Monsters University

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Mike Wazowski e James P. Sullivan sono una coppia inseparabile, e lavorano insieme da anni: ma come si sono conosciuti? Eccoli dunque in scena durante gli anni del college, quando le cose sembravano andare in un’altra direzione… La Pixar, pur senza proporre nulla di particolarmente innovativo, colpisce ancora con il prequel Monsters University, diretto da Dan Scanlon. Un atto d’amore verso due dei personaggi più celebri della casa di produzione di John Lasseter, ma anche verso un genere, il teen-movie, che ha marchiato a fuoco gli anni Ottanta, a Hollywood e dintorni.

La scuola dei “mostri”

Mike Wazowski e James P. Sullivan sono una coppia inseparabile, ma non è sempre stato così. La verità è che fin dal loro primo incontro, questi due mostri scombinati non si sono potuti sopportare. Monsters University racconta come Mike e Sulley, superando le loro differenze, sono diventati amici per la pelle… [sinossi]

Che la Pixar Animation Studios rappresenti, fin dalla sua nascita, la più splendente certezza della produzione animata occidentale, unico esempio in grado di assumersi l’onere di proseguire il discorso intrapreso negli ultimi novant’anni dalla Disney (e la carica assunta in seno alla “Casa del Topo” da John Lasseter lascia pochi dubbi a riguardo), è materia assodata e su cui non vale la pena soffermarsi. Titoli come la trilogia di Toy Story, A Bug’s Life, Monsters & Co., Gli incredibili, WALL-E e Up – solo per fermarsi alle vette artistiche – basterebbero a giustificare anche il più esagerato dei peana. Eppure negli ultimi anni si avvertiva il latente incedere di un calo di creatività, in parte dettato da tempi produttivi assai più ristretti (la Pixar conta sei lungometraggi nei primi dieci anni di vita sul grande schermo, e otto nei seguenti nove anni, con ben quattro film programmati tra qui e il 2016) e in parte da una scelta di soggetti meno riuscita e interessante: opere come il seguito del già deteriore Cars e il grazioso ma squilibrato Ribelle – The Brave aprivano inevitabilmente il fianco a discussioni su uno stato di crisi più o meno evidente della creatura partorita dal genio di Lasseter e dalla lungimiranza di Steve Jobs ed Ed Catmull.

In questo panorama critico l’irruzione di Monsters University, prequel del già citato Monsters & Co., non poteva che apparire come una sentenza piuttosto che come una conferma: incapace di guardare avanti, la Pixar si rifugiava nelle certezze del passato, estraendo dal cilindro i conigli portafortuna a forma di Mike Wazowski e James P. Sullivan, gli strampalati e teneri mostri che lavorano alla Monsters Inc.
In virtù di quanto appena enunciato il risultato raggiunto da Monsters University è quantomai confortante, soprattutto perché dimostra come la Pixar abbia ancora l’intelligenza e la capacità per lavorare sull’immaginario cinematografico senza perdere mai di vista la dimensione popolare del prodotto: dettagli che hanno da sempre permesso interconnessioni e scambi di effusioni tra gli studi californiani di Emeryville e lo Studio Ghibli fondato a Tokyo da Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Toshio Suzuki. Il primo passo evidente compiuto da Monsters University è quello di ragionare sul rimando cinematografico non come strizzatina d’occhio cinefila allo spettatore (abitudine consolidata soprattutto nelle produzioni animate Dreamworks) ma piuttosto come leva principale dell’intero ingranaggio narrativo. Il college-movie, sottogenere tra i più floridi degli anni Ottanta del secolo scorso, il decennio in cui trova nuova forma e stabilità il cinema incentrato sui teenager, non è solo un mcguffin costruito ad hoc per raccontare la nascita di un’amicizia, ma rappresenta l’anima più intima di un film che conferma lo stato di grazia della Pixar per quel che concerne i meccanismi narrativi e la costruzione dei personaggi.

Inguainato come sempre in una cornice visionaria che lascia a bocca aperta, dimostrando una volta di più la superiorità della Pixar rispetto alle altre case di produzione impegnate sull’animazione digitale, Monsters University contiene al proprio interno tutti i precetti principali che da sempre guidano la mano di Lasseter e soci: la riflessione sull’amicizia, la creazione di un microcosmo perfettamente in grado di bastare a sé, la capacità di mantenersi in bilico sul crinale che divide la commedia (anche quella più farsesca) dal sentimentalismo meno ricattatorio.
Ovviamente, dovendo muoversi tra le maglie del college-movie, Monsters University punta spesso su una comicità fisica, sguaiata, ai limiti del demenziale: in tal senso l’operazione condotta dall’esordiente Dan Scanlon, già autore del mockumentary Tracy e al lavoro per la Pixar sui personaggi di Cars, assume un valore non indifferente, portando per la prima volta sullo schermo le pulsioni adolescenziali dell’americano medio – così non era stato per la protagonista di The Brave, anche in virtù dell’ambientazione storica. Giocando con un immaginario che spazia da Animal House a La rivincita dei Nerds (quest’ultimo citato in maniera evidente all’interno del film), Monsters University riesce nel gravoso compito di riportare in scena gli eroi di una delle pellicole di maggior successo della Pixar senza svilirne la mitologia e allo stesso tempo senza reiterare stancamente sul medesimo schema. In attesa di scoprire cosa regaleranno Inside Out, The Good Dinosaur e Finding Dory, sequel di Alla ricerca di Nemo – tutti e tre in lavorazione e previsti sugli schermi tra il 2015 e il 2016 – la crisi creativa della Pixar può essere ancora una volta rimandata a data da destinarsi.

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