Les Misérables

Les Misérables

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Tra sogni spezzati, sacrifici e redenzione Tom Hooper con Les Misérables porta sullo schermo un inno all’amore e alla libertà, sicuramente maestoso e imponente, forse però non così travolgente

Il popolo che canta

Ambientato  sullo sfondo della  Francia  del XIX secolo,  Les  Misérables racconta  una storia affascinante di sogni spezzati e di amore non corrisposto, di passione, sacrificio e redenzione. L’ex-prigioniero Jean Valjean, dopo esser venuto meno agli accordi, viene inseguito per decenni dallo spietato poliziotto Javert. Quando Valjean promette di prendersi cura della giovane figlia dell’operaia Fantine, Cosette, le loro vite cambiano per sempre… [sinossi]

I compositori francesi Alain Boublil e Claude-Michel Schönberg hanno cominciato a lavorare all’adattamento musicale de I miserabili di Victor Hugo nel 1978 – dando vita a una prima versione in francese – ma solo due anni dopo il regista ungherese Peter Farago ha proposto al produttore Cameron Mackintosh di trasformare l’opera in un musical in lingua inglese: così – grazie al lavoro del team costituito dai due compositori originari, due registi (Trevor Nunn e John Caird) e un paroliere (lo stesso Fenton, poi sostituito da Herbert Kretmezer) – prende forma quello che sarà destinato a diventare uno dei maggiori successi della storia del teatro, con oltre 60 milioni di biglietti strappati per più di diecimila repliche (il musical – “il più longevo di sempre” – è stato rappresentato in 42 paesi, in 21 lingue diverse).
Adesso Les Misérables, forte del suoi successi nei maggiori theatre districts del mondo, si prepara a un nuovo esordio, quello in campo cinematografico, e a dirigerlo c’è Tom Hooper, il pluripremiato regista de Il discorso del re: il risultato è un progetto epico e ridondante, un film che presta le potenzialità del cinema colossal a una struttura che non pare subire alcuna altra contaminazione rispetto all’impianto teatrale di partenza (“Volevo rispettare la forma cantata del musical” ha spiegato Hooper nelle note di regia “Volevo creare una realtà alternativa sul film dove le persone comunicano attraverso le canzoni”). Centocinquantadue minuti di pura potenza musicale, senza un dialogo parlato, con uno sviluppo della storia che si articola solo melodicamente: il risultato è un’operazione mastodontica, sicuramente suggestiva sotto il profilo estetico ma forse un po’ troppo vischiosa, appesantita in parte dalla sua radicalità.

Hooper – che con Il discorso del re aveva puntato i riflettori sull’umanità e le fragilità di un uomo ”normale” alle prese con la “straordinarietà” del suo ruolo – si confronta con la miseria con estetica caravaggesca, indugiando su espressioni e imperfezioni, curando con perizia tutti quei dettagli che contribuiscono alla creazione di un quadro credibile e realistico pur nei suoi slanci più iconici e barocchi: e fare la differenza infatti è l’eccellente lavoro di ricostruzione iconico-scenografica, vero fiore all’occhiello dell’intera operazione. “Nel libro c’è la storia intera, il passare del tempo, i grandi paesaggi, Parigi nel diciannovesimo secolo – tutto incredibilmente visivo e difficile da rendere in teatro” ha dichiarato la produttrice Debra Hawyard “Abbiamo approfittato degli elementi visivi del musical e del romanzo e li abbiamo ampliati. Eravamo decisi a realizzare un’esperienza visivamente epica oltre che un’esperienza musicale fantastica”: i toni epici da opera pop aiutano Les Misérables a restituire potenza e vigore al ritratto sociale nel suo insieme (la Rivoluzione francese, il desiderio di libertà di un popolo schiacciato dalla povertà), così come non deludono le parentesi dal ritmo più incalzante (su tutte la sequenza nella locanda con Helena Bonham Carter e Sasha Baron Cohen), ma la complessità della struttura si dimostra meno funzionale quando la storia entra nel merito delle vicende dei singoli personaggi, alle prese con drammi e dubbi che li rimettono costantemente in discussione come individui (“Who am I?” si chiede Jean Valjean, ma la ricerca e l’affermazione della propria identità è un vero e proprio leit-motiv nella storia). Nel confrontarsi con le tragedie private dei personaggi la versione di Hooper ridimensiona l’estrema potenza dell’affresco corale, finendo per apparire talvolta meno incisiva: fa eccezione il ruolo cruciale di Fantine – vero e proprio motore dell’intero dramma – che con il suo sacrificio e la sua sofferenza diventa il simbolo della lotta e della forza della speranza, della dignità e della potenza dell’amore: a darle volto è una bravissima Anne Hathaway, che pur rimanendo in scena solo per una manciata di minuti si guadagna senza sforzo la palma di migliore elemento del cast e – dopo aver sbaragliato la concorrenza aggiudicandosi il Golden Globe per la migliore attrice non-protagonista – prosegue la sua marcia trionfale nella award season (è nominata anche per l’Oscar).

C’è da dire che il cast nel suo insieme si dimostra all’altezza delle aspettative, anche se il canto rigorosamente live (a dispetto della consuetudine del playback per i musical sul grande schermo) non sembra valorizzare tutti allo stesso modo: così se si dimostrano efficaci soprattutto Eddie Redmayne, Amanda Seyfried e Samantha Barks (che già aveva prestato la sua voce a Eponime a teatro nella produzione londinese 2010-2011), scricchiola un po’ Hugh Jackman – alle prese con una prova fisica non indifferente che lo vede al centro dell’azione quasi costantemente –  e sembra faticare più di altri Russell Crowe, la cui voce roca e profonda poco parrebbe adattarsi alle melodie.
Tra sogni spezzati, sacrifici e redenzione Tom Hooper porta sullo schermo un inno all’amore e alla libertà, sicuramente maestoso e imponente, forse però non così travolgente: certo impressiona positivamente la costruzione formale dell’opera e non disturba eccessivamente neanche quel pathos ultra-enfatico che Hooper infonde nei suoi onnipresenti primipiani, ma a Les Misérables sembra mancare quel quid in più che lo renda davvero potente e coinvolgente, un vero e proprio viaggio fra le storie nella Storia.

Info
Il sito ufficiale de Les Misérables.
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