Paradise: Hope

Paradise: Hope

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Paradise: Hope conclude una trilogia indubbiamente singolare, nei temi e anche nella tempistica produttiva, attraversando simbolicamente i tre più importanti festival europei (Venezia, Cannes e adesso Berlino).

If you’re happy and you know it (clap your fat)

Sua madre è partita per il Kenya alla ricerca di ragazzi di spiaggia che possano provvedere ai suoi bisogni amorosi; la sua zia estremista cattolica è assorbita dal proprio evangelismo porta a porta. Così la tredicenne Melanie passa le sue vacanze in un centro dietetico tra le montagne austriache. Fra duri allenamenti e consigli nutrizionali, battaglie di cuscini notturne e una segreta festa alcolica nella discoteca locale, la ragazza si innamora del dottore che dirige il programma della dieta, un uomo di quarant’anni più anziano. Melanie usa tutte le sue armi di seduzione per aver la meglio su di lui… [sinossi]
If you’re happy and you know it, clap your fat
If you’re happy and you know it, clap your fat
If you’re happy and you know it,
And you really want to show it,
If you’re happy and you know it, clap your fat.

La repetitive song sadicamente storpiata per i ragazzini obesi del centro dietetico sembra delineare i limiti di Paradise: Hope, capitolo conclusivo della trilogia di Ulrich Seidl. If you’re happy and you know it risuona allegra e beffarda anche durante i titoli di coda, divertendoci e al tempo stesso lasciandoci la sensazione che qualcosa sia girato a vuoto, che il ritornello sia diventato un po’ meccanico e prevedibile. Si ride, certo. E si segue ancora con attenzione lo sguardo tagliente del cineasta austriaco sulla società contemporanea, ma i quadri graffianti dei primi due episodi, soprattutto di Paradise: Love, sembrano annacquati, quasi intimoriti.

Paradise: Hope è una conclusione monca, un discorso lasciato a metà. Coerente nella messa in scena, fatta di quadri fissi, soprattutto frontali, e di pochi movimenti di macchina, Paradise: Hope sembra arenarsi di fronte alla rappresentazione dell’adolescenza, inanellando i vari momenti di passaggio (l’innamoramento, le pulsioni sessuali, gli approcci, la prima sbronza e via discorrendo) quasi con una sorta di inaspettato pudore. L’oramai proverbiale crudeltà di Seidl arretra, a suo modo si normalizza, orfana di quei pugni nello stomaco che avevano caratterizzato i lungometraggi precedenti.

Non mancano le stoccate sagaci, i dettagli che colmano di senso questi stralci di quotidiano orrore, dall’adesivo di Radio Maria sulla macchina della zia [1], con tanto di indirizzo internet e frequenza, al fugace ma significativo accenno ai genitori divorziati. Perché, in fin dei conti, Seidl ci racconta di ragazzini abbandonati, complessati, bombardati da valori e stili di vita alquanto discutibili. Ma è proprio nella ricerca di affetto e attenzioni di Melanie, nelle reazioni del dottore e nella poco felice sequenza della (squallida) discoteca che si insinua nello sguardo di Seidl, oltre al suddetto pudore, un moralismo non debordante ma sospetto.

Paradise: Hope conclude una trilogia indubbiamente singolare, nei temi e anche nella tempistica produttiva, attraversando simbolicamente i tre più importanti festival europei (Venezia, Cannes e adesso Berlino). Una chiusura buonista, in calando, apprezzabile eppure deludente. E non è solo una questione di cattiveria, di filo conduttore strappato, di retromarcia narrativo: mancano le intuizioni visive del primo capitolo, l’ispirata composizione delle inquadrature, il coraggio di dilatare alcune sequenze difficilmente digeribili. La scena dell’orgia notturna nel parco pubblico di Paradise: Faith e l’estenuante sequenza di (mancato) sesso a cinque di Paradise: Love erano respingenti, forse persino odiose, ma coerenti e dannatamente realistiche. I primi due capitoli erano lungometraggi che si potevano anche disprezzare con tutte le proprie forze. Ed era un pregio.

Note
1. La zia Anna Maria è la protagonista del secondo capitolo, Paradise: Faith, mentre Paradise: Love racconta del viaggio in Kenya di Teresa, madre di Melanie. Le tre storie si svolgono nello stesso lasso di tempo.
Info
Paradise: Hope, il sito ufficiale.
Il trailer di Paradise: Hope.
La scheda di Paradise: Hope sul sito della Berlinale.
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