Il figlio dell’altra

Il figlio dell’altra

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Nelle sue buone, ottime intenzioni, Il figlio dell’altra finisce per autolimitarsi, per tarpare le proprie ali, avvinghiato alla dimensione personale, ai conflitti interiori. Restano qua e là dei piccoli strappi a una moderazione eccessiva, a un racconto che soppesa continuamente, nel timore di non rendere giustizia a una delle due parti.

Isacco e Ismaele

Durante la visita per il servizio di leva nell’esercito israeliano, Joseph scopre di non essere il figlio biologico dei suoi genitori: appena nato, durante la Guerra del Golfo, per i bombardamenti su Haifa, città abitata da ebrei e arabi, è stato scambiato per errore con Yacine, palestinese dei territori occupati in Cisgiordania. La rivelazione getta lo scompiglio tra le due famiglie, costringendo ognuno a interrogarsi sulle rispettive identità e convinzioni, nonché sul senso dell’ostilità che continua a dividere i due popoli. [sinossi]

Si muove con estrema cautela, persino troppa, in un mondo che non conosce abbastanza. Ecco, si potrebbero riassumere così pregi e difetti del terzo lungometraggio di Lorraine Lévy, Il figlio dell’altra (Le fils de l’autre, 2012), distribuito nelle sale italiane dalla Teodora Film dal 14 marzo [1]. Una pellicola che cerca costantemente di non imboccare strade tortuose, mettendo in scena una storia esemplare, colma di buone intenzioni, sostenuta da una scrittura scorrevole e da un cast pregevole.

Le performance intense e sofferte delle madri, Emmanuelle Devos (Orith) e Areen Omari (Leïla), e dei padri Pascal Elbé (Alon) e Khalifa Natour (Saïd) trovano un felice corrispettivo nelle interpretazioni dei giovani protagonisti, Jules Sitruk (Joseph) e Mehdi Dehbi (Yacine), volti freschi e puliti che incarnano la speranza per un domani migliore, per un “compromesso storico” che risanerebbe una terra martoriata. Il figlio dell’altra è senza mezzi termini un’opera che guarda con ottimismo a un conflitto che sembra ciclico e infinito, individuando nelle nuove generazioni un punto di rottura. Una chiave di lettura ingenua? Forse, ma declinata senza eccessi di retorica e con un sano realismo: il rapporto che si instaura tra Joseph e Yacine, e ancor più quello tra le rispettive sorelline, non è figlio di una consapevolezza e maturità storica e politica, ma di una naturale propensione al dialogo, di una mancanza (ancora per quanto?) di inquinanti sovrastrutture, di una genuina voglia di vivere. Il perfetto contraltare all’efficace, anche se meccanica e didascalica, sequenza della discussione tra l’israeliano Alon e il palestinese Saïd, genitori amorevoli ma inevitabilmente incattiviti da una guerra che si tramanda di generazione in generazione. In tal senso, appare fuori luogo la schematica caratterizzazione e la repentina conversione di Bilal (Mahmud Shalaby), incarnazione benevola di un estremista in erba.

La messa in scena della Lévy e le scelte musicali seguono coerentemente la strada tracciata dalla scrittura, rischiando di rado. Visivamente, soprattutto per la palpabile inquietudine, segnaliamo la sequenza notturna lungo la barriera di separazione israeliana, con questo muro smisurato e soverchiante che sembra preannunciare una tragedia imminente. Forse sarebbe stato più utile e fertile insistere su alcuni aspetti, in primis il muro della vergogna, ma la scelta della Lévy è chiara, soprattutto nel fulmineo e vago accenno all’apartheid, ripreso solo da una lucida e altrettanto tragica riflessione di Yacine sui cugini che forse non vedranno mai il mare. Restano qua e là questi piccoli strappi a una moderazione eccessiva, a un racconto che soppesa continuamente, nel timore di non rendere giustizia a una delle due parti: nelle sue buone, ottime intenzioni, Il figlio dell’altra finisce per autolimitarsi, per tarpare le proprie ali, avvinghiato alla dimensione personale, ai conflitti interiori.

Note
1.
Sorella dello scrittore Marc Lévy (Se solo fosse vero, I figli della libertà, Il primo giorno) e attiva anche a teatro, Lorraine Lévy ha esordito alla regia con La première fois que j’ai eu 20 ans (2004) e nel 2008 ha diretto Mes amis, mes amours, adattando un romanzo del fratello. Nel 2010 ha scritto e diretto la commedia televisiva Un divorce de chien.
Info
Il blog della Teodora, casa di distribuzione de Il figlio dell’altra.
La pagina facebook della Teodora.
Il trailer italiano de Il figlio dell’altra.
Il figlio dell’altra in dvd.
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