Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio

Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio

di

In Mea Maxima culpa: Silenzio nella casa di Dio, Alex Gibney si accosta alla delicatissima materia della pedofilia nella Chiesa Cattolica con pudore e rispetto, cercando un punto di equilibrio tra indignazione e fede, fatti documentati e conseguenti supposizioni.

Bless me, Father…

Il film documenta alcuni dei più scioccanti casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli ultimi anni, partendo dalla testimonianza di quattro persone sorde che furono vittime degli abusi del direttore della loro scuola, padre Lawrence Murphy. Gary, Terry, Arthur e Bob solo da adulti hanno trovato la forza di denunciare l’accaduto: l’indagine su Murphy, accusato di abusi su oltre duecento studenti, ha portato alla luce le responsabilità del Vaticano, fino a coinvolgere la Curia Romana e lo stesso Benedetto XVI… [sinossi]

Mi benedica padre e tutto quel che segue. No, non stiamo parlando della sitcom britannica Bless me, Father (1978-1981). Certo, sarebbe più facile, perché rapportarsi al documentario Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio di Alex Gibney è quasi un’impresa. È davvero complicato soppesare valutazioni estetiche e rabbia insopprimibile: il contenuto sovrasta la forma, quasi la cancella, la rende inerme, superflua.

Partiamo proprio dalla forma, da alcuni evidenti difetti, e da una premessa: dall’autore di Taxi to the Dark Side, Enron e Catching Hell ci si aspetta sempre qualcosa in più. Gibney, documentarista prolifico, si accosta alla delicatissima materia con pudore e rispetto, cercando un punto di equilibrio tra indignazione e fede, fatti documentati e conseguenti supposizioni. Alcune riflessioni restano quasi sospese, accennate, come le responsabilità di Papa Giovanni Paolo II: il triangolo Wojtyła/Sodano/Maciel [1] avrebbe meritato maggiore spazio e soprattutto fermezza e spietatezza di giudizio. Ma è nelle ricostruzioni dei rapporti tra gli studenti e padre Murphy, fulcro della narrazione che scoperchia questo immondo vaso di Pandora, che Gibney mostra un timore “imperdonabile”: questi inserti fiction, dagli intenti chiaramente didascalici, cercano maldestramente di sottolineare le derive orrorifiche dell’istituto per sordi St. John di Milwaukee, come se le testimonianze non fossero sufficienti. Come se la sola evocazione di certi fatti non fosse abbastanza ripugnante. Gibney sembra scivolare sulle buone intenzioni, confezionando ad hoc un percorso emotivo sostanzialmente superfluo e ridondante. La verità non ha bisogno di fronzoli, di drammatizzazioni: tutti i significati erano perfettamente veicolati dai segni delle mani, dei visi e dei corpi di Gary Smith, Terry Kohut, Arthur Budzinksi e Bob Bolger. Nella lingua dei segni di questi quattro eroi moderni contenuto e forma si sposano perfettamente. Ed è forse sulla ricchezza espressiva  della ASL (American Sign Language) che Gibney avrebbe dovuto poggiare tutto l’impianto visivo e narrativo.

Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio, targato HBO e di natura televisiva più che cinematografica, approda nelle sale del Bel Paese in un momento particolare, con le dimissioni di Ratzinger e l’elezione al papato dell’argentino Jorge Mario Bergoglio. L’orizzonte sembrerebbe sereno, con tutti i buoni propositi del nuovo pontefice, le speranze dei fedeli e gli ampi sorrisi di stampa e politica. Eppure, ben prima della visione di questo documentario, ci si dovrebbe interrogare sui tanti lati oscuri e sulle vistose crepe di un sistema ripiegato su se stesso, così lontano da divine ispirazioni.
Il plus valore di Mea Maxima Culpa è ovviamente nelle testimonianze, nella documentazione. Arriva nelle sale e successivamente in home video grazie a Feltrinelli Real Cinema: un segnale importante, anche se il vero traguardo sarebbe la sua naturale collocazione, la televisione, la prima serata. Solo che l’orizzonte sembrerebbe meno sereno, come i sorrisi.

Note
1. Le fortune di Marcial Maciel Degollado, potentissimo sacerdote pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo e di Regnum Christi, si interrompono con la nomina di Benedetto XVI. Di Maciel, come di moltissimo altri, il Vaticano sapeva da decenni.
Info
Il sito di Real Cinema Feltrinelli, distribuzione di Mea Maxima Culpa.
  • mea-maxima-culpa-2013-alex-gibney-01.jpg
  • mea-maxima-culpa-2013-alex-gibney-02.jpg
  • mea-maxima-culpa-2013-alex-gibney-03.jpg
  • mea-maxima-culpa-2013-alex-gibney-04.jpg
  • mea-maxima-culpa-2013-alex-gibney-05.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Taxi to the Dark Side RecensioneTaxi to the Dark Side

    di Il documentarista Alex Gibney scende dritto giù all’inferno per documentare tutto ciò che non si sarebbe mai dovuto sapere sulla politica interventista e repressiva contro terroristi e presunti tali targata George W. Bush.
  • AltreVisioni

    The Prey

    di , Dopo Mea Maxima Culpa di Alex Gibney, un altro agghiacciante documentario che punta il dito contro il Vaticano e la pedofilia di alcuni suoi esponenti. Un viaggio nell’orrore degli abusi sessuali affrontato con coraggio e senza mezze misure. Fuori concorso al Bif&St 2014.
  • Archivio

    Going Clear: Scientology e la prigione della fede

    di Il premio Oscar Alex Gibney ci immerge nell'universo di Scientology costruendo un terrificante documentario-horror sulla religione e le sue derive.
  • Roma 2015

    Sinatra: All or Nothing at All

    di Indagine su uno dei personaggi più celebri e discussi del XX secolo, Sinatra: All or Nothing At All è un documentario ricchissimo di materiali e aneddotica, ma anche una potente riflessione sulla narrazione.
  • Archivio

    Zero Days RecensioneZero Days

    di Presentato in concorso alla Berlinale 2016, Zero Days di Alex Gibney è un dettagliato reportage sulle nuove frontiere della guerra tra (super)potenze. Frontiere virtuali, eppure pericolose e letali come un disastro nucleare.
  • Venezia 2019

    Citizen K RecensioneCitizen K

    di Fuori concorso a Venezia 76, Citizen K di Alex Gibney è un documentario sull'oligarca russo Mikhail Kohdorkovsky, attraverso cui il regista costruisce un film rozzamente anti-putiniano, sostanzialmente un film di propaganda.
  • Documentario

    Catching Hell RecensioneCatching Hell

    di Gibney centra ancora il bersaglio grosso. Catching Hell non ha la potenza devastante e l’impatto emotivo di Enron o di Taxi to the Dark Side, ma la stessa perfezione formale, figlia di scelte e trovate visive che fanno la differenza.
  • DVD

    Al capolinea - The End of the Line RecensioneAl capolinea – The End of the Line

    di Poco importa, una volta tanto, se non vi è traccia di contenuti extra nel dvd edito dalla Feltrinelli: Al capolinea – The End of the Line e il volume allegato appaiono infatti la risposta migliore a chiunque abbia voglia di allargare i propri orizzonti...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento