L’ipnotista

L’ipnotista

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Dopo una lunga e onesta carriera hollywoodiana, Lasse Lasse Hallström con L’ipnotista torna nel suo paese natale, la Svezia, per dedicarsi al thriller, tra ipnosi e paranormale.

Pendolino con pochi sussulti

L’ispettore Joona Linna ha un testimone oculare della brutale carneficina di una famiglia nei sobborghi di Stoccolma. Il testimone, il figlio adolescente della famiglia è vivo per miracolo e non può essere interrogato in maniera convenzionale. Anche la figlia maggiore è scomparsa misteriosamente. Sembra che qualcuno stia cercando di annientare l’intera famiglia e Joona Linna teme che la ragazza possa essere la prossima vittima dell’assassino. Lottando contro il tempo, Linna persuade l’ipnotista a fare un tentativo per comunicare con il ragazzo e farlo parlare sotto ipnosi. Erik Maria Bark rompe la sua promessa solenne di non praticare più l’ipnosi e un pericoloso viaggio nella smisurata oscurità del subconscio ha inizio… [sinossi]

Dopo una lunga e onesta carriera hollywoodiana, Lasse Lasse Hallström torna nel suo paese natale, la Svezia, per dedicarsi al thriller. Mossa quanto mai al passo coi tempi, visto che negli ultimi anni i paesi scandinavi sono stati i protagonisti del genere, almeno a livello letterario. Il riferimento è ovviamente a Millennium di Stieg Larsson, una trilogia di best seller che in comune con L’ipnotista, scritto da Lars Kepler (uno pseudonimo di una coppia d’autori), ha lo stesso grande successo di vendite, almeno per quel che concerne i lettori scandinavi. La caratteristica principale dell’approccio registico dell’autore di Chocolate è senza dubbio l’accento melò all’interno di ogni suo film, a prescindere dal genere, e non fa eccezione il nuovo lavoro che vive più dell’emotività dei suoi protagonisti che della ricchezza della trama.

In questa direzione appare alquanto stravagante la scelta di non approfondire troppo il discorso sull’ipnosi e dunque sul paranormale, come se il titolo si riferisse semplicemente e solamente al fatto che il protagonista è di mestiere ipnotista (è un neurologo a tutti gli effetti che pratica anche l’ipnosi). La zona oscura in cui il film sembra addentrarsi all’inizio, matematicamente amplificata dall’ambientazione gelida del nord, viene invece ricacciata nei territori più quotidiani del dramma familiare, del thriller psicologico che poco o nulla ha a che fare col paranormale. Forse è un bene, visto l’abuso di misteri fantasmagorici nell’ambito dei serial killer degli ultimi anni, ma è indubbio che così agendo il film perda un po’ di fascino. La narrazione procede lenta e i tasselli che mano a mano si svelano non colpiscono più di tanto non per un problema di prevedibilità (il colpevole è abbastanza insospettabile) quanto appunto per via della già accennata e generale mancanza di appeal.

È difficile immaginare uno spettatore in grado di balzare sulla sedia in seguito alla rivelazione, compito che invece potrebbe essere svolto con una certa efficacia da alcune singole scene. L’agghiacciante sequenza di morti d’inizio film, il rapimento del figlio del protagonista, ma anche gli inseguimenti tra poliziotto e omicida sono infatti dotati di una certa efficacia col giusto mix di morbosità, senso del mistero, resa attoriale e ambientazione. Senza dubbio merita una menzione la tesissima sequenza finale sul lago ghiacciato, in cui Hallström dà fondo a tutto il proprio mestiere. Per il resto non basta però la professionalità del regista per ravvivare l’aridità degli accadimenti, e per reggersi L’ipnotista deve fare affidamento ai suoi protagonisti. In quest’ottica, nell’ottimo cast si distingue Tobias Zilliacus, poliziotto che col suo fare estremamente zelante – un vero maniaco del lavoro – finisce per conquistare la simpatia dello spettatore. Ma può bastare?

Info
Il trailer de L’ipnotista.
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