Sono un pirata, sono un signore

Sono un pirata, sono un signore

di

Avventura picaresca in alto mare, demenziale e poco convincente, Sono un pirata, sono un signore di Eduardo Tartaglia ha qualche piccolo momento positivo solo grazie alla presenza di Maurizio Mattioli.

Tutto ha un prezzo

Quattro italiani si trovano al largo delle coste africane ognuno per motivi diversi: un professore universitario e la sua assistente, impegnati in un progetto di ricerca della facoltà di biologia marina dell’università di Milano; un marittimo napoletano imbarcato su una nave mercantile; una parrucchiera, anche lei partenopea, assunta per curare personalmente il look di una eccentrica e ricchissima nobildonna in vacanza nella classica crociera di fine anno. Casualmente riuniti sulla stessa barca, vengono improvvisamente sequestrati da un gruppo di pirati, diventando in maniera imprevista e imprevedibile i protagonisti di una vicenda di rilevanza internazionale… [sinossi]

Non bisogna andare troppo a ritroso nel tempo per ritrovarsi al cospetto di registi che hanno deciso di affrontare tematiche più o meno complesse e delicate in pellicole che hanno fatto dell’ironia sagace e intelligente, o ancora della feroce satira e del grottesco, l’approccio alla materia drammaturgica. In tal senso, la storia della Settima Arte è ricca di esempi che hanno visto la commedia farsi veicolo di importanti spunti di riflessione su argomentazioni e contenuti alquanto scottanti, oppure di stretta attualità. Non stiamo qui a imbastire una filmografia, tuttavia, restringendo il campo alla recente produzione nostrana, un film come Tutti contro tutti ha dimostrato che è possibile parlare del precariato e del problema abitativo senza scivolare in quei luoghi comuni che, oltre a sminuire la portata e l’importanza dei temi trattati, può arrivare nel peggiore dei casi a urtare la suscettibilità altrui o a intaccare la memoria di tragici eventi. Ridere e sorridere su e di qualcosa o qualcuno, non è di per sé irrispettoso, al contrario, se fatto nella giusta misura può contribuire a una causa molto di più rispetto a quanto una scrittura dai toni decisamente più seriosi è in grado di fare. Ma alla base ci deve essere sempre e comunque il rispetto, la conoscenza e la capacità nel sapere usare e dosare le “armi” a disposizione della commedia. Venuta meno anche solo una di queste condizioni, allora il fallimento non esiterà a palesarsi in via definitiva. Ed è quanto accade all’ultima fatica dietro la macchina da presa di Eduardo Tartaglia che in Sono un pirata, sono un signore finisce con lo scottarsi pesantemente. Del resto, a furia di scherzare con il fuoco prima o poi ci si brucia.

Non nuovo a plot forgiati su basi tematiche a sfondo sociale, come nel caso dell’opera seconda dal titolo Ci sta un francese, un inglese e un napoletano (2008), nella quale Tartaglia si confrontava in chiave comica con una storia che trattava di missioni umanitarie e di immigrazione, qui il regista e attore partenopeo sposta l’attenzione sui sequestri di persona per mano dei moderni pirati marittimi. Purtroppo, non si tratta più solo di un fenomeno letterario o legato al passato, che nella sua veste contemporanea prende forma nel XVII secolo nel Mar delle Antille per poi estendersi a macchia d’olio in tutti i continenti. La cronaca recente ha visto negli ultimi decenni numerosi casi, non tutti risolti in maniera positiva. Proprio per questo non è un argomento sul quale a nostro avviso si può fare più di tanto ironia, un argomento che non presta il fianco alla scelta di partenza del nuovo film scritto e diretto da Tartaglia, ossia di rilegare un simile dramma nient’altro che allo sfondo di una farsa corale forse poco rispettosa e allo scuro della sofferenza e della disperazione che si trascina dietro, insieme a una lunga scia di sangue. Del resto, il cinema non se n’è occupato tantissimo e quando lo ha fatto, si è deciso di optare per un registro drammatico virato verso l’odissea umana o il thriller, come nel caso rispettivamente di Captive di Brillante Mendoza o A Hijacking di Tobias Lindholm (in attesa di vedere The Sea Artist di Rob Cohen).

Detto ciò, non è difficile rintracciare il male che mette da subito in discussione lo script del film. Sceneggiatura alla mano ci troviamo al cospetto di un puzzle scomposto di gag che strappano qualche sorriso forzato solo e soltanto grazie alla presenza di Maurizio Mattioli, capace come al solito di monopolizzare l’attenzione dello spettatore, offuscando il quartetto protagonista di turno. La comicità servita sullo schermo ha il gusto di una minestra riscaldata di battute di repertorio più o meno rispolverate per l’occasione, che non lascia spazio a intuizioni ma preferisce irritanti giochi di parole in stile Sconsolata, alias Anna Maria Barbera (da “rapporto antibiotico” a “Guerci e Ghibellini”, passando per “ferita lacero confusa”). Basterebbe questo a riassumere la pochezza della scrittura e la prevedibilità di una comicità che si sfalda scena dopo scena. Ma come se non bastasse, calato un velo pietoso sulla scelta poco felice, Tartaglia tira fuori dal cilindro una bella dose di luoghi comuni che scomodano la crisi economica, la mancanza di risorse alla ricerca scientifica e naturalmente la situazione politica del momento. Il tutto messo in quadro con una regia didascalica, piatta e da piccolo schermo.

Info:
Il trailer di Sono un pirata, sono un signore su Youtube
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-001.jpg
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-002.jpg
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-003.jpg
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-004.jpg
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-005.jpg
  • sono-un-pirata-sono-un-signore-2013-Eduardo-Tartaglia-006.jpg

Leave a comment