Asterix e Obelix al servizio di sua maestà

Asterix e Obelix al servizio di sua maestà

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L’unico spunto degno di interesse di Asterix e Obelix al servizio di sua maestà riguarda il lavoro di sceneggiatura per quel che concerne l’ingresso in scena degli invasori norreni, guerrieri impavidi che vorrebbero conoscere la paura per poter comprendere l’unica cosa a loro ignota: una serie di siparietti meglio calibrati rispetto al resto del film, e una buffa naiveté che riporta alla mente la vibrante ironia delle tavole disegnate.

Londinium Calling

Cesare decide di invadere un misterioso Paese chiamato Britannia. Cordelia, Regina della Britannia, manda il suo fedele ufficiale Beltorax a chiedere aiuto a un piccolo villaggio noto per la sua tenace resistenza ai Romani.  Qui vivonoAsterix e Obelix impegnati a educare Menabotte, nipote del capo del villaggio. Asterix, Obelix e Menabotte partiranno come scorta di Beltorax, ma durante il viaggio nulla andrà come previsto… [sinossi]

«Astérix incarna maliziosamente tutte le virtù dei nostri antenati Galli. L’umorismo di René Goscinny e Uderzo vi farà amare questo piccolo guerriero baffuto, personaggio nuovo nel mondo dei fumetti.». Con queste parole, pubblicate il 29 ottobre del 1959 sul numero uno della rivista Pilote, prende vita ufficialmente l’universo fumettistico di Asterix, il baffuto e mingherlino gallo deciso a dar filo da torcere ai romani che stanno cercando di assoggettare al proprio impero tutte le genti considerate “barbare”. Cosa è rimasto oggi, a cinquantatré anni suonati di distanza, dell’idea poetica e ironica che mosse Goscinny e Uderzo a donare il respiro vitale a un nuovo personaggio? Molto poco, almeno a giudicare dall’intera serie di film live-action tratti più o meno liberamente dalle storie pubblicate nel corso degli anni su albi e riviste specializzate: mentre i film a disegni animati di Asterix continuano a riscuotere ancora oggi il successo che meritano (e titoli come Asterix il Gallico, Asterix e Cleopatra e Le dodici fatiche di Asterix hanno oramai raggiunto presso gli appassionati lo status di cult-movie), i quattro film “in carne e ossa” finora portati a termine mostrano inesorabilmente la corda. Chi serba ancora memoria, a poco più di dieci anni di distanza dalla loro uscita, di film pesantemente mediocri come Asterix e Obelix contro Cesare e Asterix e Obelix – Missione Cleopatra? Decisa a inseguire mode, velleità e costumi di una generazione che ha poca dimestichezza con Asterix e – cosa assai più grave – con la Storia in cui si ambientano le sue avventure, la produzione ha portato a termine operazioni rischiose e condannabili sotto più punti di vista, eterne strizzatine d’occhi al rutilante mondo contemporaneo.

Si è giunti così anche al di là della Manica… Già, perché in questa occasione Asterix e Obelix se ne vanno in quel di Britannia, nuova terra delle ricchezze su cui hanno posato gli occhi le legioni di soldati romani capitanate da Caio Giulio Cesare: per la trasferta, oltre al fedele cagnolino Idefix, si attrezzano portando con loro anche un giovane scapestrato, il nipote del capo del villaggio Menabotte. L’idea, ovviamente, è quella di trapiantare il segreto della pozione magica del druido Panoramix – che dà poteri sovrumani a chi la ingerisce e non ha alcun effetto solo ed esclusivamente sul corpulento Obelix, che vi è caduto dentro quando era solo un bambino – anche in terra d’Albione, in modo da permettere alle popolazioni locali di contrastare l’avanzata romana. La solita prevedibile solfa di scazzottate, condite da una colonna sonora rock esaltante da un punto di vista strettamente musicale quanto allo stesso tempo del tutto fuori tono rispetto al ritmo e al timbro che dovrebbe avere la vicenda. Un crimine di lesa maestà che viene ribadito nella messa in scena di gag dal doppio senso sessuale scontate e inutilmente volgari, e trova ulteriore compimento proprio nel personaggio di Menabotte, del tutto inadeguato alla memoria delle illuminate vignette di Goscinny e Uderzo. L’unico spunto degno di interesse riguarda il lavoro di sceneggiatura per quel che concerne l’ingresso in scena degli invasori norreni, guerrieri impavidi che vorrebbero conoscere la paura per poter comprendere l’unica cosa a loro ignota: una serie di siparietti meglio calibrati rispetto al resto del film, e una buffa naiveté che riporta alla mente la vibrante ironia delle tavole disegnate. Ma è davvero poca cosa, e viene troppo presto fagocitata dal resto del film. Forse l’unico vero motivo di interesse di questa sciatta avventura tridimensionale – il 3D è quantomai superfluo – risiede nella possibilità di vedere all’opera Gérard Depardieu in un momento in cui non si fa altro che parlare della sua risibile scelta di rinunciare alla cittadinanza francese (trovando asilo nella temibile Russia putiniana) per evitare di pagare le tasse imposte dal governo Hollande alle fasce più facoltose della popolazione transaplina. Come Obelix si rifiutava – per ragioni assai più condivisibili – di pagare le gabelle decise da Roma, così Depardieu se ne fugge a Mosca, pronto a tutto pur di difendere il proprio statuto di privilegiato: probabilmente, come cantava venti anni fa Corrado Guzzanti nella sigla di Avanzi “è tardi ormai per la questione morale; è come imporre ai tuoi ventisei figli l’anticoncezionale”. Purtroppo.

Info
Il trailer di Asterix e Obelix al servizio di sua maestà.

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