Attacco al potere – Olympus Has Fallen

Attacco al potere – Olympus Has Fallen

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Attacco al potere – Olympus Has Fallen è un action che disegna disastrosi scenari fantapolitici, diretto da Antoine Fuqua e interpretato e prodotto dal massiccio attore scozzese Gerard Butler, nei panni di un inarrestabile ex-responsabile della sicurezza presidenziale.

Era meglio Chuck Norris

Un piccolo gruppo di estremisti, armati fino ai denti e meticolosamente addestrati, dà il via a un audace agguato in pieno giorno alla Casa Bianca, oltrepassando l’edificio e prendendo in ostaggio il Presidente Benjamin Asher e il suo staff all’interno dell’impenetrabile bunker presidenziale sotterraneo. Il loro obiettivo è quello di mettere sotto scacco l’intera nazione degli Stati Uniti, attaccandoli con le loro stesse armi. Mentre infuria una battaglia campale sul prato della Casa Bianca, l’ex responsabile della sicurezza presidenziale, Mike Banning, si unisce alla mischia, scoprendo che è l’unico membro dei Servizi Segreti ancora vivo nell’edificio assediato… [sinossi]

No, non è vero, non era meglio Chuck Norris. L’iperbole del nostro titolo è perdonabile e facilmente intuibile. Attacco al potere – Olympus Has Fallen è un action che disegna disastrosi scenari fantapolitici, diretta dal sopravvalutato Antoine Fuqua e soprattutto interpretata e prodotta dal massiccio attore scozzese Gerard Butler, nei panni di un inarrestabile ex-responsabile della sicurezza presidenziale. Insomma, un folto gruppo di asiatici (questa volta sono i nordcoreani, ma la ruota girerà un po’ per tutti) può pure permettersi il lusso di prendere a calci lo stuolo di guardie del corpo del presidente statunitense, ma deve arrendersi allo strapotere di un solo uomo – armato fino ai denti, a mani nude, in perfetta forma o ferito, di giorno e di notte, arrabbiato o molto arrabbiato. Bravo, ma continuiamo a preferire l’ex campione di karate e taekwondo.

Del film di Fuqua, tanto sconquassato nello script da risultare persino simpatico, è interessante soppesare la percentuale di rambismo, germe nazionalista che aveva imperversato soprattutto nel cinema degli anni Ottanta, quelli di Reagan, degli yuppie e di altre terribili piaghe. A parte la punta di diamante Rambo (1982) di Ted Kotcheff, (in)colpevole apripista e ben più nobile del blockbuster fracassone di Butler, ci tornano in mente titoli che credevamo sepolti dalle sabbie del tempo, in primis Invasion U.S.A. (1985) di Joseph Zito e la serie Missing in Action [1]. Attacco al potere – Olympus Has Fallen recupera quel machismo, infiocchettandolo con una buona confezione tecnica, ma presentandosi agli spettatori con un preoccupante razzismo di fondo. Tra le tante battute tristemente memorabili segnaliamo l’indifendibile ed emblematica “abbiamo perso la Corea del Sud”: insomma, a parte il solito ritratto degli Stati Uniti come strenui difensori della pace mondiale, gli sceneggiatori Creighton Rothenberger e Katrin Benedikt hanno ridotto una nazione economicamente, tecnologicamente e culturalmente avanzata a una sorta di straccetto bagnato. Siamo dalle parti dello scult Berretti verdi (1968), eccezionale fantasy di estrema destra [2] firmato da un John Wayne decisamente sottotono.

Tra sensi di colpa, amicizie virili, amenità tipo “i miei uomini sono i più cazzuti del mondo” e improbabili sistemi difensivi (codice Cerbero?), di Attacco al potere – Olympus Has Fallen restano pochi passaggi apprezzabili. Il raid aereo possiede una certa dose di spettacolarità e (finta) cattiveria e anche l’incipit è ben costruito, ma non può bastare. Inverosimile e politicamente volgare, il film si inabissa dopo pochi minuti, offrendosi in pasto ai soli cultori del genere. Se ne parlerà troppo per i tragici eventi di Boston, ma andrebbe dimenticato in fretta.

Note
1. Rambo, al tempo colpevolmente sottovalutato, ha in realtà pochi punti in comune con i maldestri e rozzi epigoni, pur elevando a successo planetario l’icona del soldato/reduce invincibile.
2. La folgorante definizione è di John Carpenter, che ha inserito il film di Wayne nella gustosa lista John Carpenter’s Guilty Pleasures, «Film Comment», v. 32, 5, settembre-ottobre 1996 (si trova la traduzione italiana nel pregevole volume John Carpenter, curato da Giulia D’Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto per l’edizione 1999 del Torino Film Festival). Meglio ricordare il Wayne regista per La battaglia di Alamo (1960).
Info
La pagina facebook di Attacco al potere – Olympus has Fallen.
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