Passioni e desideri

Passioni e desideri

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Tratto da una piéce di Arthur Schnitzler, Passioni e desideri di Fernando Meirelles è la conferma dell’afflato umanista del regista e delle sue capacità di messa in scena, anche se l’impostazione globalizzante rischia di svilire la complessa stratificazione psicologica che emergeva dal testo originale.

Giro girotondo, casca il mondo…

Girato tra Vienna, Londra, Parigi, New York, l’Arizona e Rio de Janeiro, il film racconta quanti incontri, opportunità, scelte e decisioni ci si presentano nel corso di una vita… [sinossi]

Anno dopo anno, film dopo film, Fernando Meirelles sta scavando un solco non indifferente nella geografia “umanista” del cinema contemporaneo: esploso come fenomeno internazionale ai tempi dell’ottimo Cidade de Deus – co-diretto insieme a Katia Lund –, il cineasta brasiliano di nascita ma cosmopolita per vocazione e attitudine artistica ha abbandonato i bassifondi di Rio de Janeiro per spostare l’attenzione del proprio sguardo sulle distonie dell’occidente all’apparenza opulento. È così che sono venuti alla luce The Constant Gardener, incentrato sulle colpe ancora vive e pulsanti del colonialismo in Africa, e Blindness – Cecità, riflessione metaforica sulla necessità di pulire il proprio sguardo dalla offuscante patina in cui è sommerso.
City of God, The Constant Gardener, Blindness, tre film tratti da altrettanti romanzi di successo (per la precisione opera rispettivamente di Paulo Lins, John Le Carré e José Saramago), un tratto distintivo essenziale per comprendere anche l’approccio narrativo di Meirelles: anche Passioni e desideri (questo il titolo scelto dalla BIM per la distribuzione italiana in luogo dell’originale 360) è tratto da un’opera letteraria, per l’esattezza Girotondo di Arthur Schnitzler.

La piéce teatrale di Schnitzler, messa in scena per prima volta nel 1900 dopo una tormentata lavorazione di tre anni, rappresenta un punto di snodo indispensabile per comprendere la stratificata complessità della poetica del drammaturgo e scrittore austriaco: dieci personaggi, in grado di inquadrare altrettante classi sociali, diventano l’escamotage necessario per discutere dell’amore. Lo sguardo cinico e disilluso di Schnitzler fa deflagrare una riflessione cupa sull’impossibilità delle relazioni umane, sulla loro fragilità e sull’inconsistenza della morale e della sua strenua difesa. Tutte argomentazioni, queste, che ritornano anche nella trasposizione cinematografica di Meirelles, che aggiorna il testo trascinandolo nella babelica contemporaneità: sfruttando ogni mezzo a disposizione, il regista paulista fa muovere i suoi protagonisti attraverso mezzo mondo, da Londra agli Stati Uniti, da Parigi a Vienna e via discorrendo. In questo modo cerca di tracciare un percorso nell’aridità (ma non solo) delle umane genti, globalizzando la questione e cercando di renderla ancor più universale. Così facendo Meirelles non si rende però conto di disperdere parte del potenziale sociologico e dell’analisi psicologica presente nel testo originale: il suo peregrinare da un universo culturale all’altro, oltre che da una condizione sociale all’altra, increspa inutilmente le acque, creando sovrastrutture non particolarmente essenziali allo svolgimento della trama.

Permane fortunatamente la tipica asciuttezza registica di Meirelles, elemento fondante che permette a Passioni e desideri di schivare con lungimiranza i rischi di retorica grondante e di opulenza espressiva che ingolfano per esempio Babel di Alejandro González Iñárritu, il film cui viene naturalmente più immediato avvicinare Passioni e desideri. Laddove il film di Iñárritu (e più in generale il suo cinema) pecca di una ὕβρις costante che soffoca qualsiasi slancio sinceramente umanista a favore di una fastidiosa esegesi di sé, Passioni e desideri arranca di quando in quando nella superficialità, riuscendo però a uscirne sempre grazie a un afflato sincero e appassionato.

Resta forte l’impressione che Meirelles ami i suoi personaggi molto più di quanto accadesse a Schnitzler, ma si tratta di un peccato veniale. Semmai viene naturale rimpiangere il poco tempo a disposizione che ha parte del ricco cast di mettersi in mostra: attori come Moritz Bleibtreu e Marianne Jean-Baptiste meriterebbero con ogni probabilità un film tutto per loro.
Tra tradimenti, rapporti clandestine, amori consumati e più o meno appassionati, Passioni e desideri riesce nel suo intento primario, quello di avviluppare lo spettatore in una fitta rete di relazioni umane fino a fargli girare la testa dallo spaesamento. E forse più di questo sarebbe anche ingiusto chiedergli…

Info
Il trailer di Passioni e desideri su Youtube.
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