Come un tuono

Come un tuono

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Bisogna tornare ai melodrammi familiari statunitensi degli anni Cinquanta, tra Elia Kazan e Mark Robson, Vincente Minnelli e Richard Brooks, per cercare le radici e al tempo stesso le ambizioni di Come un tuono. Cianfrance ci riconduce al di là delle pianure di pini, in un luogo sospeso nel tempo, così reale e al tempo stesso così cinematografico, come se fosse stato abitato da James Dean o da un giovane George Peppard. O persino da un giovanissimo Matt Dillon.

Al di là delle pianure di pini

Luke è uno stuntman motociclista la cui vita viene sconvolta quando incontra la sua ex, Romina, e scopre di essere diventato padre. Luke decide di prendersi le proprie responsabilità di genitore, ma per superare le difficoltà economiche a cui deve far fronte inizia a rapinare banche. Questo lo porta a scontrarsi con Avery Cross, un ambizioso poliziotto… [sinossi]

Sembra impresso nei tatuaggi e scolpito nei muscoli il destino di Luke “il bello”, motociclista, padre e rapinatore. Un destino che s’intuisce già nei primi secondi di Come un tuono, con quel suo giocherellare frenetico e nervoso col coltello, e poi nelle spettacolo con le moto, folle e adrenalinico. Derek Cianfrance architetta un incipit dolente, incollando la macchina da presa sul corpo definito di Ryan Gosling, in un ruolo per lui fin troppo facile [1]. Un piano sequenza che sembra riecheggiare il percorso autodistruttivo di un’altra psicologia e di un altro fisico debordante, Randy “The Ram” Robinson di The Wrestler di Darren Aronofsky, con un Mickey Rourke monumentale e straziante. Personalità e personaggi borderline, a un passo dalla redenzione, a un passo dalla tragedia.

Il biondo Luke richiama un altro personaggio, un altro decennio cinematografico, ma sempre lo stesso interprete: ancora Rourke, The Motorcycle Boy nello splendore coppoliano di Rusty il selvaggio (Rumble Fish, 1983). Forse ci si dovrebbe spingere ancor più indietro nel tempo, fino ai melodrammi familiari statunitensi degli anni Cinquanta, tra Elia Kazan e Mark Robson, Vincente Minnelli e Richard Brooks, per cercare le radici e al tempo stesso le ambizioni di Come un tuono. E sarebbe preferibile guardarlo e pensarlo nella sua forma originale, a partire dal titolo evocativo e struggente The Place Beyond the Pines. Perché l’opera terza di Cianfrance, reduce dall’abbacinante Blue Valentine, è il tentativo di (ri)costruire un kolossal familiare, una storia generazionale di padri e figli, di delitti ed espiazioni, di fughe e ritorni. Cianfrance mette in scena le colpe dei padri, gettando una luce oscura sul sogno americano, sul labile confine tra giusto e sbagliato, tra una mela marcia e un eroe. Come un tuono è il tentativo, indubbiamente imperfetto e narrativamente squilibrato, di tornare a un cinema che non abbia paura delle emozioni travolgenti, delle storie che si dilatano oltre il consueto minutaggio, di anno in anno, di generazione in generazione.

Il film di Cianfrance sfugge alle pastoie dell’ipermelodramma grazie alla pienezza dei personaggi e alle rispettive performance attoriali. E se è fertile la forte divergenza estetica e morale tra Luke/Gosling e Avery/Bradley Cooper, maschere a loro modo tragiche dell’American Dream, è nella (tri)partizione narrativa e nella conseguente focalizzazione sulle parabole di Luke e Avery che il racconto morale di Cianfrance si compie pienamente. Un atto di coraggio, fin dalla prematura rinuncia all’uomo copertina. Una scelta che si radicalizza nel terzo atto, il più debole e azzardato, ma audace, ambizioso.

Nel percorso già segnato dei figli rivediamo e rivalutiamo splendori e miserie dei padri, sogniamo impossibili rinascite e rivincite. Come un tuono prende per mano lo spettatore, ponendolo di fronte a tre storie, tre atti: Cianfrance ci riconduce al di là delle pianure di pini, in un luogo sospeso nel tempo, così reale e al tempo stesso così cinematografico, come se fosse stato abitato da James Dean o da un giovane George Peppard (A casa dopo l’uragano di Minnelli, 1960). O persino da un giovanissimo Matt Dillon (Giovani guerrieri di Jonathan Kaplan, 1979). Luke e Avery, ma soprattutto i loro figli Jason e AJ, sono gli eredi di quei personaggi imperfetti, sofferenti, costantemente fuori posto, in fuga o in trappola. E Cianfrance, nonostante il passo indietro dopo Blue Valentine e le smagliature di uno script fin troppo denso, potrebbe essere l’erede di quegli Autori “fuori posto”, rivalutati con puntuale ritardo.

Note
1. I primi cinque minuti di Come un tuono, nella versione italiana.
Info
Il sito ufficiale di Come un tuono.
La pagina facebook di Come un tuono.
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