Passione sinistra

Passione sinistra

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Marco Ponti con il suo Passione sinistra, infarcito di qualunquismo, palesa ancora una volta la sua impalpabile presenza autoriale.

Rossi e neri tutti uguali?

Nina è cresciuta a pane e politica. Idealista, integralista e decisamente di sinistra, crede in quello che fa ed è convinta del fatto che si possa lottare per un mondo migliore. Vive con Bernardo, giovane intellettuale, destinato a fare la giovane promessa per tutta la vita. Niente di più diverso da Giulio, erede di una famiglia di industriali, che più arrogante e qualunquista non si può. Uno che l’idea del mondo migliore non lo sfiora neppure. Non a caso è fidanzato con Simonetta, una simpatica bionda che ogni tanto inciampa persino sui congiuntivi. Ma Nina e Giulio casualmente si incontrano… [sinossi]

Al termine della visione di Passione sinistra, viene naturale elaborare nella mente la famosa frase con cui Nanni Moretti in Ecce Bombo risponde al dialogo qualunquista tra un barista e un avventore del locale, che ritiene che oramai le differenze tra comunisti e fascisti siano da considerare praticamente nulle: “Ma chi è che sta parlando? Chi è? Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che, siamo in un film di Alberto Sordi? Sì, bravo, bravo… Te lo meriti Alberto Sordi!”.
Facezie cinefile a parte, il nuovo lungometraggio di Marco Ponti, Passione sinistra, sembra inserirsi con sinistra – questa sì – precisione nel dibattito politico generato dal risultato, all’ultima tornata elettorale, del Movimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo: perché alla fin fine il messaggio che Ponti vorrebbe far arrivare al suo pubblico è quello di una necessità a guardare al di là delle divisioni ideologiche, perché l’uomo nuovo (e la donna nuova) devono scrollarsi di dosso il passato per guardare con rinnovato entusiasmo “meticciato” al futuro. Un’ipotesi che sposa alla perfezione quella del movimento grillino, da un lato pronto a strizzare l’occhio all’elettorato di sinistra con una serie di politiche sociali e di intervento sul territorio e dall’altro pronto ad aprire le braccia ai militanti di Casa Pound.
Ciononostante di Grillo Passione sinistra non parla, né apertamente né facendo ricorso ad allusioni, e si “limita” a sbeffeggiare apertamente sia la sinistra che la destra, poste sulla gogna come se le categorie in quanto tali tracimassero i detriti dei personaggi politici che hanno scelto di rappresentarle negli ultimi anni.

Ma non è certo solo per il suo pur fastidioso qualunquismo alla “tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera” (per citare Francesco De Gregori) che il film di Marco Ponti crolla miseramente, palesando una volta di più l’impalpabile presenza autoriale del regista di Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno: se Passione sinistra appare come una stanca e prevedibile commedia che nulla ha da aggiungere sui rapporti di coppia e sui dissapori dovuti all’appartenenza politica, la colpa deve ricadere su una struttura narrativa labile, su una costruzione delle gag quantomai basica e su una stanchezza generalizzata, che trova il suo parziale contraltare solo ed esclusivamente nell’interpretazione di Valentina Lodovini, in grado di dimostrarsi ancora una volta come una delle attrici più interessanti del panorama contemporaneo italiano. Peccato che la sua carriera continui a ristagnare in ruoli che non hanno alcuna possibilità di valorizzarne le doti performative.
Sulla storia d’amore tra l’appassionata idealista Nina e il destrorso traffichino Giulio è meglio stendere un velo pietoso: al di là del fatto che entrambi all’inizio del film siano legati in rapporti sentimentali discutibili non giustifica certo l’infatuazione di una per l’altro, anzi. Il film deraglia definitivamente proprio quando le pulsioni erotiche nella coppia cercano una loro giustificazione amorosa che esuli dalla mera meccanica sessuale. Questo non impedisce, purtroppo, a Ponti – anche piuttosto svogliato nella messa in scena, bidimensionale a tal punto da dare l’impressione di essere stata pensata a uso e consumo del passaggio sul piccolo schermo – di infarcire dialoghi e situazioni di banalità e luoghi comuni sulle differenze tra destra e sinistra: lo spettatore ha così modo di scoprire che il kebab è di sinistra mentre il sushi è di destra, e squallide amenità di questa levatura intellettuale.

Il cinema italiano avrebbe bisogno di disfarsi una volta per tutte di film come Passione sinistra, lavorando sulla commedia con ben altra finezza, ma anche con sguaiata sincerità: tutte qualità che mancano completamente a questo film che ha l’unico pregio di inquadrare suo malgrado una realtà, quella di una Paese in pieno stato confusionale. Ma è davvero troppo poco.

Info
Il trailer di Passione sinistra.
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