Future Film Festival 2013 – Bilancio

Future Film Festival 2013 – Bilancio

Il Future Film Festival 2013 riesce a fotografare lo stato di salute del cinema d’animazione, la ricchezza espressiva di una fondamentale e troppo spesso sottostimata componente della settima arte.

Dalla parte dei mostri

Si è concluso con la vittoria del film a episodi Ánima Buenos Aires di María Verónica Ramírez, discreto ma nulla più, il Future Film Festival 2013 di Bologna, giunto alla quindicesima edizione. Segnaliamo anche la menzione speciale della giuria per Consuming Spirits di Chris Sullivan, opera dalla prepotente forza visionaria, emotivamente straziante: sarebbe stato un Platinum Grand Prize più condivisibile e significativo, per quello che può contare. Ma dei premi, a dire il vero, ci interessa poco. Meglio soffermarsi su una selezione di lungometraggi, tra concorso e fuori concorso, davvero convincente per qualità e ampiezza di provenienze geografiche, di stili grafici e narrativi. Un festival ad ampio raggio, capace di colmare i vuoti lasciati dalle retrospettive e dal drastico calo degli incontri con la qualità di Wolf Children di Mamoru Hosoda, di The Life of Budori Gusuko di Gisaburo Sugii, di Crulic – The Path to Beyond di Anca Damian e via discorrendo.
La kermesse bolognese riesce a fotografare lo stato di salute del cinema d’animazione, la ricchezza espressiva di una fondamentale e troppo spesso sottostimata componente della settima arte. Il virtuale giro del mondo non ha un punto di partenza preciso, sempre che non si voglia seguire l’ordine di proiezione, partendo dalla Corea del Sud e dal crudo (un po’ in tutti i sensi) Padak di Dae-hee Lee. Una storia di pesci, di impossibile sopravvivenza, di una mattanza che metterebbe a dura prova vegetariani e affini: computer grafica basilare, budget ridotto all’osso e tanta sana cattiveria. Il lato oscuro di Nemo…

Procediamo con ordine e spendiamo qualche buona parola per Rainbow Fireflies di Kōnosuke Uda, regista noto soprattutto per la fluviale serie televisiva One Piece. Ripulito della poco convincente cornice fantasy, il film di Uda è un delicato tuffo nel passato, un ritorno all’infanzia, all’atmosfera sospesa e quasi interminabile che si viveva durante l’estate, alla fine degli anni Settanta (e anche un po’ Ottanta). Insomma, le merendine di quando eravamo bambini non torneranno più… Saltabecchiamo in un istante dai giovani agli anziani tremendi e letali della pellicola spagnola in stop motion O Apóstolo di Fernando Cortizo: una gradevole comedy horror che ci regala itinerari decisamente alternativi al cammino di Santiago di Compostela. Torniamo in Giappone, dal maestro di Gisaburo Sugii: la platea pare non aver digerito The Life of Budori Gusuko, probabilmente per l’inconsueto andamento narrativo, eppure la trasposizione del racconto di Kenji Miyazawa è un gioiellino di tecnica e un sentito manifesto ambientalista.

Rimandandovi alla recensione di Crulic – The Path to Beyond di Anca Damian, saltiamo qualche pellicola live action e arriviamo a uno di quei titoli da recuperare prontamente: Wolf Children, ennesima dimostrazione del talento di Mamoru Hosoda (La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars), raffinato cantore di storie perennemente in bilico tra il fantastico e il sentimentale. Il personaggio di Hana, giovane madre alle prese con due figli/cuccioli, resterà scolpito nella nostra mente. Animazione impeccabile, grande ritmo narrativo e una gestione esemplare dei passaggi drammatici.
Impossibile riassumere in poche righe il caleidoscopico e spassosamente irriverente A Liar’s Autobiography: The Untrue Story of Monty Python’s Graham Chapman 3D. Siamo nelle terre libere dei Monty Python, per giunta in tre dimensioni! È in 3D anche 009 Re: Cyborg di Kenji Kamiyama, ritorno poco convincente degli eroi di Shōtarō Ishinomori. Più della confezione tecnico-artistica (le scelte di character design lasciano un retrogusto un po’ amaro), manca uno script all’altezza delle potenzialità spettacolari e al contempo tragiche di Joe Shimamura e soci.
Ultima citazione per Couleur de peau: Miel di Jung e Laurent Boileau. Filmini familiari, immagini d’archivio, animazione tradizionale e in computer grafica, fiction e documentario si intrecciano per ricostruire l’infanzia e l’adolescenza dello stesso Jung, disegnatore di fumetti di origine coreana adottato nel 1971 da una famiglia belga. Scritto bene, sostenuto da un’animazione accurata, nei limiti di un budget non stratosferico, e indubbiamente sincero. Arriverà nel Bel Paese?

Chiudiamo ricordando i titoli di grande richiamo, dal deludente Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe di Tommy Wirkola all’accoppiata horror Le streghe di Salem di Rob Zombie e La casa di Fede Alvarez. Questi tre film hanno aperto e chiuso il Future, un po’ sulla scia del motto dell’edizione 2013 Tweet the Monster e soprattutto per garantire visibilità a un festival che meriterebbe maggiore attenzione mediatica, più fondi e una sede adeguata.

INFO
Future Film Festival 2013, dal 12 al 17 aprile: il sito ufficiale.
I premi del Future Film Festival 2013.

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