I kori – La figlia

I kori – La figlia

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Costantemente in bilico tra l’aura della tragedia sociale e i paradigmi del cinema di genere, I kori – La figlia scandaglia la crisi economica greca in chiave noir. Alla Berlinale 2013.

Grecia in fiamme

La quattordicenne Myrto vive sulla sua pelle le conseguenze della crisi finanziaria che ha investito la Grecia. Se la madre abita con un nuovo compagno, il padre, falegname, sembra essersi dissolto nel nulla perché impossibilitato a far fronte ai propri debiti. La giovane decide allora di vendicarsi a modo suo… [sinossi]

Ci sono vari modi in cui il cinema può assumere una forte valenza sociale, politica. In certi casi a prevalere è un approccio descrittivo, lineare, ai confini del didascalico, che rende evidenti sin dall’inizio le intenzioni dell’autore. Il rischio è ovviamente che l’eccessiva prevedibilità dell’intreccio appiattisca la vis polemica dell’opera, collocandola sul binario morto di una pedissequa ricostruzione di eventi, situazioni date, scenari possibili. In altri casi una realtà in tumulto diviene invece il pretesto per imbastire, narrativamente parlando, qualcosa di più sottile, che nel girare intorno ai problemi e nell’accostarsi a essi da un’angolazione differente finisce, sorprendentemente, per sottolinearne ancora di più l’urgenza, la durezza, il carattere destabilizzante. Ci sembra che proprio a questo si arrivi con lo spiazzante e conturbante I kori (La figlia) di Thanos Anastopoulos.

Quanto sta accadendo ora in Grecia è sotto gli occhi di tutti. Intere famiglie rovinate, un’economia allo sfascio, disoccupazione alle stelle, banchieri e governanti europei protagonisti di un’autentica rapina sociale, una classe dirigente locale che ne è stata complice. Si potranno realizzare documentari, a tal proposito. Si potrà girare qualche film di denuncia nella sua accezione più classica. E in fondo anche questo un valore ce l’ha. Ma un film come I kori di sicuro va oltre, perché al profondo disagio della collettività allude ma non vi resta ancorato, dando vita a un racconto cinematografico secco, essenziale, indissolubilmente legato ad atmosfere in cui la tensione, simile a un gas potenzialmente letale, ristagna nell’aria per poi esplodere alla minima scintilla. E la miccia in questo caso è nelle mani di Myrto (interpretata da una grintosissima Savina Alimani), adolescente la cui famiglia sta vivendo un momento assai delicato, determinata però al punto di reagire alla difficile situazione de suoi (una coppia in crisi, anche sul versante privato, col padre che per le scorrettezze del socio e il cinismo delle banche sta per perdere la falegnameria, sua unica fonte di reddito) elaborando un piano disperato, magari assurdo, indicativo però della volontà di non arrendersi: il rapimento del piccolo Aggelos, con cui la ragazzina ha confidenza trattandosi del figlioletto di quell’uomo che, in affari col padre, ha finito per metterlo nei guai. Myrto trascina Aggelos proprio in quella falegnameria, apparentemente abbandonata, in cui al tempo del lavoro sembra essersi sostituita una straniante desolazione. E lì, in quel temporaneo esilio, al riparo da occhi indiscreti, la forzata convivenza dei due ragazzini regala suggestioni notevoli, finendo persino per ricordare (con tutte le differenze del caso) la magistrale analisi spaziale e l’approccio esistenzialista del Bertolucci di Io e te. Del resto l’efficacia del lungometraggio di Thanos Anastopoulos si poggia anche su una fotografia decisamente ispirata, nonché sul rapporto fortemente dialettico tra la psiche e il contesto, tra intimità e accenni di epos, un epos ben rappresentato dalle scene incidentali (ma non troppo) delle manifestazioni, nella Grecia in rivolta di questi anni.

L’ottimo spunto del rapimento dà perciò luogo a un’escalation drammaturgica, che tiene il film costantemente in bilico tra l’aura della tragedia sociale e i paradigmi del cinema di genere, scandagliati quasi in chiave noir. Non ci sorprende a questo punto che il film, da noi scoperto all’ultima Berlinale, abbia recentemente trionfato agli Hellenic Film Awards, dove ha vinto i premi per la miglior regia, migliore sceneggiatura e migliore fotografia. Un buon viatico, questo, per la tagliente opera cinematografica di Thanos Anastopoulos (già abituatosi alle premiazioni col precedente lungometraggio Diorthosi), un’opera che confidiamo di ritrovare presto nelle nostre sale, essendo peraltro co-prodotta dall’italianissima Mansarda Production.

Info
La pagina facebook ufficiale di I Kori.
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