Giovane e bella

Giovane e bella

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Con Giovane e bella François Ozon mette a punto un’altra delle sue macchine oliate, apparentemente perfette, impeccabili. Ma, nella maggior parte dei casi, vuote. Presentato in concorso al Festival di Cannes, nelle sale italiane con Bim Distribuzione.

On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans

Il ritratto di una giovane ragazza di diciassette anni in quattro stagioni e quattro canzoni: la vacanza al mare, il primo amore, i conflitti con la madre, il legame col fratellino, la scuola, la prostituzione… [sinossi]
Nuit de juin ! Dix-sept ans ! – On se laisse griser.
La sève est du champagne et vous monte à la tête…
On divague ; on se sent aux lèvres un baiser
Qui palpite là, comme une petite bête…
Roman – Arthur Rimbaud

François Ozon è un abile intarsiatore. Il suo cinema è perfetto, o poco meno. I film sono meccanismi che scivolano via senza intoppi o cedimenti, accompagnati da scelte musicali pregevoli, evocative. Insomma, tutto al posto giusto, dalla prima all’ultima inquadratura, ma spesso così freddo, calcolato. Quasi inutile.
Giovane e bella è in concorso al Festival di Cannes. È un buon film. Rinfrescante come un bicchier d’acqua, e altrettanto memorabile. Siamo dalle parti di CinquePerDue – Frammenti di vita amorosa: era il 2004 e la kermesse era la Mostra del Cinema di Venezia. Lo sguardo sulla famiglia e sulla sessualità non era diverso, come l’attenta direzione degli attori e tutta una serie di astuzie registiche e narrative, strizzatine d’occhio all’universo cinefilo. Ozon non gira mai brutti film, semmai opere un po’ supponenti e alla lunga indisponenti, come 8 donne e un mistero (2002) o Swimming Pool (2003). Ma è anche il regista di Amanti criminali (1999) e Sotto la sabbia (2000), opere molto più vitali. Insomma, da Ozon, prolifico ex-enfant prodige, è lecito aspettarsi di più, molto di più.

Assoluta protagonista di Giovane e bella, e non indifferente plus valore estetico, è la giovane modella e attrice Marine Vacth, filiforme e (suona come una stridente contraddizione) virginea [1]. La bella e seducente ventitreenne si cala nei panni della diciassettenne Isabelle, aka Lea, con disinvoltura, districandosi nelle sequenze più ostiche, come il confronto madre-figlia o il vis-à-vis con Charlotte Rampling. L’ennesimo volto nuovo del cinema transalpino: Léa Seydoux, Déborah François, Pauline Étienne, Clara Augarde… impossibile tenere il conto.

Forse stanchi di essere sviati dai preziosismi geometrici di Ozon, non riusciamo a gioire più di tanto per la suddivisione in quattro stagioni, dall’estate alla primavera, e per il ricamo metatestuale con On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans di Arthur Rimbaud e con le quattro canzoni di Françoise Hardy: L’amour d’un Garçon, À quoi ça sert, Première rencontre e Je suis moi [2]. Più del lavoro di cesello, ci colpisce in negativo la stereotipata rappresentazione dell’adolescenza, accompagnata da uno sguardo un po’ troppo pruriginoso: si vedano, ad esempio, la sequenza della masturbazione col cuscino e la macrosequenza della festa, con un susseguirsi di cliché sessual-amorosi. E se funzionano visivamente le camminate lungo i corridoi degli alberghi o il montaggio degli studenti che leggono e interpretano Rimbaud, l’architettura di Ozon sembra crollare come un castello di carte nella parte finale, dal ripetersi delle dinamiche col fidanzato all’incontro con la moglie di Georges, l’anziano cliente. Ozon sembra guardare con disinteresse al contesto famigliare e sociale e alla formazione erotica e amorosa della giovane Isabelle, concentrandosi sulla confezione, sulla superficie: il corpo della bella Marine Vacth, la presenza magnetica ma totalmente gratuita della Rampling, i versi, le canzoni e tutto quel che segue. Ancora una volta, il cinema di Ozon è puro calcolo, lontanissimo dalle tempeste ormonali che vorrebbe rappresentare e così pericolosamente vicino alle pagine della rivista per fanciulle Jeune et Jolie.

Note
1.
Nella breve filmografia di Marine Vacth figurano Ma part du gâteau (2011) di Cédric Klapisch, Ce que le jour doit à la nuit (2012) di Alexandre Arcady e il cortometraggio L’homme à la cervelle d’or (2012) di Joan Chemla.
2. Ozon aveva già utilizzato due canzoni di Hardy: Träume in Gocce d’acqua su pietre roventi (2000) e Message personnel in 8 donne e un mistero.
Info
Una clip tratta da Giovane e bella.
Giovane e bella sul canale Film su YouTube.
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