Tsunami Tour

Tsunami Tour

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Instant-movie sull’ascesa e sul successo elettorale del Movimento 5 Stelle, Tsunami Tour si trasforma ben presto in un pedinamento di Beppe Grillo, tendente all’agiografia e molto incerto nelle scelte stilistiche.

New Banana Republic

“Qualunquista o fustigatore? Demagogo o rivoluzionario? Chi è veramente Beppe Grillo, il vincitore delle elezioni politiche più incerte della storia repubblicana? E cos’è il Movimento 5 stelle? Un semplice movimento di protesta? O una vera e propria rivoluzione culturale? [sinossi]

Nelle intenzioni iniziali di Francesco G. Raganato Tsunami Tour, instant-movie documentario sull’ascesa politica (inarrestata più che inarrestabile) di Beppe Grillo che ha condotto il Movimento 5 Stelle a occupare una posizione di rilievo all’interno del parlamento italiano, avrebbe dovuto assumere le sembianze che furono di Banana Republic, il film concerto con il quale nel 1979 Ottavio Fabbri testimoniò la celeberrima tournée musicale di Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Già partendo da questa dichiarazione di intenti, forse, è possibile rintracciare uno dei problemi cardine che affliggono Tsunami Tour, vale a dire l’incapacità di assumere una postura adeguata rispetto agli eventi che prendono vita davanti alla videocamera. Gianluca Santoro e Chiara Burtulo, autori del documentario (Raganato ha svolto soprattutto un ruolo di competenza tecnica, cercando di trovare un senso adeguato al vario materiale a disposizione) e giornalisti, hanno affrontato un percorso insidioso e ricco di contraddizioni.

La prima contraddizione, nonché la più evidente, riguarda il rapporto tra gli autori e l’oggetto della loro indagine documentaria: Beppe Grillo, comico prestatosi alla politica – figura sempre più tipica in una nazione che ha finito per svilire il senso stesso dell’essere politico – afferma in uno degli spezzoni di discorso selezionati che il Movimento non ha alcun leader, ma tutto si sviluppa solo ed esclusivamente in modo orizzontale. Eppure Tsunami Tour non fa altro che puntare l’obiettivo su Grillo, unico vero centro nevralgico della narrazione, attorno al quale ruota l’intero impianto del documentario. Una scelta che potrebbe anche apparire sarcastica e critica nei confronti di Grillo, evidenziando lo scollamento tra intenzione e realtà del proprio assunto, ma che rischia di finire per dimostrarsi figlia più che altro di uno stato di confusione nel momento in cui gli autori non si limitano a registrare i vari comizi di Grillo, ma lo pedinano ovunque, fino a intervistarlo nell’intimità del camper su cui il leader del movimento e i suoi accoliti più stretti si spostano di città in città.

L’annullamento della doverosa distanza tra gli autori e Grillo impone, in maniera inevitabile, uno slittamento di senso dell’intera operazione: per quanto sia prodotto con coraggio e con modalità completamente indipendenti, Tsunami Tour rimane paurosamente in bilico tra l’istantanea di una realtà e l’agiografia. Anche molte delle scelte estetiche (le inquadrature dal basso di Grillo, la colonna sonora di ispirazione morriconiana, l’apparente dileggio con cui vengono trattati i giornali cartacei) sembrano virare in direzione di un lavoro se non di supporto quantomeno affascinato dalla presenza scenica del mattatore, che conduce le danze del proprio spettacolo elettorale con misurata precisione, calcolando al millesimo il tempo della battuta e il tono della voce. In quei pochi istanti in cui, per qualche motivo, anche Grillo appare scoperto e vulnerabile – la sua reazione al fatto che Casaleggio abbia abbandonato una riunione senza salutarlo, per esempio – la videocamera preferisce non spingersi troppo in là.
Per quanto non manchino momenti di contraddittorio – in parte evidenziati in alcune proteste di piazza, e in particolar modo incentrati sugli interventi “critici” di alcuni giornalisti, tra cui Carlo Freccero – questi hanno talmente poco spazio da risultare schiacciati dalla preponderante presenza di Grillo. Forse convinti che le immagini già viste in televisione non dovessero trovare spazio anche in un progetto cinematografico, gli autori non riescono a scavare fino in fondo sia per quel che concerne lo studio di un Movimento così particolare, ricco di contraddizioni e di zone oscure, sia per quanto riguarda il popolo italiano, che viene inquadrato solo come contraltare dello show grillino. Al di là di qualche irruzione estemporanea al centro della scena, gli italiani rimangono figure di sfondo, comparse di un teatrino comunque più grande di loro.

Privo di un impianto registico forte, dovuto anche a un lavoro difficile da portare avanti con forze produttivamente risicate (la qualità tecnica del prodotto è comunque ottima), Tsunami Tour fallisce nel tentativo di comprendere un fenomeno che ha attraversato l’intera nazione. Ciononostante resta un documento importante, anche nelle proprie limitatezze e al di là delle intenzioni degli stessi autori, perché proprio nella sua confusione stilistica si riesce a cogliere il grave momento di instabilità ideologica, culturale e politica in cui sta agonizzando l’Italia. È notizia di questi giorni la polemica portata avanti dal Movimento 5 Stelle di Roma (senza fatti comprovati su cui basarsi, come ha ammesso lo stesso candidato sindaco De Vito) sull’affluenza della popolazione rom della capitale alle primarie del PD, vergognosa dimostrazione di un’etica razzista. La “nuova” Italia avanza.

Info
Il trailer di Tsunami Tour su Youtube.
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