Into Darkness – Star Trek

Into Darkness – Star Trek

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Il regista/sceneggiatore/produttore newyorkese è un (ri)creatore di mondi a misura di spettatore, nonostante le smisurate dimensioni e la complessità delle immagini. Girato in IMAX, Into Darkness – Star Trek è cinema pensato in grande, bigger than life all’ennesima potenza. È il sogno di un ragazzino con un po’ di pellicola Super 8 e tanta fantasia che prende vita sullo schermo.

Verso l’infinito e oltre

L’Enterprise torna sulla Terra, in seguito a un controverso incidente galattico. L’indomito Capitano Kirk è tuttavia impaziente di tornare fra le stelle per una nuova e più lunga missione di pace ed esplorazione. Le cose però non vanno affatto bene sul Pianeta Terra. Un devastante attacco terrorista ha rivelato una realtà allarmante e la Flotta Stellare ha subìto un attacco dall’interno dalle disastrose conseguenze globali. Il Capitano Kirk e l’Enterprise si lanceranno quindi in una missione incredibile che spazia dal pianeta Klingon alla Baia di San Francisco. Ma il nemico si annida a bordo dell’Enterprise e ha un unico scopo: la distruzione totale. Kirk guiderà i suoi compagni in un ingannevole regno di specchi, penetrando il sottile confine fra alleanza e ostilità, vendetta e giustizia… [sinossi]

Nel 2009 J.J. Abrams e il reboot Star Trek avevano fissato alcuni paletti, segnando (molto) positivamente il rifiorire di un mito televisivo e cinematografico. Lo Spazio, l’ultima frontiera, i viaggi dell’astronave Enterprise, il Capitano James T. Kirk, l’ufficiale scientifico vulcaniano Spock  e tutte le altre intuizioni narrative di Gene Roddenberry si erano scrollate di dosso il glorioso ma pesante fardello del passato, sfuggendo a una cristallizzazione che aveva tarpato le ali ai precedenti tentativi.
Voltata pagina grazie all’intreccio sagace dei piani temporali e all’irrinunciabile sostegno dell’icona Leonard Nimoy/Spock, Abrams e soci hanno continuato la loro opera di slittamento della mitologia startrekiana anche col debordante sequel Into Darkness – Star Trek. Al di là della predominante componente action, in netta controtendenza rispetto alle serie e ai lungometraggi del periodo classico, appare ancor più evidente il significativo avvicinamento all’epica e alla spettacolarità della trilogia originale di George Lucas. Star Trek come Star Wars, un intreccio, quasi una sovrapposizione che sembra scritta nelle stelle: l’enfant prodige J.J. Abrams, cresciuto a pane e Spielberg, era probabilmente l’unico cineasta in grado di rimettere in piedi l’equipaggio dell’Enterprise e sembra l’unica speranza per la nuova trilogia stellare [1]. Omaggiato il padre artistico con Super 8, vero e proprio ritorno alla centralità narrativa degli anni Settanta/Ottanta, Abrams è oramai pronto all’ultimo passo, a quel Star Wars: Episode VII che è in fase di pre-produzione. Abrams è la raison d’être di Episode VII. E non viceversa.

Abrams possiede di Spielberg l’ariosità narrativa, il côté fanciullesco e giocoso, la messa in scena monumentale ma mai prevaricante, paradossalmente quasi invisibile. La complessità dei movimenti di macchina di Into Darkness – Star Trek ci scivola davanti agli occhi, ci avvicina ai singoli personaggi, ci sbalordisce senza annichilirci. Dall’incipit a rotta di collo alla catastrofe escheriana dell’affondamento dell’Enterprise, con tanto di riemersione dalle nuvole che sembra riecheggiare la maestosità della astrovane nipponica Yamato [2], veniamo catapultati nel cuore dell’azione senza perdere mai di vista la centralità dei personaggi, il lato umano. Le performance atletiche di Spock o di Uhura, eroi action a tutto tondo e non solo spalle pensanti dell’aitante Kirk, non offuscano però la meticolosa costruzione dei personaggi: pur coi tempi e gli spazi di un blockbuster adrenalinico, Abrams concede il giusto spazio e la meritata gloria ai vari McCoy, Scotty, Sulu e Chekov, tasselli irrinunciabili dell’Enterprise e pezzi di cuore di milioni di fan.

Into Darkness – Star Trek, come Lost o Super 8, è la via tracciata da Abrams per ricongiungere spettacolarità e narrazione, effetti speciali e personaggi. Abile nel districarsi con il 3D, utilizzato con parsimonia tra profondità di campo e qualche orpello extra schermo, il regista/sceneggiatore/produttore newyorkese è un (ri)creatore di mondi a misura di spettatore, nonostante le smisurate dimensioni e la complessità delle immagini. Girato in IMAX, Into Darkness è cinema pensato in grande, bigger than life all’ennesima potenza. È il sogno di un ragazzino con un po’ di pellicola Super 8 e tanta fantasia che prende vita sullo schermo.
Nell’incipit che ha la potenza di un gran finale e nella storia d’amore tra Uhura e Spock (e tra Kirk e Spock), come nella sovrabbondanza action e nei climax emozionali, si realizza pienamente l’idea di cinema di Abrams, che cala in questo meccanismo perfetto un villain memorabile, cucito addosso alla non comune presenza scenica di Benedict Cumberbatch. È Khan, nemico dai tempi dell’episodio televisivo Spazio profondo (1967) e del lungometraggio cinematografico Star Trek II: L’ira di Khan (1982) [3]. Lo ritroveremo, prima o poi, in qualche missione quinquennale.

Note
1.
No, (non) ce n’è un’altra, caro Yoda.
2. Ancora anni Settanta, ancora quella voglia di raccontare storie e di far vivere i personaggi: era (è) l’astronave ideata e disegnata da Leiji Matsumoto, contraltare nipponico alle sage interstellari a stelle e strisce – dall’esordio televisivo del 1974, Star Blazers (Uchū senkan Yamato), ai tanti lungometraggi cinematografici come Yamato: Il nuovo viaggio (1979) o Yamato, l’ultima battaglia (1983).
3. Nei panni del Khan originale ricordiamo l’elegante Ricardo Montalbán, attore messicano che fece fortuna negli Stati Uniti tra Hollywood, Broadway e piccolo schermo.
Info
Il sito ufficiale di Into Darkness: startrekmovie.com.
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