After Earth

After Earth

di

After Earth andrebbe guardato in controluce, nella speranza di rintracciare una poetica messa a dura prova dall’indifferenza del grande pubblico. Ma a forza di guardare e cercare ci si potrebbe ritrovare con un pugno di mosche in mano, accorgendosi che da The Village siamo passati a una sorta di Enemy Mine fuori tempo massimo.

Affari di famiglia

In seguito a un atterraggio di fortuna, Kitai Raige e il padre Cypher si ritrovano sulla Terra mille anni dopo la fuga cui furono costretti gli esseri umani a causa di un cataclisma. Poiché Cypher è seriamente ferito, Kitai deve spingersi in cerca di aiuto, muovendosi in un territorio ormai a lui sconosciuto, fra strane specie animali che ora dominano il pianeta, e minacciato da una inarrestabile creatura aliena fuggita dopo l’atterraggio. Padre e figlio dovranno imparare a collaborare e a fidarsi l’uno dell’altro per riuscire a tornare a casa… [sinossi]

Resta in piedi quasi per miracolo l’ultimo lungometraggio di M. Night Shyamalan, After Earth – Dopo la fine del mondo, opera in equilibrio precario tra gli evidenti passi indietro del fanciullesco L’ultimo dominatore dell’aria, l’esile reminiscenza delle glorie passate e il fagocitante potere della famiglia Smith. A conti fatti e viste le premesse, Shyamalan riesce a salvare il salvabile. Ci si può accontentare?

Il regista di E venne il giorno, ad oggi film spartiacque di una carriera un po’ schizofrenica, sopravvive a una prova non dissimile da quella del giovane protagonista Kitai Raige (Jaden Smith). Una corsa a ostacoli, insidiosi e quasi letali. In primis la soffocante presenza di Will Smith, autore del soggetto e produttore (con la moglie Jada Pinkett Smith). In seconda battuta, Smith senior e Smith junior a far da mattatori, col giochino realtà/finzione del rapporto padre/figlio. Come un fantasma aleggia il ricordo dell’imperdonabile scempio narrativo di Io sono leggenda (2007) di Francis Lawrence, dilaniato da un buonismo religioso e posticcio, con il prode Smith/Neville in versione cristologica, affiancato dalla figlia Willow Smith. Insomma, affari di famiglia, appesantiti dal fardello pseudo-Scientology e da uno script didascalico, lontano anni luce dalla raffinata complessità di Unbreakable e The Village.

Shyamalan e poi Gary Whitta sviluppano il soggetto di Smith, architettando una corsa contro il tempo sci-fi che ha tutti i crismi di un rito iniziatico arcaico. Ed ecco, allora, le verdi valli incontaminate, le foreste monumentali, la moltitudine di bisonti, le bestie feroci e smisurate, la natura madre/matrigna. Come un piccolo Ryu, Kitai corre, salta, soffre e impara, e soprattutto si libera dal controllo paterno, dalla dipendenza. Del cinema di Shyamalan, almeno in questo senso, sembra sopravvivere la riflessione sullo sguardo, sulla visione, sul fuori campo. Il tutto affievolito, soffocato e sopraffatto dalla prevedibilità e linearità di un racconto impregnato di buoni sentimenti, come se la poetica di Shyamalan fosse stata filtrata/frullata da Sette anime o La ricerca della felicità. La paura del’ignoto, la spettralità, la wilderness o la madre-aquila sono metafore un po’ troppo scoperte e inutilmente sottolineate.

Inevitabile box office bomb in patria, After Earth invade le sale del Bel Paese e di mezzo mondo tentando un recupero forse impossibile. Da noi, salvo sorprese, verrà travolto dalla prossima uscita di Into Darkness – Star Trek di J.J. Abrams. Eppure, nonostante tutto, la pellicola di Shyamalan&Smith possiede un’apprezzabile potenza visiva, sostenuta da una computer grafica impeccabile e indubbiamente costosa, e ci immerge in un futuro coerente e credibile, a partire dalle scelte di mecha design. Sorvolando sulle ridondanti metafore materne/paterne (la bolla utero e via discorrendo), sono più che apprezzabili le linee sinuose delle astronavi e degli interni, la semplicità delle attrezzature, l’idea di spazi e strutture a misura d’uomo. E così l’ecologismo un po’ ingenuo di After Earth è riscattato dall’essenzialità di un design ecosostenibile, dalle bizzarre porte a soffietto (altre membrane da superare) al kit di pronto soccorso da giovane esploratore di vecchie/nuove frontiere.

