Hates – House at the End of the Street

Hates – House at the End of the Street

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L’esordiente Mark Tonderai si misura con Hates – House at the End of the Street con un thriller psicologico corretto, ma privo di guizzi e decisamente schematico. Con protagonista la promettentissima Jennifer Lawrence.

La casa in fondo alla diritta via era smarrita

Una teenager, Elissa, e la madre divorziata, Sarah, si trasferiscono in un quartiere esclusivo per iniziare una vita migliore. Ma dopo poco vengono a sapere che girano voci sul bosco vicino, dove pare che viva un omicida. Elissa conosce un ragazzo misterioso, unico sopravvissuto a un efferato doppio omicidio avvenuto nella casa accanto: da quel momento in poi i sogni di un futuro più radioso di madre e figlia precipitano vertiginosamente in una spirale da incubo… [sinossi]

Esordio alla regia nel segno del thriller psicologico per il giovane Mark Tonderai con Hates – House at the End of the Street, un titolo che di primo acchito ricorda Wes Craven, regista appunto de L’ultima casa a sinistra. Citiamo Craven anche perché è da considerare un punto di riferimento nell’ambito del thriller/horror con al centro vicende adolescenziali, lo stesso intorno al quale si sviluppa Hates. Il giovane protagonista, Max Theriot, peraltro si era già fatto notare proprio in una delle ultime fatiche del regista di Nightmare, il poco convincente My Soul to Take.
La capacità di descrivere il mondo dei teenager però non appare come la peculiarità di Hates, film che non sembra aver bene interpretato la lezione craveniana su come districarsi tra i cliché, in quanto risulta piuttosto ingabbiato nella ricerca di un disegno originale in un puzzle zeppo di stereotipi. Ovvio che qualunque film che parta da dei genitori uccisi dai propri figli vada incontro a delle strade già battute di cui lo spettatore è consapevole (e complice nel percorso obbligato), ma non sembra vi siano qualità particolari a monte dell’operazione che riescano a renderla neanche un minimo innovativa.

Fatto questo preambolo, il film di Tonderai ha anche il difetto di una progressione lenta e prevedibile della trama, che ha il suo fulcro nel personaggio di Theriot, ragazzo problematico la cui misteriosa identità dà l’anima al thriller. Una ragazza, interpretata da un’altra attrice emergente come Jennifer Lawrence, ne rimane affascinata, ma è un’attrazione intellettuale che non trasporta allo stesso modo lo spettatore in quanto non si riescono a cogliere particolari sfumature nei personaggi: tutti appaiono troppo buoni o troppo cattivi, come lo sono ad esempio i compagni di scuola che si dilettano in stanche quanto immotivate azioni di bullismo nei confronti del protagonista. Al di là di una descrizione poco calzante dei personaggi, il film quando si concentra sulla morbosità e la psicologia deviata del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza riesce a trovare i guizzi migliori, anche se sono di poco conto se paragonati alle devianze viste in tanti altri thriller “consanguinei”, senza scomodare necessariamente Hitchcock o Carpenter.

Nella sua carenza di originalità, Hates – House at the End of the Street non ha niente di particolarmente mal riuscito, nel senso che comunque riesce a intrattenere e incuriosire lo spettatore il minimo per risultare apprezzabile, ed è recitato e girato in maniera dignitosa. È un film che non lascia certamente il segno negli amanti del genere, ma che potrebbe essere invece sufficientemente interessante per uno spettatore neofita, magari coetaneo dei protagonisti.

Info
Il trailer di Hates – House at the End of Street su Youtube.
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