Questi sono i 40

Questi sono i 40

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Judd Apatow, padre indiscusso della nuova commedia hollywoodiana, porta a termine con Questi sono i 40 una sorta di spin-off di Molto incinta, parlando una volta di più di famiglie in crisi e benessere solo apparente.

Scene da un matrimonio

Dopo anni di matrimonio, Pete vive in casa con la moglie Debbie, e le loro due figlie, Charlotte di otto anni e Sadie di tredici: quando la situazione economica comincia a vacillare a causa delle cattive acque in cui naviga la sua etichetta discografica, Pete e Debbie cercano il modo migliore per sopravvivere e godersi il resto della loro vita… prima che si uccidano a vicenda! [sinossi]
Okay, stop it.
Everybody that you are mentioning
looks like an old woman now.
You’re just mentioning a bunch of Jessica Tandys.
Keith Richards gets away with it,
but that’s because Keith Richards looked 70 when he was 40.
And now that he’s 70 he looks 69.
He’s regenerating.
Chris O’Dowd/Ronnie, dal film
J.J. Abrams sta rovinando la nostra famiglia!
Leslie Mann/Debbie, dal film

All’interno del panorama della commedia contemporanea hollywoodiana è impossibile non trovare un posto d’onore per Judd Apatow, regista, sceneggiatore e produttore che dalla metà degli anni Novanta in poi ha marchiato a fuoco la comicità statunitense, ridefinendo le regole di base e costruendo pezzo dopo pezzo una vera e propria factory della risata. Dai tempi de Il rompiscatole di Ben Stiller – con il quale aveva già lavorato per il televisivo The Ben Stiller Show – Apatow ha operato una palingenesi delle forme della commedia, la più radicale dalla fine degli anni Settanta, quando l’arma del demenziale scardinò con anarchico furore le stagnanti regole auree della Mecca del cinema. Proprio un abuso a tratti quasi stordente del demenziale, unito a un utilizzo sfrenato, continuo e mai fine a se stesso della trivialità è uno dei tratti distintivi dell’Apatow-touch, elementi resi ancor più deflagranti per il loro inserimento all’interno di un contesto all’apparenza piuttosto normalizzato. Quello di Apatow è cinema volgare nel senso etimologico e non dispregiativo del termine, popolare, riconoscibile e di per sé percepibile come “realistico” al di là di ogni possibile lettura ulteriore.
Un tema rintracciabile tanto nelle opere firmate direttamente da Apatow quanto in quelle da lui prodotte (si pensi, tra le tante, a gioiellini degli ultimi anni come Superbad e Adventureland di Greg Mottola e Pineapple Express di David Gordon Green), e che torna in maniera preponderante anche in Questi sono i 40 (This is 40). La quarta sortita dietro la macchina da presa per il cineasta newyorchese si riallaccia in maniera diretta a uno degli apici della sua carriera, quel Molto incinta che nel 2007 certificò – dall’altra parte dell’oceano – il ruolo di star per Seth Rogen, attore lanciato proprio da Apatow ai tempi dello spassoso teen-serial Freaks and Geeks.

Se in Molto incinta si narravano i nove mesi di attesa della coppia mal assortita composta dal nerd dedito allo sballo Seth Rogen e dalla metodica Katherine Heigl, volto televisivo in carriera, Questi sono i 40 concentra l’attenzione sulla sorella di quest’ultima, Debbie, e sul suo matrimonio con il produttore musicale Pete. È dicembre, il mese in cui entrambi varcheranno la fatidica soglia dei quarant’anni: hanno due figlie, l’adolescente Sadie e la piccola Charlotte (interpretate ancora una volta dalle bambine di Apatow, Maude e Iris), e due lavori in proprio che non sembrano propriamente sul punto di decollare. Ma, soprattutto, tengono in piedi il matrimonio con sempre maggiori difficoltà, tra una disputa per i soldi che Pete passa sottobanco al proprio padre nullafacente, e una litigata sui rispettivi gusti musicali.
Questi sono i 40 è un film nevrotico, spesso urlato, perennemente sopra le righe, ma senza che questi dettagli possano mai mettere in discussione la “verità” di ciò che avviene sullo schermo: nel mettere in scena la quotidianità di una relazione in parte inevitabilmente logorata dagli anni e dalle preoccupazioni, Apatow non si lascia andare a una retorica giudicante, non si pone mai al di sopra degli eventi e delle situazioni narrate. Come già avveniva in Molto incinta (ma anche in 40 anni vergine e Funny People) la macchina da presa di Apatow prova una naturale simpatia per i personaggi, li segue con uno sguardo sempre amorevole, racchiudendo in brevi bozzetti la vita quotidiana di una coppia come tante, costretta ad affrontare una crisi economica che è oramai all’ordine del giorno anche dalle parti di Hollywood. E proprio la scelta operata da Apatow nel finale – qui non svelato per ragioni fin troppo ovvie – dovrebbe permettere ai più scettici di cogliere quel senso di mestizia che avvolge tutti i film nati sotto l’egida di questo quarantaseienne tuttofare del cinema.

Anche nella più sguaiata delle sue produzioni non manca un tocco di mestizia, di nostalgico sguardo a un passato – non necessariamente remoto – cullante e sicuro, spazzato però via da un futuro instabile ma mai oscuro: come il vecchio Graham Parker che ha perduto per strada la stragrande maggioranza dei suoi fan e si lamenta della gotta (ma anche come Debaser dei Pixies cantata a squarciagola da Pete in macchina, o i giochi per ragazzini oramai dispersi nel tempo e soppiantati dalla tecnologia) anche il cinema di Apatow vive a cavalcioni della sottile linea che divide il crudele scherzo carnascialesco dalla tenera indulgenza della memoria.
Un percorso cinematografico a suo modo intimo, per affrontare il quale non a caso Apatow ha bisogno di circondarsi degli amici di sempre, fedeli sodali di un uomo che sta cambiando l’idea stessa di commedia, e che continua a centrare il bersaglio. In Questi sono i 40, tra Albert Brooks, una Megan Fox autoironica e la comparsata di Billie Joe Armstrong nella parte di se stesso, è possibile imbattersi in Jason Segel, Annie Mumolo, Charlyne Yi e Melissa McCarthy, volti familiari per chiunque avuto modo di seguire la carriera di Apatow. Anche se la scena è ovviamente tutta per gli splendidi quarantenni Paul Rudd e Leslie Mann, in grado di gestire in maniera perfetta tempi, toni e colori di ogni singola battuta.

Info
Il trailer di Questi sono i 40.
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