The Impossible

The Impossible

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Si guarda The Impossible, si soffre pure per i Bennet, magari spendendo qualche lacrimuccia per Maria e Lucas, madre e figlio belli e coraggiosi, ma ci si domanda dove siano finiti tutti gli altri, quelli che il paese lo dovranno ricostruire, che dovranno piangere un numero elevatissimo di morti, magari portando un cocktail con ombrellino ai nuovi turisti.

La fortuna è cieca (e anche un po’ bionda)

Maria Bennett e il marito Henry, con i tre figli Lucas, Thomas e Simon, decidono di trascorrere le vacanze di Natale in un paradisiaco resort in Thailandia. Il loro soggiorno idilliaco viene però sconvolto dallo tsunami che si abbatte sul villaggio… [sinossi]

The Impossible è tratto da una storia vera, come vera sembra l’onda che travolge la famiglia Bennet e come dannatamente vere sembrano le profonde ferite di Maria, una Naomi Watts in corsa per l’Oscar. Sembrano vere le lacrime, i cadaveri, il sangue, la devastante forza della natura, il resort spazzato via, le grida, il dramma. Tutto così vero da abbagliare, come il sonoro stordente o quei ripetuti movimenti di macchina che ci rivelano le dimensioni del disastro. Già, tutto vero, perché è accaduto, come sappiamo e come abbiamo visto più e più volte in televisione e anche sul grande schermo – difficile dimenticare Hereafter di Clint Eastwood, un po’ più facile scordarsi del fantasioso Haeundae di Je-gyun Yun.

Insomma, Juan Antonio Bayona intreccia melodramma e disaster movie, inseguendo sequenza dopo sequenza un realismo che tecnicamente riesce a raggiungere ma che gli sfugge tra le dita, sacrificato sull’altare di scelte smaccatamente commerciali, imperdonabilmente eurocentriche e hollywoodiane. Facce da copertina, capelli biondi, un’overdose di buoni sentimenti e una macchina da presa incollata ai poveri turisti, ai loro volti feriti e smarriti, travolti dallo tsunami e dalle difficoltà di orientarsi e organizzarsi in un paese straniero. Ecco, un paese straniero, mica le spiagge di Cape Cod o le bianche scogliere di Dover: si guarda The Impossible, si soffre pure per i Bennet, magari spendendo qualche lacrimuccia per Maria e Lucas, madre e figlio belli e coraggiosi, ma ci si domanda dove siano finiti tutti gli altri, quelli che il paese lo dovranno ricostruire, che dovranno piangere un numero elevatissimo di morti, magari portando un cocktail con ombrellino ai nuovi turisti.

Bayona è un bravo regista, molto apprezzato per l’opera prima The Orphanage, horror addolcito dal melodramma. Con The Impossible sembra quasi rovesciare la formula, infarcendo il melodramma di dettagli truculenti, quasi orrorifici. Una scelta che funziona, come la sontuosa ricostruzione dello tsunami: una sequenza interminabile, complessa, girata e montata a meraviglia. Perché, in fin dei conti, The Impossible è un ottimo prodotto, un blockbuster che aggiorna in chiave realistica i disaster movie degli anni Settanta. Si veda, ad esempio, il sagace utilizzo del sonoro con lo schermo nero, seguito dall’inquadratura del mare aperto, apparentemente tranquillo. Sembra Lo squalo, con quel brivido lungo la schiena che annuncia un nemico invisibile, inarrestabile.

Passata l’onda gigantesca e consumata buona parte del budget, il film inizia a girare su se stesso, a non guardarsi intorno, a infischiarsene del contesto: la miracolata famiglia Bennet, costantemente accompagnata da una costruzione narrativa ricattatoria, diventa la perfetta e involontaria rappresentazione di un punto di vista superficiale. E allora la didascalia iniziale, la tanto decantata “storia vera”, perde buona parte del suo significato e del suo potenziale, nonostante l’insistenza sulla lotta per la sopravvivenza e la centralità della figura materna: The Impossible è la cartina tornasole delle capacità produttive della cinematografia spagnola, è una vetrina per Bayona e per il giovane Tom Holland (Lucas), una sorta di replicante di Jamie Bell, ma è anche un deciso passo indietro rispetto a The Orphanage, molto più misurato ed emotivamente sincero.

The Impossible è un buon film, appassionerà molti spettatori, ma è sostanzialmente scorretto, appesantito da una lunga serie di scelte facili, di scorciatoie, dall’immancabile colonna sonora ai meccanici movimenti di macchina che ci mostrano il resort, il campo, l’ospedale. Alla fine l’aereo decolla e il disastro è alle spalle. Ecco, questo è tristemente vero.

Info
Il trailer italiano di The Impossible.
The Impossible su facebook.
Il sito ufficiale di The Impossible.
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