Niente può fermarci

Niente può fermarci

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Road-movie in fuga, con quattro ragazzi che decidono di eclissarsi dall’esclusiva clinica privata in cui dovrebbero trovare risposta ai rispettivi problemi, Niente può fermarci appare un film d’altri tempi, tardo-craxiano.

Quattro sociopatici in libertà

Quattro ragazzi, un’auto rubata, un viaggio – e un sogno – unico, che li porterà a vivere un’esperienza irripetibile. Il narcolettico Mattia, l’internet-dipendente Augusto, l’ossessivo compulsivo Leonardo e Guglielmo, affetto da sindrome di Tourette, si incontrano a Villa Angelika, dove hanno deciso di ricoverarsi per curare i loro disturbi. Ma l’estate è lunga e si prospetta noiosa in clinica, così i quattro decidono di lasciarsi tutto alle spalle, rubare la macchina del direttore, e partire alla volta di Ibiza… [sinossi]
I was tripping up and down
All around from town to town
Meeting people of every kind
Some were good or some were bad
Some were happy, others sad
Never know who you will find
People from Ibiza
Oh, people from Ibiza
Ibiza Wonderland
People from Ibiza
Oh, people from Ibiza
I’m dancing on the sand
Sandy Marton, People from Ibiza

Tra i tanti problemi che affliggono una commedia stanca come Niente può fermarci di Luigi Cecinelli, il più grave sembra essere quello di uno scollamento irrimediabile tra la sua essenza e lo spazio-tempo nel quale va a collocarsi. Road-movie in fuga, con quattro ragazzi che decidono di eclissarsi dall’esclusiva clinica privata in cui dovrebbero trovare risposta ai rispettivi problemi, il film di Cecinelli avrebbe potuto dire la sua (forse) in un contesto sociale e produttivo diverso, come i craxiani anni Ottanta, per esempio, le cui propaggini si estesero ben oltre il virtuale e propagandistico “cambio di rotta” berlusconiano del decennio successivo.
Sembra davvero un prodotto d’altri tempi, Niente può fermarci, e non solo per la sua struttura narrativa, che rimanda anche a commedie d’oltreoceano del periodo come 4 pazzi in libertà (1989) di Howard Zieff, per non parlare dei nostrani prototipi lavorati da registi e sceneggiatori come Carlo Vanzina, Enrico Oldoini e Neri Parenti: il ritmo, la consistenza delle battute, perfino la società indagata – in maniera del tutto estemporanea e superficiale, ovviamente – appaiono oramai relitti di un’epoca lontana, detriti di un universo in disfacimento che non riesce più a trovare appigli credibili nella contemporaneità.

Al di là di tali speculazioni, che semmai potrebbero trovare conferma o essere smentite solo dopo l’analisi del risultato al botteghino, il film conferma le sensazioni già ricevute dal pessimo Visions, thriller confusionario e pretenzioso con cui Luigi Cecinelli esordì alla regia nel 2009. Non che tra Visions e Niente può fermarci esistano molti punti in comune, in verità (se si esclude la presenza di api e altri insetti volanti e ronzanti che infestavano la prima sequenza del film del 2009 e tornano con una certa insistenza anche durante la visione di Niente può fermarci), ma una volta di più la regia di Cecinelli appare raffazzonata, spesso semplicistica, mai realmente in grado di gestire un contesto narrativo che pretenderebbe – anche a causa dell’inconsistenza della trama – una mano più accorta e sicura.
Si sorride a stento durante la visione di Niente può fermarci, e non per “colpa” dei quattro giovani protagonisti: anzi, Emanuele Propizio, Federico Costantini, Vincenzo Alfieri e il non professionista Guglielmo Amendola (giovane calciatore della Roma Primavera prestato occasionalmente alla causa) cercano in tutti i modi di rendere credibili dei personaggi che, andando oltre alle rispettive patologie, non presentano alcuna stratificazione psicologica.

La fuga dei disturbati Leonardo (un ossessivo-compulsivo con la mania dell’igiene), Augusto (la cui dipendenza da internet gli inibisce qualsiasi relazione “reale”), Guglielmo (costretto a barcamenarsi nelle situazioni più imbarazzanti per via della sindrome di Tourette) e Mattia (un narcolettico) non riesce mai ad acquistare il valore di rifiuto della società in cui sono stati catapultati senza alcuna protezione dai loro genitori: sarà per via della meta prefissata, quell’Ibiza che rappresentò un paio di decenni fa il simbolo stesso della trasgressione blanda ed effimera alle regole precostituite, o per una conclusione che rimette a posto tutti i pezzi in maniera fin troppo programmatica, ma la gabbia in cui Cecinelli ha cercato di incastrare il proprio film finisce inevitabilmente per soffocare qualsiasi indole sovversiva, indispensabile per qualsiasi film comico che si rispetti.
Vengono così sprecate anche le partecipazioni dei vari Paolo Calabresi (comunque il migliore del cast), Massimo Ghini e Gianmarco Tognazzi, oltre che quella di un sempre più svogliato Gérard Depardieu. Ma se l’unico modo per affrancarsi dai propri problemi e imparare ad accettarsi passa attraverso il rito della perdita della verginità, forse davvero c’è poco da pretendere…

Info
Il trailer di Niente può fermarci.
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