Anna Karenina

Anna Karenina

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Almeno nell’incipit, Anna Karenina è coreografato come un musical e si lascia ammirare per la certosina perfezione dei costumi, delle capigliature, dei dettagli, per la sequenza del ballo, con i tableaux vivants che prendono vita, con la passione che esplode, incontenibile. Come Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione, Anna Karenina è un ottimo prodotto che poteva essere molto di più, lasciando quel fastidioso retrogusto dell’occasione mancata.

Bella ma non (con)vince

Nella Russia imperiale di fine Ottocento, Anna, moglie dell’ufficiale Karenin, si reca a Mosca dal fratello, il cui matrimonio sta naufragando. In viaggio conosce la contessa Vronsky e suo figlio, un affascinante ufficiale di cavalleria dal quale si sente subito attratta. Nell’ambiente rigido e convenzionale dell’alta società russa, una relazione illecita potrebbe distruggere la reputazione della donna, la quale cerca di dimenticare il suo amore, senza però riuscirci. Karenin è quindi costretto a porre la moglie di fronte a un bivio con drammatiche conseguenze… [sinossi – catalogo TFF 2012]
Sì, amico mio,
le donne sono una vite
su cui gira tutto.

Il cinema di Joe Wright, anche con lo sfarzoso Anna Karenina, continua ad assomigliare alla tennista e modella russa Anna Kurnikova o alla coppia asso/k nel Texas hold ‘em: bello/bella ma non (con)vince. Eppure il cineasta londinese classe 1972 gronda talento, e a ogni sequenza mostra e dimostra di saper mettere in scena opere impegnative: da Jane Austen a Lev Tolstòj, passando per il contemporaneo Ian McEwan. Ma è proprio in questo dimostrare, alla lunga eccessivo e ridondante, che la mise-en-scène finisce per sovrastare la scrittura e gli stessi personaggi. Filtrato dalla penna di Tom Stoppard [1], il romanzo di Tolstòj diventa un abbacinante giocattolo, una matrioska senza soluzione di continuità che sequenza dopo sequenza sacrifica il pathos sull’altare di un meccanismo metatestuale, tra cinema e teatro, finzione e verità, fondali e scenari naturali.

Sarebbe ingiusto scambiar tutto per pirite: luccica senza dubbio tutta la prima parte del lungometraggio, dall’andatura palpitante alle intuizioni scenografiche, contrappuntate a dovere dalle note di Dario Marianelli, compositore che ripropone col ritmo dettato dai timbri il divertissement diegetico della macchina da scrivere di Espiazione (2007). Wright racchiude l’aristocrazia della Russia imperiale tutta ipocrisie e meschinità in un teatro. Allarga a dismisura o restringe improvvisamente lo spazio scenico, con gli oggetti fuori scena che diventano ostacoli nei quali inciampare. Almeno nell’incipit, Anna Karenina è coreografato come un musical e si lascia ammirare per la certosina perfezione dei costumi, delle capigliature, dei dettagli, per la sequenza del ballo, con i tableaux vivants che prendono vita, con la passione che esplode, incontenibile.

Nella somma delle inappuntabili sequenze (la corsa dei cavalli, tecnicamente pregevole) viene però eccessivamente compressa l’essenza dell’eroina tolstoiana, incarnata da Keira Knightley con la solita tenacia, nonostante una maturità espressiva non ancora raggiunta [2], così come viene annacquata la critica dell’alta società russa affidata ai ritratti sbrigativi di Karenin (Jude Law, il più convincente), Levin (Domhnall Gleeson) e Vronsky (Aaron Taylor-Johnson, la scelta meno convincente del casting). Anna Karenina, come Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione, è un ottimo prodotto che poteva essere molto di più, lasciando quel fastidioso retrogusto dell’occasione mancata.

Presentato in anteprima internazionale al Toronto Film Festival e in anteprima nazionale al Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile, Anna Karenina ha messo in cascina un buon bottino di nomination agli Oscar, ovviamente in categorie tecniche (fotografia, costumi, colonna sonora, scenografia). Un risultato prevedibile e giusto, vista l’alta qualità della confezione tecnico-artistica di questa e delle precedenti opere di Wright, regista che sembra sempre sul punto di regalarci un capolavoro. Sarà per la prossima volta.

Note
1.
Di Stoppard ricordiamo quantomeno le sceneggiature di Una romantica donna inglese (1975), Brazil (1985), L’impero del sole (1987), Rosencrantz e Guildestern sono morti (1990, anche regista), premiato alla Mostra del Cinema di Venezia e impreziosito dal duo Gary Oldman/Tim Roth, e Shakespeare in Love (1998), generosamente e inspiegabilmente ricoperto di Oscar.
2. Rispetto alle precedenti collaborazioni, sembra attenuarsi l’amour fou estetico di Wright, che soprattutto in Orgoglio e pregiudizio aveva strutturato la messa in scena sui primi e primissimi piani della Knightley.
Info
Il sito ufficiale di Anna Karenina.
Il trailer italiano di Anna Karenina.
Anna Karenina su facebook.
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