enfasi tendente al surreale. Il buon Leconte, che in giovanissima età aveva coltivato anche la passione del fumetto, sembra trovarsi estremamente a suo agio con un materiale così effervescente, messo in scena con la giusta vena immaginifica grazie anche alla bravura di Regis e Florent, due art director di provata esperienza.

C’è spazio anche per sciorinare un leggiadro citazionismo, dal capofamiglia Tuvache che di nome fa Mishima alla malinconica locandina del classico con Jean Gabin, Il porto delle nebbie, in questa opera di animazione che celebra Goth Girls, istinti suicidi, veleni letali e cappi al collo, lasciando però che a farsi strada sia un’ipotesi ancor più sconvolgente: quella che il buonumore dell’ultimo nato di casa Tuvache possa contagiare chi ha vicino, al punto di sovvertire le regole di questo mondo alla rovescia. Oltre alle fantasmagorie colorate, oltre alle battute simpaticamente corrosive messe in bocca a taluni personaggi, oltre all’indiavolata sarabanda di un musical dalle sfumature insolite, vi è quindi una certa maturità nell’incastonare il tema del suicidio in un discorso che sa essere anche catartico. Peccato però che gli instancabili inquisitori dell’italica censura, tanto per cambiare, non lo abbiano capito, provando ad affibbiare al film di Leconte un ridicolo divieto di visione ai minori di anni 18, motivato così: “Perché il tema del suicidio è trattato con estrema leggerezza e facilità di esecuzione, come se fosse un atto ordinario o un servizio da vendere al dettaglio creando il pericolo concreto di atti emulativi da parte di un pubblico più giovane, quali gli adolescenti che attraversano un’età critica. Per di più la rappresentazione sotto forma di cartone animato costituisce un veicolo che agevola il pubblico più giovane la penetrazione di tale messaggio pericoloso”. Tale divieto, fonte di immediate polemiche, è stato presto revocato, ma tutto ciò ci spinge a riflettere ancora una volta sulle modalità di censura attuate in un paese che, in quanto a bigottismo e chiusure mentali, si conferma fanalino  di coda in Europa.

Info
La pagina facebook de La bottega dei suicidi.
Il sito ufficiale de La bottega dei suicidi.
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