Vic+Flo ont vu un ours

Vic+Flo ont vu un ours

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È nella dimensione altra, persino gratuitamente after life, che il film sembra contaminare definitivamente il proprio sguardo, finendo per tradire le apprezzabili ellissi con l’accumulo di situazioni e personaggi superflui. Gli scarti di ritmo e di direzione di Vic+Flo ont vu un ours, un po’ nonsense e un po’ revenge movie, finiscono per annacquare i percorsi esistenziali delle due amanti e il loro (im)possibile processo di reinserimento.

Un giorno alla volta

Una fermata dell’autobus, uno scout che suona la tromba e una donna che rifiuta di pagarlo per la sua scadente performance musicale… Vic è appena uscita di galera e sta cercando un posto dove vivere in pace, lontano dal mondo. Si trasferisce nella casa di alcuni parenti, immersa tra i boschi del Quebec, e riceve la visita della sua amante Flo. Eccentrici personaggi ruotano attorno alle due donne… [sinossi]

Gioca apparentemente di sottrazione il regista canadese Denis Côté, scarnificando una storia perennemente in bilico tra dramma e commedia. Già premiato al Festival di Locarno per Les états nordiques (2005) e Curling (2010), Côté ha presentato in concorso alla sessantatreesima Berlinale Vic+Flo ont vu un ours, aka Vic+Flo Saw a Bear, titolo suggestivo che rende perfettamente la sua idea di cinema e narrazione, molto indie e decisamente autoriale. Fin troppo.

Ricco di spunti, accorto nella messa in scena, con una particolare attenzione per la composizione delle inquadrature e per alcuni calibrati carrelli (un po’ scontati, come quello che precede l’entrata in scena del giovane Charlot), Vic+Flo ont vu un ours riesce a raccontare la voglia e la necessità di vivere ai margini di due donne in cerca di una seconda possibilità, di una vita tranquilla. Victoria Champagne (Pierrette Robitaille) e Florence Richemont (Romane Bohringer), uscite da poco di prigione e delle quali ci è dato di sapere ben poco, si immergono tra i boschi del Quebec, in una sorta di fuga dilatata, di rifiuto della realtà, prontamente costellato da una serie di personaggi bizzarri, figli ingombranti di tanto cinema indipendente. Dall’anziano zio di Vic, Émile, costretto da un ictus su una sedia a rotelle, al suddetto Charlot, appassionato pilota di elicotterini telecomandati, passando per il gentile ufficiale di polizia Guillaume, fino alla misteriosa Marina/Jackie, accompagnata dal fido armadio a quattro ante, Vic+Flo ont vu un ours è una galleria di personaggi sui generis, sopra le righe, a tratti (quasi) irreali.

È nella dimensione altra, persino gratuitamente after life, che il film sembra contaminare definitivamente il proprio sguardo, finendo per tradire le apprezzabili ellissi (il rapporto tra Vic e Flo è tratteggiato con poche e ispirate pennellate) con l’accumulo di situazioni e personaggi superflui. Gli scarti di ritmo e di direzione del film, un po’ nonsense e un po’ revenge movie, finiscono per annacquare i percorsi esistenziali delle due amanti e il loro (im)possibile processo di reinserimento. Ed è un pecccato, soprattutto alla luce delle performance attoriali di Pierrette Robitaille (Le sens de l’humour, Le survenant) e Romane Bohringer (Renoir, Le bal des actrices), coi loro volti scavati e vissuti, coi loro gesti trattenuti, sofferti.

Le scelte eccentriche di Denis Côté si spingono troppo oltre soprattutto nelle sequenze finali, come se Vic e Flo non fossero carne sufficiente sulla brace. Di Vic+Flo ont vu un ours, passati alcuni giorni dalla prima proiezione berlinese, ci resta il retrogusto dell’occasione sfumata, almeno in buona parte. Côté sembra voler stupire (e divertire) lo spettatore a tutti i costi, cercando soluzioni a effetto, fino a un epilogo grandguignolesco che appare posticcio, nonostante la buona messa in scena e le trovate narrative.

Info
Vic+Flo ont vu un ours sul sito della Berlinale.
Il trailer originale di Vic+Flo ont vu un ours.
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