Monsters & Co. 3D

Dopo dodici anni, quasi un’era geologica per l’animazione in computer grafica, la qualità tecnico-artistica di Monsters & Co è solo lievemente appannata. Resta invece intatto lo stupore per l’immane sforzo grafico per il character design di Sulley. Ma a resistere al logorio del tempo sono e saranno soprattutto il duo comico Sulley&Mike.

Il gigante e la bambina

Mostropoli, una ridente città fabbrica dove risiedono mostri di ogni forma e dimensione. L’adorabile Sulley e il suo migliore amico dalla battuta pronta Mike Wazowski sono il miglior team di spavento alla Monsters & Co., la più grande fabbrica di conversione di urla di terrore. La principale fonte di energia nel mondo dei mostri sono le urla di terrore dei bambini, e alla Monsters & Co. un selezionatissimo team di spavento si occupa di raccogliere questa preziosa risorsa naturale. Convinti che siano tossici, i mostri hanno severamente vietato ai bambini l’accesso a Mostropoli. Ma quando una bambina di nome Boo segue Sulley fin nel suo mondo, la carriera dell’adorabile mostro viene messa in pericolo e la sua vita diventa un caos totale. Così, gli amici Mike e Sulley escogitano un piano per rimediare all’errore e riportare Boo a casa sua. Ma quando il trio si imbatte in una serie di inaspettate complicazioni, si trovano davanti a un mistero nascosto, che va ben oltre la loro più fervida immaginazione… [sinossi]

Ha ancora senso distinguere tra Pixar e Disney? In fin dei conti, John Lasseter è oramai a capo di tutto, la Casa del Topo è morta e risorta (dopo tutta quella pantomima dell’animazione tradizionale e della computer grafica) e il più disneyano dei film Pixar, Ribelle – The Brave, è stato offuscato dal più pixeriano dei lungometraggi Disney, Ralph Spaccatutto.
A rimettere le cose a posto, almeno dal punto di vista storico, ci pensano le (ri)uscite dei classici della Pixar. Dopo aver goduto delle aggiornate versioni tridimensionali di Toy Story, Toy Story 2 e Alla ricerca di Nemo, torna sul grande schermo il delizioso Monsters and Co. di Pete Docter, David Silverman e Lee Unkrich. Riassumendo: correva l’anno 2001, la Pixar aveva già sfornato i primi due Toy Story (1995 e 1999) e A Bug’s Life – Megaminimondo (1998) e la Disney arrancava con Dinosauri (2000), Le follie dell’imperatore (2000) e Atlantis – L’impero perduto (2001). Insomma, il 2001 sanciva l’inevitabile sorpasso, il trionfo di Lasseter e soci e il suicidio artistico e commerciale degli eredi di zio Walt. Torniamo ai classici: mentre vengono riproposte come uscite-evento alcune pellicole d’antan disneyane, come Il libro della giungla o Le avventure di Peter Pan, la Pixar raccoglie i frutti di un rapporto marchio/spettatore che ricorda da vicino i bei tempi andati della Disney.

Aggiungiamo un nome: Hayao Miyazaki. Alla base di Monsters and Co. e dei primi successi della Pixar troviamo l’arte e la poetica del dio degli anime. La reciproca stima Lasseter-Miyazaki è nota, come i rispettivi omaggi [1], e non è difficile scorgere nelle dinamiche tra il mostro gentile Sulley e la bimbetta Boo il profilo pacioso di Totoro. Le storie e i personaggi del colosso statunitense sono un sagace intreccio tra gli anni d’oro della Disney e l’accuratezza, la poesia e il respiro narrativo dello Studio Ghibli: Sulley è senza dubbio un Totoro più commerciale, pronto alla battuta e al siparietto comico, ma capace di commuovere, di essere personaggio a trecentosessanta gradi. Insomma, a tutto tondo.

Dopo dodici anni, quasi un’era geologica per l’animazione in computer grafica, la qualità tecnico-artistica del film di Docter, Silverman e Unkrich è solo lievemente appannata, soprattutto nei fondali e nei dettagli – discorso simile per il primo Toy Story, datato 1995. Resta invece intatto lo stupore per l’immane sforzo grafico per il character design di Sulley, a partire dalla mobilità e definizione della folta pelliccia. Ma a resistere al logorio del tempo sono e saranno soprattutto il duo comico Sulley&Mike, l’intuizione delle urla e delle risate dei bambini, il legame tra Sulley e Boo, la geniale sequenza delle porte. Insomma, personaggi e intuizioni narrative e grafiche che arricchiscono una storia solida, perché alla base del successo della Pixar c’è prima il gusto per la narrazione e poi la qualità dell’animazione.

Note
1.
Ne ricordiamo almeno due: il salvataggio della principessa Dott in Bug’s Life, che cita la sequenza dei flaptor e Sheeta di Laputa, il castello nel cielo, e la lanterna saltellante alla fine de La città incantata, dichiarato riferimento alla lampada della Pixar.
Info
La pagina facebook di Monsters & Co.
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