Avanti Popolo

Avanti Popolo

di

Michael Wahrmann, con Avanti Popolo, firma una delle opere più amare, ironiche, sconvolgenti ed emozionanti degli ultimi anni. In CinemaXXI al Festival di Roma 2012.

Un super-8 vi seppellirà

Con una grande valigia e nient’altro, Andrè torna nella casa d’infanzia a San Paolo, dove il padre ormai vecchio vive con la sola compagnia del fidato cane, nell’attesa dell’altro figlio partito da trent’anni per l’Unione Sovietica e mai più tornato. Andrè intraprende così un viaggio commovente e ironico nella memoria di un Paese dove ancora aleggiano lo spettro della dittatura, le lusinghe del comunismo, la passione per il buon cinema e la musica, il rimpianto (forse) per il tramonto delle ideologie. Un viaggio attraverso i ricordi ritrovati in un cassetto, tra vecchi filmini in super 8 e dischi graffiati in vinile. Per non dimenticare. [sinossi]
Per vedere Avanti Popolo su Vimeo, clicca a questo link.
Avanti popolo, alla riscossa,
bandiera rossa, bandiera rossa,
avanti popolo, alla riscossa,
bandiera rossa trionferà.
Bandiera rossa, canto popolare

A volte bastano anche pochi frammenti di un film per comporre un poema visivo sconvolgente e unico: un dialogo, un primo piano, un movimento di macchina estemporaneo e inatteso. Per essere assoggettati al volere di Avanti Popolo di Michael Wahrmann sono necessari pochi minuti, quelli del lungo e al contempo brevissimo incipit. La macchina da presa è all’interno di un’automobile, che si muove nella notte di San Paolo, tra le vie di una città silenziosa e all’apparenza priva di vita: al di là dei naturali rumori del motore, l’unico elemento sonoro distinguibile è la voce che salmodia dall’autoradio. L’uomo al microfono sta parlando della scena musicale brasiliana e sudamericana degli anni Sessanta e Settanta del Ventesimo secolo, quando i vagiti di una riscossa socialista e libertaria scossero le pachidermiche fondamenta di nazioni abituate a passare da un golpe militare all’altro, quasi senza soluzione di continuità. I nomi dei musicisti e dei gruppi musicali citati sono stati oramai dimenticati dai più: si tratta tra gli altri dei cileni Quilapayún dei fratelli Carrasco, del pianista brasiliano Waldemar Henrique, del cantautore uruguayano Daniel Viglietti. Mentre la disquisizione radiofonica prosegue, l’automobile continua ad arrancare per le strade della megalopoli paulista fino a trovarsi alle spalle di un uomo che cammina con una valigia. Dopo essere stato seguito lentamente per alcuni metri, l’uomo si volta e spalancando la bocca nella pantomima di un urlo, solleva la valigia pronta a lanciarla contro la vettura. Sullo schermo irrompono i titoli di testa.Tra gli innumerevoli meriti di Avanti Popolo, una delle visioni più sconvolgenti e appassionanti del 2012 e proiettato in anteprima mondiale al Festival del Film di Roma (dove aveva trovato collocazione nella splendida selezione di CinemaXXI, polmone verde e punto di partenza della rinnovata kermesse capitolina), c’è quello di lavorare sulla materia cinematografica in maniera radicale, senza per questo perdere mai di vista l’intricata matassa narrativa aggrovigliatasi attorno al ritorno alla casa paterna del quarantacinquenne Andrè. Per donare respiro alla sua creatura Wahrmann lavora contemporaneamente su una serie di piani solo all’apparenza sfalsati: da un lato vi è la verità della memoria, quella infantile di un uomo cresciuto con i ricordi di uno zio che non ha fatto mai ritorno dall’URSS, dove si era recato per studiare, o di una dittatura militare trasformatasi racconto dopo racconto quasi in un mondo a parte, nel quale immaginario e realtà si compenetrano fino alla totale fusione. La memoria di un mondo che non c’è più, ma che ostinatamente resiste negli occhi, nelle parole, nei gesti e nelle emozioni trattenute e devastanti di Andrè e del suo anziano genitore: la già citata “verità” delle memorie di Wahrmann (uruguayano-israeliano, ma residente proprio a San Paolo) diventa dunque parte integrante della realtà ricreata di questi due uomini, anime errabonde di un Brasile che sembra voler fingere che non siano mai esistiti. Avanti Popolo travalica, con la sua stessa esistenza, la miserabile distinzione tra documentario e opera di finzione, e impartisce una delle lezioni fondamentali per poter sperare di comprendere il cinema: la ricreazione della realtà a volte delle passare per la più formidabile delle finzioni per poter sperare di raggiungere fino in fondo l’obiettivo prefissato.

Avanti Popolo è un film di silenzi, suoni, canzoni, rumori, parole, monologhi, dialoghi, riflessioni: un universo acustico frammentato, alla stregua di una struttura narrativa volutamente ondivaga, segmentata nonostante una costruzione spaziale piuttosto ben definita (la maggior parte del film si svolge interamente dentro il piccolo salotto al pian terreno dove si accampa, nel vero senso della parola, André), su cui il regista può innestare una serie pressoché infinita di sequenze memorabili. Tra queste è veramente impossibile non trovare lo spazio adeguato per menzionare quantomeno il dialogo in taxi sugli inni delle varie nazioni mondiali, l’aneddoto sui concerti “di spalle” di Miles Davis, lo spassoso incontro tra Andrè e Marcos Bertoni, il fautore del cosiddetto Dogma 2002, la memoria di un altro Avanti Popolo, film israeliano pacifista e socialista diretto nel 1986 da Rafi Bukai. Istanti di cinema che varrebbero da soli un apprezzamento particolare, ma che trovano definitiva compiutezza solo una volta compreso il quadro d’insieme, all’interno del quale si collocano anche momenti carichi di uno strazio puro e ineluttabile, tragedia personale che si fa tragedia di un popolo, di un’ideologia, di un sentire comune politico e filosofico. Basta un campo lungo cittadino a Michael Wahrmann per dare spazio e tempo alla catastrofe di una generazione fisicamente scomparsa, resa immateriale quand’era (forse) ancora in vita, e gli serve ancor meno per rendere palese l’agognato riavvicinamento tra padre e figlio. In questo senso il super-8 diventa il simbolo della necessità della memoria, della sua doverosa preservazione che non deve però mai scadere nella mera fascinazione museale dell’intoccabile. È nella scelta a suo modo politica del riutilizzo della pellicola (e nella presenza in scena del compianto Carlos Reichenbach, figura cardine del cinema brasiliano) che Avanti Popolo si configura anche come grande film sul cinema, sulla sua agonia eterna ma mai definitiva, sulla sua distruzione catartica, come le vestigia dimesse di una sala cinematografica in disuso. Sulle cui immagini, scarna ed essenziale, si dipana una versione di Bandiera rossa di fronte a cui è realmente arduo riuscire a trattenere le lacrime.

Info
Il trailer di Avanti Popolo.

Articoli correlati

  • Locarno 2014

    Com os Punhos Cerrados

    di , , Il cinema militante esiste ancora, almeno a giudicare dal film diretto da Pedro Diogenes insieme a Ricardo e Luiz Pretti, presentato a Locarno 2014 nella sezione Signs of Life. Un viaggio ostico ma affascinante nell'anarchismo.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento