On the Job

On the Job

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Matti realizza con On the Job un action di ottima fattura, un noir urbano, costruito con ritmo, suspense e tensione, con scene di sparatorie spettacolari, inseguimenti nel traffico, duelli in metropolitana.

Gabbie di Matti

A Manila due detenuti, Tatang e Daniel, beneficiano segretamente di uscite occasionali dal carcere deliberate da politici corrotti che li assumono come assassini. Francis e Joachim, i due poliziotti che indagano sugli omicidi su commissione, sono ben lontani dall’immaginare che i criminali che stanno ricercando sono già dietro le sbarre… Questi quattro uomini tentano di guadagnarsi la vita a qualunque prezzo per aiutare le proprie famiglie. Si dovranno affrontare, intrappolati in una spirale infernale, una macchinazione politica che trasformerà i loro cari nelle prime vittime collaterali… [sinossi]
Che Erik Matti, regista filippino familiare ai frequentatori del Far East Film Festival, sia ospitato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes è già di per sé un evento che suscita clamore e ironia, pur avendo la nuova gestione della manifestazione aperto al cinema di genere. Che Matti faccia un bel film, scrollandosi di dosso quell’alone trash che lo ha da sempre contraddistinto, con i suoi fantasy di cartapesta, è sicuramente un qualcosa degno di nota. Quasi come se i Vanzina facessero un film a livello di Orson Welles!
On the Job è un thriller costruito su due coppie di protagonisti. Tatang e Daniel sono due finti carcerati in una prigione di Manila. La loro detenzione è in realtà una copertura e un finto alibi: sono dei killer che vengono fatti uscire di nascosto per eliminare personaggi scomodi, avversari politici di un potente senatore, per poi rientrare in galera una volta compiuta la missione. Chi potrebbe mai sospettare di qualcuno che è in carcere? Francis e Joachim sono due giovani poliziotti che investigano sulle uccisioni compiute dai due killer, che si devono scontrare con un sistema che li copre e ostacola le indagini. Quattro personaggi che, pur schierati da parti opposte, sono mossi da bisogni comuni, semplici, quelli di guadagnarsi da vivere e mantenere la famiglia.

C’è del marcio nelle Filippine. Condizioni carcerarie pessime, dove i secondini maltrattano i detenuti e un sistema di corruzione capillare e di collusioni che coinvolgono le forze dell’ordine, per arrivare ai piani alti del potere, ai partiti di governo che vogliono eliminare i concorrenti politici. Matti si rivela incredibilmente pungente nel delineare un quadro torbido, un clima di degrado morale, fino a subodorare un coinvolgimento, nel malaffare, del presidente del paese. Utilizza immagini di repertorio di telegiornali, in bianco e nero, relative a cronache di elezioni nel paese, per sottolineare i riferimenti alla realtà e togliere il film dalla sospensione della pura finzione. E al contempo ricrea l’atmosfera impazzita del clima elettorale, con le vari sistemi di potere, tra cui quello cattolico, in campo ad appoggiare i candidati graditi, e con gli inevitabili brogli all’orizzonte. E, pare, il film è ispirato a fatti realmente accaduti.

Ma On the Job è anche un action di ottima fattura, e un noir urbano, costruito con ritmo, suspense e tensione, con scene di sparatorie spettacolari, inseguimenti nel traffico, duelli in metropolitana, uso sapiente del montaggio alternato, con l’intrecciarsi di vari subplot e introspezione dei personaggi. Teatro delle azioni sono le strade di Manila, gli slum che sembrano usciti da un film di Brillante Mendoza, la prigione claustrofobica e opprimente. Una città dall’atmosfera cupa, a volte ripresa sotto la pioggia. Matti mostra anche un’abilità nella narrazione, nel far dipanare la storia centellinando dettagli narrativi e informazioni allo spettatore. I due killer sono mostrati all’inizio del film nel loro sporco lavoro, un attentato durante un carnevale, poi li si vede cambiarsi d’abito e indossare, sotto i calzoni, delle specie di “sovramutande” di legno. Si scoprirà essere delle protezioni quando, in una scena successiva, rientrati in carcere, verranno frustati sulle terga dai secondini.
Promosso quindi a pieni voti il regista che, consapevole di questo salto di qualità, arriva persino a citare La morte corre sul fiume, nelle lettere tatuate sulle dita di un personaggio (in questo caso a formare l’espressione “tang ina” che vuol dire figlio di puttana). Chapeau, Erik Matti!

INFO
La pagina di On the Job sul sito della Quinzaine.
La pagina facebook di On the Job.
  • on-the-job-2013-erik-matti-01.jpg

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