W Zappatore

W Zappatore

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W Zappatore segna l’esordio alla regia di Massimiliano Verdesca, e si attesta come una delle opere prime più interessanti del panorama nazionale di questi ultimi anni. Un’opera che fonda grottesco e surreale, resoconto del reale e commedia.

Lecce Homo

Marcello Zappatore è un ragazzo di 33 anni che si guadagna da vivere suonando la chitarra elettrica in una band metal satanista, famosa nella provincia di Lecce. La vita di Marcello è presto sconvolta da uno straordinario evento: un fastidioso prurito al costato, si rivela essere una stigmate. Dono divino o necessità di cambiamento? Questo Marcello non lo sa, ma la stigmate gli procura non pochi problemi, portandolo ad affrontare un viaggio intimo e personale attraverso due mondi apparentemente incompatibili: quello di Dio e quello del Rock ‘n Roll. In questo percorso è accompagnato da una madre bigotta che lo instrada verso l’espiazione in un convento, e da una nonna strampalata che lo incoraggia a non mollare la via del Rock. Ma qual è la cosa giusta per Marcello? Esiste forse un punto d’incontro anche tra universi opposti? [sinossi]

Esiste un dato incontrovertibile che certifica, qualora ce ne fosse ancora bisogno, lo stato di crisi in cui versa il sistema distributivo delle opere cinematografiche in Italia: il 14 marzo uscirà nelle sale della penisola Buongiorno papà, seconda incursione dietro la macchina da presa di Edoardo Leo. La Medusa, che lo distribuisce, assicurerà al film una copertura su 450 schermi di prima visione sparsi per l’Italia. Appena un giorno dopo, il 15 marzo, le sale del circuito di Distribuzione Indipendente potranno accogliere W Zappatore, primo lungometraggio da regista per il trentasettenne Massimiliano Verdesca, che aspettava da due anni l’occasione di potersi confrontare con il pubblico. Senza voler entrare in profondità nel merito inerente alle differenze qualitative tra i due film (entrambi commedie, è forse il caso di sottolinearlo), desta comunque perplessità notare come un’opera pur a tratti graziosa ma nel complesso fragile e prevedibile come quella di Leo sia destinata a “invadere” le città italiane da Trento a Caltanissetta, mentre inevitabilmente W Zappatore dovrà confrontarsi con un circuito battagliero ma laterale, conquistato solo grazie alla perseveranza, all’intuito e alla competenza di Distribuzione Indipendente.
Perché mentre Buongiorno papà non fa altro che replicare le medesime dinamiche narrative che da anni a questa parte caratterizzano la commedia battente bandiera tricolore neanche si trattasse di un vero e proprio marchio di fabbrica, Massimiliano Verdesca con la sua piccola e strana creatura si muove in una direzione del tutto personale, distante da cliché, (cattive) abitudini e situazioni reiterate all’infinito. In W Zappatore non ci sono trentenni in crisi di identità, uomini di successo innamorati di adolescenti, onesti uomini qualunque in ostaggio a personaggi dichiaratamente fuori dai canoni e via discorrendo. Dopotutto, che si abbia l’intenzione di far respirare un’aria completamente diversa lo dimostra in maniera inequivocabile l’incipit del film, con la visione onirica, a metà tra deliquio religioso e incubo satanista, di una distesa infinita di crocifissi di ogni ordine e dimensione. Per girare questa sequenza il set è dovuto evadere per la prima e unica volta dal leccese, per raggiungere la lituana Kryžių Kalnas (letteralmente “collina delle croci”), situata in aperta campagna a poche decine di chilometri da Vilnius.

Perché W Zappatore è un film profondamente salentino, e non solo per l’ambientazione: lo stesso Verdesca è nato a Lecce, così come sono della zona i vari attori non professionisti scelti per la bisogna, ognuno dei quali impegnato, tra una sequenza surreale e l’altra, a mettere in scena se stesso. Anche per questo il film si anima di aperture improvvise, del tutto illogiche o perfino inutili da un punto di vista strettamente narrativo, a personaggi quantomai bizzarri, stralunati e impossibili da catalogare con facilità: c’è il cantante che si veste da Elvis per esibirsi in serate non particolarmente appaganti da un punto di vista economico, il prete nano dal sogghigno malefico. E, ovviamente, ci sono le band di metal satanico, una delle quali punta per gli assoli di chitarra sui virtuosismi di Marcello Zappatore. Al di là dei brevi cenni sinottici reperibili sul film, parrebbe azione piuttosto ingiusta quella di soffermarsi sui dettagli che permettono all’azione di progredire: si tratta infatti di un numero imprecisato di idee, intuizioni, piccoli punti di connessione, svisate lisergiche, gag di vario tipo, passaggi a metà tra il minimalismo paradossale di Aki Kaurismäki e l’iper-colorato mondo confetto/acido dell’indie statunitense degli ultimi quindici anni. Alla sua opera prima Verdesca ha il coraggio e la sfrontatezza di mettere in scena un universo immaginifico del tutto dissimile a quello a cui si è abituato nel corso del tempo il pigro spettatore italiano. Ne viene fuori un pastiche volutamente disgregato, atto di depistaggio visionario dalle abusate ovvietà della macchina produttiva “istituzionale”, divertita deviazione da un tracciato solitamente percorso con troppa tranquillità dallo spettatore.

Con questo non si vuole avallare l’idea di W Zappatore come capolavoro postmoderno in grado di rileggere la prassi svuotandola di senso e costringendola a una palingenesi delle forme, perché ciò equivarrebbe a commettere un errore. W Zappatore è un film profondamente affascinante ma imperfetto, con alcuni gag che non riescono a centrare il bersaglio e altre situazioni in cui appare fin troppo evidente la ricerca del bizzarro a ogni costo. Ma anche quando Verdesca sbaglia la mira – non così di sovente, in ogni caso – lo fa perché deciso a seguire fino alle estreme conseguenze la propria indole visionaria, il proprio istinto: non c’è nulla di calcolato, né di deciso a tavolino in W Zappatore, e questa è una lezione di libertà che il cinema delle grandi produzioni dovrebbe cercare di imparare in fretta, per non collassare definitivamente su se stesso.
Al di là del talento visivo del regista, è doveroso applaudire in maniera sincera la sorprendente sinergia che si crea tra le attrice professioniste (le sempre ottime Guia Jelo e Monica Nappo, ma soprattutto una straordinaria Sandra Milo, nonna eversiva ed escandescente, gigante rossa di una luminosa costellazione) e il resto del cast, scelto da Verdesca tra amici, parenti e conoscenti. Su tutti, non è forse neanche il caso di specificarlo, Marcello Zappatore, che senza quasi dover muovere i muscoli facciali, riempie ogni singola inquadratura, rendendola laida, tenera, dolorosa e comica allo stesso tempo. Un miracolo?

Info
W Zappatore, il trailer.
  • w-zappatore-2010-massimiliano-verdesca-02.jpg
  • w-zappatore-2010-massimiliano-verdesca-01.jpg

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