Looper – In fuga dal passato

Looper – In fuga dal passato

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Opera terza di Rian Johnson, già apprezzato per il teen-noir Brick, Looper non si accontenta della sua apparente posa action, né si lascia sedurre in maniera particolare dalla possibilità di dare sfogo a una visionaria lettura del futuro prossimo. Uno sci-fi sull’umano, le sue pulsioni, il suo “maturare”.

Ritorno al futuro

Nell’anno 2044 esiste un gruppo di killer chiamato “Loopers”: questi assassini lavorano per conto della mafia, e il loro compito consiste nell’uccidere le persone che i capi della cosca inviano indietro nel tempo dal 2074. Un giorno uno dei killer si riconosce nella vittima prescelta, e la sua esitazione permette al suo se stesso “anziano” di fuggire… [sinossi]
Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso, le amicizie e le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me.
Franco Battiato, Segnali di vita

La teoria della relatività ristretta, da sempre attratta dall’ipotesi dello spostamento nel futuro, è da secoli arricchita con una certa frequenza da speculazioni filosofiche e scientifiche (o pseudo tali): non c’è dunque da stupirsi se è dalle suddette speculazioni che prende corpo uno dei filoni più ricchi della fantascienza. A partire da La macchina del tempo di Herbert George Wells, romanzo che preconizza in tutti i sensi l’aspirazione letteraria al viaggio alla velocità della luce, la sci-fi ha elaborato un numero pressoché infinito di ipotesi sulla capacità dell’uomo di attraversare il tempo muovendosi avanti e indietro nello stesso senza subire mutazioni apparenti. Anche per via di questo archivio storico copioso e stratificato, fa una certa impressione posare gli occhi su Looper, opera terza di Rian Johnson che raggiunge le sale italiane in ritardo di alcuni mesi sulla sua anteprima mondiale, svoltasi al Toronto Film Festival lo scorso settembre. Un lasso di tempo nel quale Looper ha avuto la possibilità di essere ammirato in ogni angolo del mondo, grazie anche alla già accennata peculiarità che lo contraddistingue dal resto del panorama della Settima Arte interessato ai viaggi temporali: la macchina del tempo utilizzabile nel film non permette chissà quali evoluzioni da parte dei crononauti, ma non fa altro che collegare l’umanità del 2074 con quella di trenta anni precedente. Un biglietto di sola andata, insomma, gestito con sanguinoso lucro dalla criminalità, che ne sfrutta le potenzialità solo per condannare a morte le persone di cui desidera disfarsi. Trenta anni prima, infatti, le vittime designate trovano ad attenderli dei silenziosi killer, che aspettano la materializzazione solo per poter portare a termine l’esecuzione: sono i cosiddetti “looper”, a loro volta costretti, a un certo punto della carriera, a eliminare “loro stessi” di trent’anni più anziani. Così facendo sanno di avere di fronte un trentennio di vita da gestire come meglio credono, senza rischi aggiuntivi. Cosa succede però se un looper si trova a tu per tu con la sua controparte anziana e non riesce a ucciderla? E se questa controparte ha deciso di cambiare per sempre il futuro, impedendo così la morte della sua amata compagna?

Questo è lo spunto da cui parte il film di Rian Johnson, trentanovenne cineasta nativo del Maryland già apprezzato a livello mondiale per l’esordio Brick, splendido teenage movie mascherato da noir classico (o il contrario, se si preferisce), e per l’opera seconda The Brothers Bloom, ammaliante commedia “truffaldina” rimasta criminosamente inedita in Italia. Ma Looper non si accontenta della sua apparente posa action, né si lascia sedurre in maniera particolare dalla possibilità di dare sfogo a una visionaria lettura del futuro prossimo, anzi: gli squarci del 2044 e del 2074 che vengono concessi allo spettatore non prefigurano meraviglie tecnologiche, ma semmai una progressiva regressione dell’umanità. Ne viene fuori un cortocircuito temporale che lascia a bocca aperta, confermando la tensione naturale di Johnson a lavorare su un immaginario cinematografico d’antan, ben poco attratto dalle lusinghe della contemporaneità. Non è certo un caso che la macchina del tempo sembri più che altro un ammasso di fili e condotti di elettricità, e che l’arma – tutt’altro che all’avanguardia – in dotazione dei “looper” si chiami spingarda: Johnson trascina il suo film in uno spazio-tempo a se stante, lavorando sulle fascinazioni più imprevedibili (ci sono evidenti echi di Akira di Katsuhiro Ōtomo dietro la facciata del film) e dichiarando da subito la sua intenzione, profondamente umanista.

Looper è infatti un film di uomini e di donne, costretti a scelte estreme per poter (e potersi) garantire un “futuro”, sia esso stabile o incerto: il regista statunitense non lesina situazioni ad alto tasso adrenalinico – la reazione di Cid, interpretato con inquietante realismo dal piccolo Pierce Gagnon, all’irruzione nella fattoria di uno degli uomini di Abe è un esempio lampante – ma non si affida mai alla scelta più banale, dimostrando una capacità di gestione della messa in scena sorprendente. Elegante, a tratti splendidamente démodé, doloroso e malinconico, Looper è una delle conferme più preziose di una stagione cinematografica iniziata – per l’Italia, ovviamente – nel migliore dei modi. Un plauso particolare lo merita il cast (Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Qing Xu, Jeff Daniels), in grado di cogliere alla perfezione le sfumature di una storia di fantascienza che, in realtà, nasconde al proprio interno una stordente, tragica e imprevedibile riflessione sull’amore.

Info
Il sito ufficiale di Looper.
Looper sul canale YouTubeMovies.
Il trailer originale di Looper.
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