Don Jon

L’esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt è una commedia romantica non priva di verve, anche se prevedibile. Nel cast di Don Jon, oltre all’attore/regista, è da annotare la presenza di una monocorde Scarlett Johansson, di una fragile e bellissima Julianne Moore, e dell’irresistibile coppia Tony Danza/Glenne Headley, nel ruolo del padre e della madre di Jon.

La vita nelle proprie mani

Jon Martello è il miglior seduttore in discoteca e riesce, alla fine di ogni serata, a portarsi a casa le donne alle quali ha attribuito il punteggio più alto in una scala da uno a dieci. Ma Jon non cede alla sua reale passione fino a quando le sue conquiste del fine settimana se ne sono andate. Quindi accende il suo laptop e si dedica a una masturbazione dopo l’altra. Fin qui tutto bene. Ma a un certo punto Jon finisce sotto l’incantesimo di una ragazza che lo costringerà a rivedere la sua intera esistenza, basata fino a quel momento sulla passione per la pornografia, la mancanza di entusiasmo verso la propria famiglia una guida aggressiva… [sinossi]
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Fra tutti gli esordi alla regia di giovani attori hollywoodiani degli ultimi anni, Don Jon (Don Jon’s Addiction) di Joseph Gordon-Levitt rischia senza dubbio alcuno di accaparrarsi la palma del più bizzarro, o quantomeno del più imprevedibile. Per quanto il trentaduenne attore nativo di Los Angeles non sia nuovo a scelte contro corrente, che lo vedono passare dal set di blockbuster come Il cavaliere oscuro – Il ritorno e Inception a opere maggiormente indipendenti quali 50 e 50 e Hesher è stato qui, fino all’ottimo sci-fi umanista Looper di Rian Johnson, in pochi con ogni probabilità avrebbero immaginato di vederlo muovere i primi passi dietro la macchina da presa raccontando una storia di pornomania in cui la rom-com e il grottesco si mescolano senza alcuna soluzione di continuità.

A prima vista Don Jon potrebbe apparire come il bright side di Shame, l’opera seconda con cui il cineasta britannico Steve McQueen ha confermato il proprio talento espressivo: anche Jon Martello, come il Brandon interpretato da Michael Fassbender, vive in uno stato di completa dipendenza dal sesso e anche lui, esattamente come il businessman newyorchese, non avrebbe alcun problema a conquistare anche la donna più esigente e sofisticata. Ovviamente le somiglianze tra le due pellicole si esauriscono ben presto: mentre Steve McQueen gettava il suo personaggio negli inferi di un’esistenza incompiuta, per la quale non è prevista probabilmente alcuna via d’uscita, Joseph Gordon-Levitt si muove in tutt’altra direzione. Il suo Jon Martello, virgulto di una famiglia italiana descritta ai limiti dello stereotipo razziale (padre spaccone, iracondo e volgare; madre gentile, appassionata e idolatra del figlio maschio; sorella apatica e del tutto distaccata dal resto del nucleo familiare), sarà costretto a compiere un percorso di maturazione che prevede la piena coscienza di sé e il superamento della sua affezione morbosa nei confronti dei materiali pornografici reperibili online.

La sceneggiatura, a ben vedere, rappresenta l’aspetto più debole di Don Jon: scritta sempre dal poliedrico Gordon-Levitt – la cui interpretazione nei panni del protagonista, a scanso di equivoci, è davvero eccellente – riesce a indovinare alcuni dialoghi al fulmicotone, ma quando si tratta di affrontare la svolta del film, con Jon destinato a rivedere la propria esistenza, finisce inevitabilmente per cadere in un’eccessiva prevedibilità. Proprio quella “normalità” che nella prima mezz’ora sembra messa al bando una volta per tutte: del tutto disattento alle regole moraliste di Hollywood, Gordon-Levitt infarcisce la messa in scena di immagini pornografiche reperite in rete, in un profluvio visivo che permette di rendere evidente agli occhi dello spettatore la “dipendenza” di Jon e allo stesso tempo sdogana il materiale “proibito” e “indecente” mostrandone l’assoluta quotidianità, perfino banale nella sua reiterata sciatteria. È questo l’aspetto più interessante di una commedia romantica che ha il pregio di non volersi far incasellare in regole predefinite, come dimostra in maniera palese anche la sorpresa finale – che non viene qui svelata per puro scrupolo – ribaltamento della prassi che non sarebbe lecito aspettarsi in un film che sembra procedere in maniera piuttosto lineare, eccezion fatta per il già citato utilizzo di materiale vietato ai minori.

Attore dall’indubbio talento, Joseph Gordon-Levitt si dimostra quindi anche regista attento, forse non particolarmente ambizioso ma senza dubbio coraggioso nel non lasciarsi fagocitare da Hollywood e dalla sua prammatica produttiva. Nel resto del cast è da annotare la presenza di una monocorde Scarlett Johansson (più passano gli anni e più la sua capacità espressiva sembra sbiadirsi), di una fragile e bellissima Julianne Moore, e dell’irresistibile coppia Tony Danza/Glenne Headley, nel ruolo del padre e della madre di Jon.

Info
Il sito in italiano di Don Jon.
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