La madre

Film d’esordio dello spagnolo Andres Muschietti, La madre riesce col suo sviluppo psicologico abbastanza elementare, più che tramite l’atmosfera, a tenere lo spettatore ben desto e a renderlo curioso fino alla fine, il che non è affatto da disprezzare.

Madre e antimadre

Sparite cinque anni addietro senza lasciare traccia, le sorelline Victoria e Lily vengono finalmente ritrovate in una baita fatiscente, in condizioni quasi animalesche. Le bimbe vengono accolte nella casa di zio Lucas e della fidanzata Annabel. La giovane donna cerca di restituire le bambine a una vita normale, ma strane presenze iniziano ad aleggiare nella casa… [sinossi]

Horror e infanzia sono da sempre indissolubilmente legati. Molti degli elementi che conosciamo, non solo nell’horror ma anche da altri generi, vengono sviscerati e rimescolati ne La madre, film d’esordio dello spagnolo Andrés Muschietti. A livello di plot, La madre ricorda senz’altro Dark Water di Hideo Nakata, classico film (ben fatto) in cui madre e figlio reali si incrociano fino a confondersi con genitori e figli fantasma. Ma di riferimenti se ne possono vedere molti altri: essendo un film spagnolo, seppure la produzione di Guillermo Del Toro ne ha fatto un film pienamente appetibile per il pubblico nordamericano (con buone basi, visto che la protagonista Jessica Chastain è sulla cresta dell’onda), viene in mente The Orphanage, altro horror di buona fattura soprattutto per un certo fascino gotico. Un altro rimando pare essere quello a Nell, il film con Jodie Foster in veste di selvaggia, che può sorprendere visto che l’horror sembra lontano anni luce, ma nel film di Muschietti pare avere un ruolo determinante il mondo a parte che madre e figlia riescono a creare staccandosi dalla comunicazione tradizionale. Ovviamente rimaniamo ancorati alla logica del terrore e non a quella di teorie socio-pedagogiche: qui la madre è in realtà un fantasma, e nient’affatto docile, che sostanzialmente ha una sola regola a livello psicologico: tocca i miei figli e passi dei guai seri. Non usa la parola per comunicare, ma spesso gioca o canta, talvolta entra nei sogni delle persone rammentando a esse la sua storia.

È pur vero però che ciò che affascina nel trito e ritrito ricorso al fantasma crudele, è il fatto che i bambini nutrano per costei un vero affetto, e qui torniamo al discorso sull’unicità della figura materna. Muschietti dunque si divide a metà, come appunto nel film di Nakata, tra la creazione di un’atmosfera fantasmagorica, con tanto di efferatezze talvolta abbastanza ricercate, e una forte dose di pathos, un’attenzione alla semplicità dell’infanzia di forte impatto sentimentale. Una scelta questa che appare mutuata dal mondo delle favole e che dà quel qualcosa in più al film. Anche perché La madre a livello puramente visivo non è che abbia molto da dire, e ciò che potrebbe figurarsi come una novità non appare della migliore foggia. Parliamo degli effetti visivi più che rivedibili, che descrivono la figura maligna come qualcosa di sbilenco nei lineamenti, indefinito e finanche buffo più che pauroso. Peraltro sono evidenti i riferimenti a certo cinema recente, soprattutto a The Grudge, nel modo di muoversi sia della madre che dei bambini. L’abuso digitale nella messinscena porta poi ulteriori danni facendo apparire fin troppo artificiosa la minuziosa e lenta costruzione dell’atmosfera, specie nella lunga sequenza finale che assume colorazioni gotiche e fantasy fin troppo calcate. Nonostante ciò, La madre riesce col suo sviluppo psicologico abbastanza elementare, più che tramite l’atmosfera, a tenere lo spettatore ben desto e a renderlo curioso fino alla fine, il che non è affatto da disprezzare.

Info
La madre su facebook.
Il trailer italiano de La madre.
  • La-madre-2013-Mama-01.jpg
  • La-madre-2013-Mama-02.jpg
  • La-madre-2013-Mama-03.jpg
  • La-madre-2013-Mama-04.jpg
  • La-madre-2013-Mama-05.jpg
  • La-madre-2013-Mama-06.jpg
  • La-madre-2013-Mama-07.jpg
  • La-madre-2013-Mama-08.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    RegressionRegression

    di Amenábar intreccia generi, realtà e sogno/incubo, rovesciando più volte prospettiva e cercando di trarre in inganno lo spettatore. Regression funziona discretamente nell'accumulare suggestioni ma crolla come un castello di carta quando deve sciogliere tutti i nodi narrativi e psicologici.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento