Michael Kohlhaas

Michael Kohlhaas

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Un regista forse sopravvalutato, attori di richiamo, patina intellettuale e autoriale: Michael Kohlhaas è un titolo che probabilmente non meritava di essere selezionato nel concorso principale del Festival di Cannes.

Winter is coming…

XVI secolo. Michael Kohlhaas, facoltoso mercante di cavalli, conduce una vita tranquilla  e felice con la propria famiglia. Vittima di un’ingiustizia, l’onesto e integerrimo Kohlhaas organizza un piccolo esercito e mette in scacco le città vicine per far rispettare i diritti negati… [sinossi]

Durante la visione di Michael Kohlhaas, selezionato in concorso alla sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes, già sorgevano spontanei alcuni dubbi. Il primo, che non riguarda direttamente la pellicola, è legato alla presenza nella selezione competitiva della Croisette: il film di Arnaud Des Pallières, nonostante il cast sulla carta eccellente, ha tutte le caratteristiche del riempitivo, del titolo tappabuchi. Regista transalpino, attori di richiamo, patina intellettuale e autoriale: non è l’unico, purtroppo, in questa Cannes 2013. Sarebbe stato meglio collocarlo fuori concorso, al limite nella sezione Un Certain Regard. Repetita iuvant: tutto il mondo è paese. Il secondo dubbio riguarda proprio il cast. A parte lo statuario e magnetico Mads Mikkelsen, ciambella di salvataggio di un film narrativamente debole, perché gettare al vento il talento e il carisma di Bruno Ganz e Sergi López, impalpabili, e relegare Denis Lavant in un ruolo così risicato? L’amichevole partecipazione non sembra una spiegazione convincente.Il parigino Arnaud Des Pallières, sceneggiatore, regista e montatore, è al suo quarto lungometraggio. Dopo aver esordito nel 1997 con Drancy Avenir, dirige nel 2003 Adieu, mentre nel 2008 lo troviamo alla Mostra del Cinema di Venezia con Parc. Gli studi letterari e l’esperienza teatrale emergono con forza dalle sue pellicole: dopo aver portato sul grande schermo Bullet Park di John Cheever, Des Pallières decide di confrontarsi col racconto morale di Heinrich von Kleist [1]. Un balzo indietro nel tempo che non incide sullo stile patinato della messa in scena che aveva già ingessato Parc, dramma meccanico e sostanzialmente vuoto.

Des Pallières opta per una fotografia limpida, affidata a Adrien Debackere e Jeanne Lapoirie (Un château en Italie, Quartier Lointain, Ricky), che riesce a catturare la ricchezza cromatica dei paesaggi montani, e per una colonna sonora marziale, giusto contraltare ai silenzi e alle attese. Alcune sequenze funzionano: lo splendore boschivo che si trasforma in una sorta di labirintica gabbia durante la corsa della giovane figlia, nonostante il montaggio alternato didascalico della madre insanguinata e morente; il sermone del teologo, più che altro per la presenza di Lavant; la nebbia che avvolge e inghiotte Kohlhaas e la bambina; il primo piano finale di Mads Mikkelsen – qui si vince facile facile, vista la debordante presenza scenica dell’attore danese. Ma nel complesso la mise en scène, fatta soprattutto di campi medi, di porzioni di corpi, di dettagli del castello e dei paesaggi, con pochi primi piani e totali, non sembra all’altezza del testo originale, delle riflessioni storiche e morali, della portata del personaggio. E anche in fase di sceneggiatura, scritta a quattro mani da Des Pallières e Christelle Berthevas, il testo di von Kleist sembra affievolirsi, perdendo pregnanza e significati. Michael Kohlhaas resta sospeso tra le aspirazioni autoriali del (sopravvalutato?) cineasta parigino e la necessità di una maggiore spettacolarità, almeno nell’impianto visivo: è infatti quasi palpabile la mancata monumentalità delle immagini, dei luoghi montani, del castello, degli stessi personaggi. Restano fuori campo la violenza e le battaglie, per dare spazio a troppi silenzi e a un solo incisivo monologo. Svuotato dei propri ideali, del prode e testardo Kohlhaas restano solo le spalle larghe e il volto roccioso di Mikkelsen. Davvero troppo poco.

Note
1.
Alcune delle precedenti trasposizioni: Michael Kohlhaas (1969) di Wolf Vollmar, Michael Kohlhaas – Der Rebell (1969) di Volker Schlöndorff e la versione del 1937 di Max Haufler.
Info
Il trailer di Michael Kohlhaas su Youtube
La pagina Facebook su Michael Kohlhaas
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