Maruyama, the Middle Schooler

Maruyama, the Middle Schooler

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Maruyama, the Middle Schooler, presentato al Far East Film Festival 2013, è un film che si dilunga forse in maniera eccessiva ma ha il coraggio di osare l’inosabile, a dimostrazione ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, dell’assoluta libertà creativa che è ancora possibile respirare a Tokyo e dintorni, polmone verde di un cinema mondiale sempre più standardizzato, uniforme, omogeneo.

Masturba(c)tion

Maruyama, quattordici anni, vive la sua pubertà con una fantasia irrefrenabile e trasfigura la realtà con l’immaginazione. La sua massima aspirazione è quella di riuscire a praticarsi una fellatio da solo, e a questo scopo dedica i suoi allenamenti quotidiani. Ma nel condominio in cui vive arriva un nuovo inquilino, e nelle vicinanze del comprensorio un uomo viene trovato morto, con un proiettile nella testa… [sinossi]

In occidente non sono in molti, anche tra gli appassionati di cinema giapponese, ad avere dimestichezza con il nome di Kankurō Kudō: i più informati lo ricordano per la sceneggiatura di Zebraman, folle pastiche superomistico affidato alle cure autoriali di Takashi Miike, ma quasi nessuno ha memoria dei suoi due lungometraggi nelle vesti di regista. Kudō ha infatti esordito dietro la macchina da presa nel 2005 con Yaji and Kita: The Midnight Pilgrims, per poi concedere il bis tre anni dopo con Brass Knuckle Boys. Due film che, al di là del mero risultato qualitativo, denotano in maniera netta l’indole artistica del quarantatreenne nativo di Kurihara, dominata da un gusto per l’eccesso e per la deformazione del reale che sfocia in maniera quasi naturale in un universo mitopoietico grondante ultra-pop. Il quadro appena descritto si conferma anche in Maruyama, the Middle Schooler, anteprima mondiale della quindicesima edizione del Far East Film Festival che anticipa di quasi un mese l’uscita nelle sale cinematografiche giapponesi.
La prima riflessione che ha attraversato le menti degli spettatori dell’udinese Teatro Nuovo Giovanni da Udine ha riguardato l’impossibilità che una trama come quella allestita all’occorrenza da Kudo potesse prima o poi trovare un distributore in Italia. Anzi, viene ancora più difficile immaginare che un film come Maruyama, the Middle Schooler possa in un futuro prossimo solleticare le strategie di una casa di produzione nostrana: e non si tratta solo di intuire l’imbarazzo che coglierebbe un qualsiasi produttore italiano di fronte alla sottotrama che vede la sorellina decenne di Maruyama “fidanzarsi” con il vecchio signor Inoue, colto da apparente demenza senile ma in realtà in grado di scatenarsi nel più slabbrato e disarmonico dei rock quando imbraccia una chitarra. Forse persino le malevole insinuazioni di pedofilia cadrebbero di fronte al fuoco di fila con cui Kudō martoria il proprio pubblico: Maruyama, the Middle Schooler inanella un adolescente che ha come unico obiettivo nella vita quello di riuscire a leccarsi la punta del pene, una madre casalinga che vorrebbe sedurre l’elettricista coreano che in passato ha recitato nella sua soap preferita, un padre che parla solo ed esclusivamente di frutta e si masturba guardando porno al computer, la migliore amica della sorellina che flirta contemporaneamente con due coetanei, e un misterioso omicida che fredda senza pietà gli yakuza della zona.

In un vero e proprio bailamme narrativo, Kudo ci infila di tutto, disseminando il suo nuovo parto creativo di irresistibili sconcezze, deliri demenziali, retaggi fumettistici, passioni adolescenziali destinate a essere frustrate – o forse no – e, dulcis in fundo, persino una digressione seria, riguardante il passato tragico del misterioso Shimoi, il nuovo inquilino del condominio in cui alloggia anche la famiglia di Maruyama. A suo modo Kudo firma una sorta di bildungsroman, con il giovane protagonista che si pone ripetutamente l’interrogativo “perché è sbagliato uccidere?”, senza riuscire a trovare una risposta che risulti davvero soddisfacente.
Maruyama, the Middle Schooler è un film che si dilunga forse in maniera eccessiva (nella seconda metà, una volta svelati in maniera compiuta tutti i personaggi, sopraggiungono momenti di stanca in cui la narrazione non procede e i gag non colpiscono sempre il centro del bersaglio), ma ha il coraggio di osare l’inosabile, a dimostrazione ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, dell’assoluta libertà creativa che è ancora possibile respirare a Tokyo e dintorni, polmone verde di un cinema mondiale sempre più standardizzato, uniforme, omogeneo. E se questo non bastasse a convincervi, cosa ne pensate di una squadra di supereroi composta da Mister Fruit, Mama-mango, El Desperado Senil e (ovviamente) il Middle Schooler?

Info
Il trailer di Maruyama, the Middle Schooler.

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