Pazze di me
di Fausto Brizzi
Ancor più che in passato, Brizzi con Pazze di me si palesa come il massimo esponente della “normalità”, come l’uomo della maggioranza silenziosa, declinando alle estreme conseguenze lo spunto di dalemiana memoria in cui si immaginava l’Italia come un “paese normale”.
Quando le donne avevano la coda
Andrea, unico maschio in un’ingombrante famiglia tutta al femminile (sono sette: mamma, tre sorelle, nonna, badante e cane, rigorosamente femmina), ha finalmente incontrato Giulia, la donna della sua vita. Poiché nessuna delle precedenti fidanzate è mai sopravvissuta al deflagrante impatto con le invadenti e devastanti femmine, al povero Andrea sembra che l’unico modo per sopravvivere sia quello di mentirle e spacciarsi per orfano. Ma le sette mine vaganti sono in agguato e l’inganno cade presto. Comincia così per il malcapitato Andrea un buffo percorso ad ostacoli per salvare la sua relazione. Fino a quando resisterà la povera Giulia? [sinossi]
Con la crisi montante – di idee, di incassi, di progettualità – del nostro cinema, ecco che arriva un nuovo film di Fausto Brizzi e forse riesce a fotografare con esattezza – e involontariamente – il pessimo stato delle cose dell’italianità, nel cinema ma non solo. Massimo esponente di un certo tipo di commedia che – stando a quanto dichiara il regista stesso – guarderebbe al modello anglo-americano (e invece strizza costantemente l’occhio ai prodotti più bassi della comicità nostrana), Brizzi è stato per diversi anni un innegabile e infallibile inventore di prototipi (come lui stesso ha avuto modo di definirli in una recente lettera a l’Espresso), dal revival giovanilistico anni ’80 con Notte prima degli esami e relativo seguito, al conflitto/scontro sentimentale condito da un cast di all-star nostrane con Ex e il dittico Maschi contro femmine e Femmine contro maschi.
La crisi, di botteghino ma soprattutto di riuscita complessiva dell’operazione, è arrivata con Com’è bello far l’amore, aggravatasi ora con Pazze di me. Parliamo di crisi non certo perché, a parte il primo capitolo di Notte prima degli esami, fossero apprezzabili film come Ex o come Femmine contro maschi. Erano film in cui la furbizia combinatoria riusciva a unire cast, sceneggiatura, messa in scena e idea di fondo in un “corpo” cinematografico a sé stante, completamente sganciato dalla realtà italiana, eppure coerente. A Brizzi infatti – e anche questo l’ha ripetuto più volte – non interessa guardare ai modelli della commedia all’italiana (che coglieva nel segno dei vizi e delle codardie dell’uomo medio), quanto costruire una formula di commedia sentimentale chiusa in se stessa, a-sociale e a-politica. Eppure, anche questo tipo di scelta, nei suoi film precedenti finiva per essere “politica”, politica nel senso di una fuga dal reale, di un ostinato disinteresse verso ciò che non fosse inerente a quel mondo “da favola” descritto.
La tendenza allo sketch, già ravvisabile in Com’è bello far l’amore e assecondata in film a episodi come Ex e Maschi contro femmine, è preoccupante per uno come Brizzi che, insieme al sodale Marco Martani, nasce come sceneggiatore e dunque dovrebbe saper tenere in piedi la struttura narrativa di un film; una tendenza alla narrazione sfilacciata e disordinata che pare il segno più indicativo di un inquietante navigare a vista, dove sono le stesse professionalità a venir meno, dalla recitazione alla scrittura per passare alla messa in scena e alla fotografia. Sembra di assistere in Pazze di me alla sagra del “mettiamoci la prima cosa che ci viene in mente”, dalla donna forte che tiene lezioni sulla femminilità (imitando il Tom Cruise di Magnolia), a malintesi comici plautini che durano il tempo di un singolo sketch (Mandelli che finge di non conoscere i suoi familiari), fino ad arrivare a gag in puro stile avanspettacolo: la nonna sulla sedia a rotelle che cade in piscina, il monsignore che finisce per mettere le mani sulle tette di una donna, il vegano che si ribella all’esposizione di un bel maiale pronto per essere mangiato, ecc.
Eppure… Eppure… Va almeno detto che si tratta di un’occasione sprecata. L’idea infatti, tratta dal romanzo omonimo di Federica Bosco, poteva non essere male; c’era l’opportunità di mettere alla berlina l’inossidabile mammismo del maschio italico. Però, oltre a tutto quel che s’è detto, c’è da aggiungere che Brizzi non può – e non vuole – mettere alla berlina il maschio italico, visto che è assolutamente dalla parte del suo protagonista, tanto che nulla di quanto accade è mai colpa sua, quanto piuttosto il frutto della follia delle donne della sua vita. L’altra occasione mancata, e lo ripetiamo, è nella scelta del protagonista, un protagonista che Brizzi aveva potenzialmente già nel cast. Si tratta di Alessandro Tiberi, ottimo giovane interprete del nostro cinema, che sarebbe stato assolutamente adatto al ruolo e che continua purtroppo a essere relegato a parti di secondo piano.
Info
Il trailer di Pazze di me.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Pazze di me
- Paese/Anno: Italia | 2013
- Regia: Fausto Brizzi
- Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Federica Bosco, Marco Martani
- Fotografia: Marcello Montarsi
- Montaggio: Luciana Pandolfelli
- Interpreti: Alessandro Tiberi, Chiara Francini, Claudia Zanella, Flavio Insinna, Francesco Mandelli, Gioele Dix, Loretta Goggi, Maurizio Micheli, Paola Minaccioni, Valeria Bilello
- Colonna sonora: Bruno Zambrini
- Produzione: Rai Cinema, WildSide Media
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 94'
- Data di uscita: 24/01/2013








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