Final Cut: Hölgyeim és uraim

Final Cut: Hölgyeim és uraim

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L’amore nelle sue diverse sfaccettature è il cuore nevralgico del sublime, personalissimo lavoro di György Pálfi, Final Cut: Hölgyeim és uraim. Amore tra uomo e donna, come anche amore incondizionato per il cinema.

In the Mood for Love

Come fare a portare sullo schermo la storia d’amore definitiva, quella capace di far battere all’impazzata il cuore degli innamorati che la stanno vivendo così come quello del pubblico in sala? La soluzione c’è: prendere tutte le storie d’amore più belle, più famose e più citate dalla storia del cinema e fonderle in una sola, partendo da un gioco di sguardi fra due sconosciuti. Pálfi ha deciso di raccontarci questa storia usando le immagini di 450 film significativi della storia del cinema mondiale e di qualche serie televisiva… [sinossi – TFF 2013]

György Pálfi, a vederlo dal vivo, è un lungagnone barbuto dall’aria simpatica, che con la sua statura pare volersi sfrontatamente arrampicare fino alle porte del paradiso. Di sicuro è il talento cinematografico di questo ragazzone ungherese, classe 1974, ad avere qualcosa in comune con l’Empireo celebrato dai versi di Dante. Lo sanno bene quei cinefili che hanno avuto la fortuna di confrontarsi con opere come Hukkle (2002) e Taxidermia (2006). Esempi, questi, di una filmografia coraggiosa in cui l’originalità dei progetti si sposa bene con la volontà di sperimentare a livello linguistico. Non è un caso che gli organizzatori del Trieste Film Festival abbiano voluto premiare il cineasta magiaro per l’insieme della sua opera, nel corso della serata finale. E la cerimonia di premiazione del festival ha avuto poi, quale piatto forte di questo evento conclusivo, la proiezione dell’ultima fatica di Pálfi, ovvero Final Cut: Hölgyeim és uraim. Spiritosamente l’ungherese ha detto che sarebbe giusto ridurre il premio in tanti piccoli pezzettini e dividerlo con centinaia di colleghi. Non è un modo di dire. Come suggerisce il titolo, Final Cut: Hölgyeim és uraim è effettivamente un film di montaggio realizzato smembrando un gran numero di pellicole (pare che inizialmente fossero circa 600, mentre per la versione definitiva ne sono state utilizzate poco più di 400), nella spasmodica ricerca delle inquadrature funzionali a comporre, magicamente, un’opera debitrice di altre ma dotata di un respiro autonomo, di un tocco inconfondibile.

L’amore nelle sue diverse sfaccettature è il cuore nevralgico del sublime, personalissimo lavoro di György Pálfi. Amore tra uomo e donna, come anche amore incondizionato per il cinema. Anzi, non sarebbe sbagliato definire Final Cut: Hölgyeim és uraim una lunga e appassionata dichiarazione d’amore: da Star Wars a Il Dottor Zivago, da Sharon Stone a Giulietta Masina, dall’animazione giapponese a quella targata Disney, dai tratti malinconici del volto di Matti Pellonpää nei film di Kaurismäki ai lineamenti più spigolosi di certi divi hollywoodiani, dal connazionale Jancso ad Almodovar, tutto viene riciclato e soprattutto rifunzionalizzato attraverso accostamenti talvolta davvero geniali. Stessa cosa per i contrappunti musicali, studiati saccheggiando alcune tra le più belle colonne sonore. Ovvio che non sia citazionismo fine a se stesso. Il regista ungherese partendo da un materiale così variegato si è cimentato nell’impresa di ricreare un’ipotetica storia d’amore fatta di primi incontri, matrimoni, tradimenti, litigi, duelli, baci appassionati, finanche sesso selvaggio! Dal pressoché inedito campo e controcampo di film che non si erano mai conosciuti prima (scusate, ma viene spontaneo parlare di film come fossero persone persone in carne e ossa) scaturisce di volta in volta un senso nuovo, capace di stimolare le emozioni più disparate. Il gusto del riconoscere le singole scene e i tanti volti apparsi, magari per un istante appena, sullo schermo, si fonde così con reazioni che vanno dalla profonda empatia al divertimento puro, essendo lo humour uno degli ingredienti più gettonati.

E a proposito di sfumature ironiche, viene da sorridere al pensiero di come era stato presentato il film in sala: regista e intervistatrice si erano infatti soffermati su come Final Cut: Hölgyeim és uraim sia anche una risposta sottilmente beffarda alle difficoltà finanziarie, organizzative e politiche che stanno rendendo difficile, per i nuovi registi, continuare a far cinema, in Ungheria. Beh, se la cosiddetta arte di arrangiarsi può arrivare a questi livelli, almeno moralmente Pálfi e compagni hanno già vinto su chi vorrebbe spezzare loro le ali.

Info
Il sito di Final Cut: Hölgyeim és uraim.
Il trailer di Final Cut: Hölgyeim és uraim su Youtube.
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