Fukushame – Il Giappone perduto
di Alessandro Tesei
Arriva anche per il cinema italiano il momento di confrontarsi con l’immane tragedia del popolo giapponese: Fukushame – Il Giappone perduto irrompe sulla scena trascinando la videocamera proprio nella zona proibita, quell’area di venti chilometri attorno alla centrale di Fukushima evacuata e divenuta una sorta di non-luogo.
Sindrome giapponese
11 Marzo 2011: Il Giappone è colpito da uno dei più violenti terremoti mai registrati, seguito da uno tsunami che distrugge chilometri di costa e pianura. Sulla costa l’onda, superando ogni barriera di sicurezza, arriva a danneggiare seriamente la Centrale Nucleare di Fukushima provocando un rilascio ingente di particelle radioattive che si disperdono in tutto il Giappone a macchia di leopardo. La “No-Go Zone” viene immediatamente evacuata divenendo territorio off-limits per chiunque. Sette mesi dopo la sciagura Alessandro Tesei, fotoreporter italiano, riesce ad entrare nell’area proibita… [sinossi]
Sono passati quasi due anni dall’11 marzo del 2011, quando il Giappone venne prima scosso da un devastante terremoto e quindi ghermito dalle terribili onde di uno tsunami che aggredì le coste della regione di Tōhoku, invadendo la terra per decine di chilometri. La Kanagawa oki nami ura, la grande onda divenuta celebre grazie alla splendida xilografia di Hokusai, si era abbattuta con tragica realtà sulla terra di Yamato, generando terrore e morte: ma ancora peggiore sarebbero stati i suoi effetti sulla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, talmente danneggiata da provocare la fusione del nocciolo a tre reattori presenti nello stabilimento. Un disastro che ha avuto quantomeno il merito – se si può utilizzare un termine simile – di riaprire a livello mondiale il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare e sulle problematiche che esso comporta.
In questi due anni o poco meno il cinema non è stato a guardare, ed è interessante sottolineare come sia stata per prima la stessa industria nipponica a confrontarsi con il dramma interno, come dimostrano tra gli altri lo stupefacente dittico di Sion Sono, composto da Himizu e The Land of Hope, e River, opera del prolifico cineasta Ryuichi Hiroki. Dopotutto la cinematografia giapponese aveva già avuto modo di distinguersi per la sua riflessione sull’era atomica all’epoca dei primi kaijū eiga, i film di mostri giganti di cui fu capofila il Godzilla di Ishirō Honda.
Anche il resto del mondo, in ogni caso, non è rimasto con le mani in mano: in questo senso 4 Bâtiments, face à la mer, nel quale l’artista francese Philippe Rouy lavora e monta il materiale video reso pubblico dalla TEPCO (acronimo che identifica la Tokyo Electric Power Company, la più importante compagnia elettrica del Giappone nonché la proprietaria degli impianti di Fukushima), rappresenta un paradigma quanto mai efficace.
E arriva ora anche per il cinema italiano il momento di confrontarsi con l’immane tragedia del popolo giapponese: Fukushame – Il Giappone perduto, documentario diretto da Alessandro Tesei e partorito insieme al lavoro in fase di scrittura e di montaggio di Matteo Gagliardi, irrompe sulla scena trascinando la videocamera proprio nella zona proibita, quell’area di venti chilometri attorno alla centrale di Fukushima evacuata e divenuta una sorta di non-luogo. Allo stesso tempo il giovane regista jesino cerca di gettare uno sguardo sull’umanità giapponese, intervistando proprio chi non ha più un tetto sulla testa ed è costretto a vivere lontano dalla propria dimora e da quella degli avi – tema di non secondaria importanza, in una nazione in cui è ancora così forte e avvertibile la religione shintoista – e, magari, ha anche qualche parente che lavora alla TEPCO. Un progetto affascinante e senza dubbio importante, ma che non è esente da una serie di difetti strutturali: se si esclude un’intervista all’ex-premier Naoto Kan, portata a termine dal giornalista Pio D’Emilia per Sky e ceduta gratuitamente al documentario, Fukushame non riesce a scavare in profondità nelle dinamiche di potere che agitano il Giappone contemporaneo, cosicché sia la già citata TEPCO sia l’attuale governo di destra capitanato da Shinzo Abe (con una pericolosa deriva di recupero del nucleare come principale energia da utilizzare per il paese) rimangono completamente esclusi dal montaggio, lasciando nell’ignoranza lo spettatore non particolarmente edotto sugli avvenimenti. Al di là di alcune sviste (le manifestazioni contro il nucleare definite le più imponenti del Giappone del dopoguerra, glissando dunque sulla forza della piazza all’epoca dello Zengakuren, il movimento studentesco che culminò nel riottosto Sessantotto giapponese), l’impressione è che nel voler posare gli occhi sul popolo del Giappone si sia lasciata in secondo piano la società nel suo complesso, la struttura culturale ed economica di una terra ricca e stratificata, non priva di contraddizioni. In questo modo l’apprezzabile messaggio del documentario risulta in parte impoverito, per quanto senza dubbio non compromesso: lo ribadisce anche uno stile eccessivamente ondivago, non sempre perfettamente consapevole del proprio ruolo documentario.
Un’opera ancora imperfetta, dunque, che riesce in ogni caso ad affrontare le problematiche scaturite dall’incidente nucleare di Fukushima da una prospettiva finora poco abusata. E questo, al di là di tutto, è un merito di non poco conto.
Info
Il trailer di Fukushame – Il Giappone perduto.
Il sito di Teatro Primo Studio, che ha prodotto Fukushame.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Fukushame - Il Giappone perduto
- Paese/Anno: Italia | 2012
- Regia: Alessandro Tesei
- Sceneggiatura: Alessandro Tesei, Matteo Gagliardi
- Fotografia: Pierpaolo Mittica
- Montaggio: Matteo Gagliardi
- Interpreti: Anna Mantovani, Antonio Paiola, Fabio Massimo Bonini, Katsunobu Sakurai, Luca Sandri, Michio Kaku, Naoto Kan, Seiichi Nakate
- Colonna sonora: CQFP, Giulio D'Agostino, Otolab
- Produzione: A World With a View, Teatro Primo Studio
- Distribuzione: Teatro Primo Studio
- Durata: 65'
- Data di uscita: 23/01/2013



4 Bâtiments, face à la mer
Himizu