La religiosa

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Indeciso su quale registro donare al film, Nicloux finisce per perdersi: se la prima parte è in grado di regalare sequenze piuttosto ispirate, nella seconda parte La religiosa non riesce quasi mai a mantenere un tono costante, tra la satira sardonica e la tragica realtà.

Clausura!

Suzanne Simonin descrive le sofferenze della propria vita in una serie di lettere. Appena adolescente viene spedita in convento contro la sua volontà. Visto che i genitori non possono permettersi la dote per un matrimonio adatto al suo rango sociale, decidono che le debba iniziare una vita da suora. Nonostante la gentilezza e la comprensione della Madre Superiora, che la aiuta ad accettare la routine quotidiana del convento, il desiderio di libertà di Suzanne resta inalterato. Quando la Madre superiora muore, Suzanne deve confrontarsi con le punizioni, le umiliazioni e gli abusi cui è costretta dalla nuova badessa e dalle altre sorelle. Per molto tempo, Suzanne diventa vittima del bigottismo e del fanatismo religioso, finché… [sinossi]

Quando nel 1796 venne pubblicato il romanzo epistolare La Religieuse di Denis Diderot, il grande saggista, filosofo e letterato illuminista francese era già morto da alcuni anni: la Francia, superata la spinta propulsiva della Rivoluzione, era pronta ad affidare i propri sogni di gloria all’egemonia politica di Napoleone Bonaparte, e il movimento contro-rivoluzionario europeo era già all’opera per raggiungere quella Restaurazione che avverrà effettivamente solo dopo il 1815 e la sconfitta di Waterloo. Il sistema cattolico, nel cuore dell’Ottocento romantico, avrà modo di attaccare con durezza il testo di Diderot, sardonica e cruda requisitoria contro il potere temporale della chiesa e i dogmi da essa imposti. La stessa Chiesa Cattolica che nel 1966, con il Concilio Vaticano II appena lasciato alle spalle – e con esso l’unico reale movimento di rivoluzione all’interno della città-stato nel cuore di Roma – si scaglierà con inaudita violenza contro Suzanne Simonin, la Religieuse de Denis Diderot, tra i film diretti da Jacques Rivette forse uno dei meno noti e visti anche tra gli addetti ai lavori e gli appassionati. Il film di Rivette, interpretato da una straordinaria Anna Karina – che all’epoca aveva già smesso i panni di musa ispiratrice del cinema di Jean-Luc Godard – metteva in scena con rigore estremo il testo originale, rinnovandone l’esacerbata vena anticlericale e dimostrando in maniera palese come un rinnovamento compiuto dell’apparato ecclesiastico fosse ancora di là da venire.

Oggi, a quarantasette anni dal film di Rivette e a duecentodiciassette anni dalla pubblicazione del testo di Diderot, La religiosa torna nuovamente sul grande schermo, per mano di Guillaume Nicloux, cineasta transalpino probabilmente ignoto ai più ma con alle spalle già nove lungometraggi sparsi in una ventina d’anni di attività dietro la macchina da presa. Il primo spunto d’interesse di questa nuova incursione nella letteratura di Diderot è data dalla scrittura della protagonista, l’adolescente Suzanne Simonin costretta dalla situazione di indigenza della famiglia a prendere i voti diventando suora di clausura. Nelle mani di Nicloux, la giovane diventa un’eroina a tutto tondo, figlia della contemporaneità: lo dimostrano i suoi gesti di insofferenza, la postura, gli sguardi ora spauriti ora fieramente battaglieri che lancia contro le sue superiore. Non è certo un caso che la ventitreenne Pauline Étienne, dai lineamenti delicati ma dalla verve tutt’altro che condiscendente, risulti a conti fatti l’elemento più gratificante del film, al punto da inserirla nel lotto delle pretendenti all’assegnazione dell’Orso d’Oro per la migliore interpretazione femminile (per ora in compagnia della protagonista di Gloria e della sofferta Juliette Binoche di Camille Claudel 1915 di Bruno Dumont): per la bella giovane si prospetta un futuro davvero radioso, grazie a un’espressività sorprendente, in grado di lavorare sul minimale come sulla deflagrazione dei sentimenti più contrastanti. Per il resto la narrazione segue in maniera piuttosto pedissequa il romanzo – riuscendo a salvaguardare la prima persona grazie al ritrovamento, nell’incipit, delle lettere vergate di proprio pugno dall’insofferente clarissa –, eccezion fatta per un finale che palesa agli occhi degli spettatori ciò che sulla pagina Diderot lasciava all’interpretazione del lettore. Indeciso su quale registro donare al film, Nicloux finisce per perdersi soprattutto durante la seconda metà: se la prima parte è infatti in grado di regalare alcune sequenze piuttosto ispirate (la cerimonia dell’accettazione dei voti, con Suzanne che più volte ribadisce la propria volontà di non farsi suora davanti alla richiesta, all’apparenza di prammatica, del parroco) la seconda metà, che si svolge nel piccolo convento “gestito” dalla madre badessa interpretata da un’Isabelle Huppert sopra le righe, non riesce quasi mai a mantenere un tono costante, tra la satira sardonica e la tragica realtà.

L’impressione è anche che, nel focalizzare la sua attenzione sulla protagonista, Nicloux finisca per perdere di vista uno degli obiettivi attorno ai quali girava il testo di Diderot, vale a dire la requisitoria contro il potere ecclesiastico. Qui invece, messe in scena figure di potere ai limiti della follia e della paranoia, Nicloux sembra voler relativizzare il tutto, impoverendo di fatto il potenziale eversivo de La religiosa.
Un peccato, perché un’attrice convincente come la giovane Étienne avrebbe meritato un regista dalla mano più salda, e una sceneggiatura meno ondivaga. Sarà per la prossima volta.

Info
La pagina fecbook de La religiosa.
La religiosa sul sito di Le Pacte.
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