Monsoon Shootout

Monsoon Shootout

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Prodotto da Anurag Kashyap e diretto da Amit Kumar, Monsoon Shootout è un thriller forse eccessivamente prevedibile ma interessante…

Shooting Doors

Mentre la pioggia portata dai monsoni si abbatte su Mumbai, Adi, un giovane poliziotto in missione per la prima volta, deve prendere una decisione che cambierà la sua vita: deve infatti decidere se sparare o meno a un fuggiasco. Ogni decisione possibile lo trascina in una viaggio contro il sistema che esige un compromesso con la sua morale. Ogni scelta ha un prezzo. [sinossi]

Se è vero che la sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes è dedicata, per lo meno in parte, alla produzione cinematografica indiana, è apprezzabile lo sforzo fatto in fase di selezione da parte di Thierry Fremaux e del suo staff per far sì che l’apparentamento tra cinema indiano e Bollywood fosse il meno scontato possibile. Mentre nella Quinzaine des réalisateurs ha trovato ospitalità Anurag Kashyap con il teso e crudele Ugly, e tra le Séances spéciales sarà possibile rintracciare il film quadripartito Bombay Talkies (alla regia, oltre a Kashyap, anche Zoya Akhtar, Dibakar Banerjee e Karan Johar), l’esordio di Amit Kumar Monsoon Shootout è stato il primo dei due spettacoli di mezzanotte a venire presentato alla stampa, in attesa di Blind Detective di Johnnie To.

Visto che il nome di Amit Kumar è praticamente sconosciuto anche agli appassionati di cinema indiano, con all’attivo solo la regia del cortometraggio The Bypass, a giustificare la presenza di Monsoon Shootout in un contesto prestigioso come quello della kermesse transalpina è soprattutto la presenza, tra i produttori, del sempre più indispensabile Anurag Kashyap, vero nume tutelare del cinema popolare a Mumbai e dintorni.E proprio la megalopoli capitale dello stato del Maharashtra funge da scenario per Monsoon Shooting: durante la stagione dei monsoni, con Mumbai investita da una pioggia torrenziale che trasforma le strade in veri e propri fiumi in piena, il neo-poliziotto Adi riceve finalmente il suo primo incarico di servizio, legato ai traffici loschi di una delle bande criminali più pericolose e attive della metropoli. Durante un inseguimento sotto il diluvio, proprio il giovane agente ha l’occasione di fermare uno dei sospetti: gli punta contro la pistola d’ordinanza, ma quando l’uomo decide comunque di tentare la fuga, non ha il coraggio di sparargli. Ma cosa sarebbe successo se gli eventi si fossero svolti diversamente?

Il difetto principale di Monsoon Shootout, quel dettaglio che palesa la sostanziale immaturità di Kumar, percepibile soprattutto in fase di scritura, è quello di apparire come una versione cupa e noir di Sliding Doors: se il riuscire o meno a scendere alla fermata della metropolitana cambiava il corso della vita di Gwyneth Paltrow nel film di Peter Hewitt, ancor più estrema si dimostra la scelta di Adi, costretto in un batter di ciglia a decidere se premere o non premere il grilletto della sua pistola. Se da un punto di vista strettamente produttivo l’escamotage narrativo arriva in soccorso dell’ancora acerbo Amit Kumar, permettendogli in pratica di dirigere tre cortometraggi per poi legarli insieme, lo spunto finisce per impoverire un action noir che avrebbe al contrario potuto dire qualcosa di interessante – se non di nuovo – sulla produzione di genere indiana. A dispetto dei punti deboli in fase di sceneggiatura, Kumar dimostra infatti una notevole dimestichezza nel maneggiare la macchina da presa: si veda in tal senso la sequenza-snodo dell’inseguimento sotto la pioggia. La scelta dei dettagli, l’insistenza con cui viene rimarcato l’ostacolo naturale generato dalle pessime condizioni atmosferiche, l’utilizzo di un fuori campo che appare spesso assai più indispensabile del “visibile”, tutti elementi che concorrono a leggere Monsoon Shootout come una potenziale occasione sprecata.
Sarebbe infatti bastato davvero poco per rendere memorabile un film che si dimostra invece agile, godibile, a tratti anche appassionante, ma nulla di più. Un prodotto di medio cabotaggio al quale manca ancora la personalità necessaria per svettare sul resto dell’industria indiana. Credibile il quasi esordiente Vijay Varma e radiosa la promessa Tannishtha Chatterjee, ma a svettare su tutti è il luciferino Shiva interpretato dall’ottimo Nawazuddin Siddiqui, attore feticcio di Anurag Kashyap.
Info
Monsoon Shootout sul sito del Festival di Cannes.
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