Dragan Wende – West Berlin

Dragan Wende – West Berlin

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Presentato durante la serata finale del Trieste Film Festival 2013 Dragan Wende – West Berlin di Lena Müller e Dragan von Petrović si certifica come un documentario non frivolo, visto che in filigrana vi si scorgono cambiamenti epocali come la caduta del Muro di Berlino, ma che risulta perfettamente in grado di divertire e appassionare lo spettatore, sia per la scelta dei personaggi che per il linguaggio cinematografico libero, vivace, quanto mai creativo.

Il fantasma del Muro, il fantasma della Yugoslavia

Il giovane Vuk parte da Belgrado e si mette sulle tracce del suo eccentrico zio Dragan Wende, re della strada e dei locali notturni nella Berlino Ovest degli anni ’70. Grazie ai loro passaporti jugoslavi, Dragan e i suoi amici passavano senza problemi da una parte all’altra della città, guadagnando soldi facili col contrabbando di beni e valuta e facendo molte conquiste galanti. Nel 1989, però, il Muro cade: improvvisamente tutto cambia. Vent’anni dopo, Dragan è un vecchio alcolizzato che vive di assistenza pubblica e ricordi di gioventù. Non ha più messo piede nella ex Berlino Est e di rado lascia l’ex Berlino Ovest. Vuk e la sua videocamera scoprono e ci mostrano il mondo bizzarro e tragicomico dello zio, abitato da vecchi immigrati jugoslavi, milionari in rovina e perdenti. Persone che una volta avevano vita facile e ora sono esperte di strategie di sopravvivenza, che non fanno che sperare in un ritorno del Muro, la cui caduta ritengono causa dei loro problemi. C’è poi Nonno Mile, l’84enne padre di Dragan, muratore emigrato a Berlino negli anni ’60. Andato in pensione dopo una vita passata a costruire una città che non gli era mai piaciuta, ha fatto ritorno in patria, quella “Jugoslavia” che nel frattempo ha smesso anch’essa di esistere. Una volta all’anno, torna a Berlino, per far visita ai suoi due fallimenti più grandi: la città e il figlio. [sinossi]
Ost Berlin West Berlin
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Nella serata finale del Trieste Film Festival è toccato al co-direttore Fabrizio Grosoli, storico collaboratore della kermesse ma per la prima volta al fianco di Annamaria Percavassi in questo nuovo e dedicato ruolo, evidenziare come il documentario sia un genere dalle molteplici sfaccettature. In grado quindi di generare nello spettatore una vasta gamma di reazioni emotive, tra cui anche un genuino divertimento. Almeno in determinati casi. E come a suggellare questa idea, che condividiamo appieno, è stato annunciato il titolo del documentario che in questa edizione ha vinto il premio del pubblico: Dragan Wende – West Berlin di Lena Müller e Dragan von Petrović. Si tratta di un lavoro non frivolo, visto che in filigrana vi si scorgono cambiamenti epocali come la caduta del Muro di Berlino, ma che risulta perfettamente in grado di divertire e appassionare lo spettatore, sia per la scelta dei personaggi che per il linguaggio cinematografico libero, vivace, quanto mai creativo.

La forma adottata dai realizzatori, cui va aggiunto quel Vuk Maksimovic personalmente coinvolto nella vicenda e quindi presenza fondamentale, colpisce infatti per il suo eclettismo: si va da montaggi rapidi e spiritosi a più lunghe scene di osservazione, da materiale fotografico decisamente vintage a pittoresche didascalie. Tutto per raccontare l’universo folle e anarcoide che ruota intorno all’eccentrico zio di Vuk, tale Dragan Wende, yugoslavo di origine ma colonna portante della Berlino by night per svariati anni, coi suoi affarucci non sempre limpidissimi e con quel vivere sempre al massimo, esibendo la spregiudicatezza del caso, il colorito circuito dei locali di tendenza. Solo che la caduta del Muro sembra aver spazzato via gran parte di quel mondo, riducendo Dragan e gli amici dalle vite altrettanto spericolate in condizioni ben più modeste. E così, dietro la confezione luccicante, si percepisce anche un sostrato malinconico, nella rievocazione di questa Berlino che fu; una Berlino divisa, che per molti tedeschi poteva rappresentare un cruccio, ma che arrivava ad essere il regno delle opportunità per una variegata galleria di personaggi, tra cui maliziose soubrette, playboy di successo, gestori di bar aperti fino a notte fonda, avventori dei night club più in voga, traffichini d’ogni genere dalla multiforme creatività. E difatti si scopre che in questa realtà stravolta i cittadini yugoslavi all’estero avevano un ulteriore vantaggio, potendosi spostare da Berlino Ovest a Berlino Est senza grossi intoppi burocratici e senza dover cambiare chissà quali somme di denaro. Miracolo del passaporto fornito loro dal maresciallo Tito. E vi lasciamo immaginare per quante e quali picaresche avventure ne avrebbero approfittato, Dragan e i suoi connazionali più smaliziati.

Tra aneddoti esilaranti e spazi di riflessione, ci si accorge che Dragan Wende – West Berlin è anche una storia di fantasmi: il fantasma del Muro, il fantasma di un’unità yugoslava spesso rimpianta, il fantasma di uno stile di vita venuto meno in modo fin troppo brusco. E tra tanti fantasmi ideologici e culturali ve n’è uno, stavolta umano, che ci ha lasciato un velo di commozione: quello di nonno Mile, l’anziano padre di Dragan che aveva lavorato nei cantieri di Berlino per qualche decennio conservando anche lui sentimenti nostalgici, nei confronti del paese di Tito. Purtroppo quest’uomo talvolta brusco ma estremamente schietto, genuino, è venuto a mancare durante la realizzazione del film, per cui viene spontaneo dedicare soprattutto a lui questo lavoro che alcuni cineasti, di gran lunga più giovani, hanno voluto portare avanti, celebrando così le generazioni che hanno preceduto la loro.

Info
Dragan Wende – West Berlin sul sito del Trieste Film Festival.

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