Del cinema di Shyamalan resta però troppo poco, come della sua capacità di lavorare coi generi, di immergere personaggi umanissimi in storie fantastiche, orrorifiche, sovrannaturali. After Earth andrebbe guardato in controluce, nella speranza di rintracciare una poetica messa a dura prova dall’indifferenza del grande pubblico. Ma a forza di guardare e cercare ci si potrebbe ritrovare con un pugno di mosche in mano, accorgendosi che da The Village siamo passati a una sorta di Enemy Mine fuori tempo massimo. Come detto, ci si può accontentare?

Info
La pagina facebook di After Earth.
After Earth sul sito della Sony.
Il trailer italiano di After Earth.
  • after-earth-shyamalan-2013-02.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-03.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-04.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-16.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-14.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-17.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-06.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-09.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-10.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-07.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-08.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-11.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-12.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-05.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-13.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-15.jpg
  • after-earth-shyamalan-2013-01.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    The Visit RecensioneThe Visit

    di Il ritorno di M. Night Shyamalan alle timbriche dei primi film mostra un regista intelligente, acuto, perfettamente in grado di adattare la propria poetica a un budget ridotto.
  • Archivio

    L'ultimo dominatore dell'aria RecensioneL’ultimo dominatore dell’aria

    di Il mondo è inghiottito dalla guerra e nessuno ha il potere di fermare l’inevitabile distruzione. È da un secolo che la Nazione del Fuoco porta avanti la sua campagna mortale per il dominio globale, contro le altre nazioni tribali di Aria, Acqua e Terra...
  • Archivio

    E venne il giorno RecensioneE venne il giorno

    di Con E venne il giorno, M. Night Shyamalan - nel mettere in scena la catastrofe dell'umanità con al centro il simbolo, concreto e allegorico, del vuoto - si conferma come uno degli autori più interessanti del cinema contemporaneo.
  • Notizie

    Shyamalan-SplitMasterclass con M. Night Shyamalan e anteprima di Split

    Giovedì 15 dicembre al Multisala Barberini di Roma, M. Night Shyamalan incontra il pubblico per una masterclass e per la proiezione in anteprima del thriller psicologico Split. L'evento è a ingresso gratuito.
  • Archivio

    split recensioneSplit

    di Secondo film realizzato con la Blumhouse Production, Split è un tesissimo thriller che ci riporta alla poetica originaria di Shyamalan, agli spazi chiusi, alle geometrie della scrittura e della messa in scena, a quel passato che credevamo perduto.
  • Archivio

    The Karate Kid La leggenda continua RecensioneThe Karate Kid: La leggenda continua

    di The Karate Kid: La leggenda continua torna sul classico diretto da John G. Avildsen ma lo sposta in territorio cinese, anche per venire incontro a nuovi amici/nemici, produttivi e geopolitici. Non sempre cogliendo nel segno.
  • Cult

    Unbreakable RecensioneUnbreakable – Il predestinato

    di Il punto di partenza di Unbreakable è lo spirito del fumetto e il punto d'arrivo è la rielaborazione del fumetto stesso, concludendo idealmente un percorso di svecchiamento iniziato negli anni Ottanta da mostri sacri come Miller e Moore.
  • Archivio

    Glass RecensioneGlass

    di Shyamalan porta a termine la sua singolare trilogia sui supereroi: un progetto (ri)nato dalle ceneri dello stesso regista, rinvigorito dal rapporto con la Blumhouse. Doloroso, (anti)spettacolare, complesso e teorico, Glass è un inno al sovrannaturale, alla diversità, alla singolarità.
  • Archivio

    Men in Black 3 RecensioneMen in Black 3

    di Il fiuto produttivo di Spielberg, il talento commerciale di Sonnenfeld, gli effetti speciali di Rick Baker: tutto contribuisce alla riuscita di un prodotto non privo di qualche passaggio a vuoto, ma nel complesso solido e divertente.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento